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LETTERE 2007
89° ANNIVERSARIO DELLA VITTORIA - FESTA DELLE FORZE ARMATE.
Excalibur ricorda i caduti della Repubblica Sociale Italiana.
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Una rappresentanza del Circolo culturale Excalibur ha partecipato
domenica 4 Novembre alla celebrazione, indetta dall’Amministrazione
comunale di Lonate Pozzolo (Va), per la giornata dedicata alle forze
armate nell'89° anniversario della vittoria.
Alla fine della cerimonia è stata deposto un mazzo di fiori al monumento
ai caduti in omaggio ai soldati italiani di tutte le guerre e di tutti i
fronti.
Un particolare pensiero è andato a quei giovani e giovanissimi, uomini e
donne, che durante la fase conclusiva del secondo conflitto mondiale,
quando l’Italia si spaccò in due, scelsero, in perfetta buona fede e ben
sapendo di andare a perdere, di combattere - in divisa e a volto
scoperto - sotto le insegne della Repubblica Sociale Italiana per
riscattare l’onore d’Italia dopo il tradimento dell’8 settembre 1943.
Anche loro sono caduti per la Patria e non è giusto che l'Italia
ufficiale, nella giornata dedicata alle forze armate, abbia un pensiero
per tutti ma non per loro.
Excalibur li ha voluti ricordare in modo semplice e sincero: con una
bandiera, un fiore ed un presente.
Ufficio stampa Excalibur
Lonate Pozzolo (Va), 4 Novembre 2007
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1943, L'ANNO DELLE ILLUSIONI.
Di Gianfredo Ruggiero
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Il 1943 fu l’anno delle illusioni. Si illusero i congiurati del Gran
Consiglio di salvare il fascismo sacrificando Mussolini; si illusero il
Re e Badoglio di tradire l’alleato senza pagare dazio; si illusero i
ragazzi di Salò di difendere l’onore d’Italia ma finirono col combattere
i propri fratelli; infine i partigiani comunisti che si illusero di
sostituire la dittatura fascista con quella del proletariato e si
ritrovarono a combattere a fianco degli americani.
Tutto ebbe inizio il 25 luglio. Caduta l’ultima illusione di vincere la
guerra, arrestato Mussolini, dissolto il regime, allo sbando l’esercito,
il timone tornò nelle mani del Re il quale, con l’assenso dei partiti
democratici in via di riorganizzazione e l’apporto dei vecchi notabili
nel frattempo riesumati, affidò al Maresciallo Badoglio le sorti del
nostro Paese.
Il nuovo governo si affrettò a rassicurare l’alleato tedesco circa la
fedeltà dell’Italia e nel contempo avviò segreti contatti con gli
angloamericani per passare armi e bagagli dalla parte del nemico, nella
patetica illusione di uscire indenni da una guerra che volgeva al
peggio.
L’8 settembre con i tedeschi in casa e senza preoccuparsi della sorte
che sarebbe toccata ai nostri soldati, fino a quel momento impegnati a
fianco dei tedeschi su tutti i fronti di guerra e su cui si sarebbe
abbattuta l’ira di Hitler, arrivò l’annuncio di Badoglio che chiamò
armistizio quello che in realtà fu tradimento: nel volgere di 24 ore i
camerati divennero nemici e gli invasori alleati.
Questo atto scellerato non mutò le sorti del conflitto, non servì a
lenire le sofferenze della popolazione civile che invece continuò a
lungo a morire sotto i bombardamenti dell’aviazione angloamericana:
servì solo a scatenare la furia vendicativa di Hitler, in quel momento
padrone assoluto del nostro Paese, e a creare le premesse di quella
guerra nella guerra le cui ferite ancora oggi stentano a rimarginarsi.
Solo la nascita della Repubblica Sociale Italiana e la ricostituzione di
un esercito lealista cui aderirono, secondo uno studio di Silvio
Bertoldi (“Soldati a Salò” ed. Rizzoli, Milano 1995) in seicentomila,
frenò i propositi di Hitler che aveva previsto il totale smantellamento
e trasferimento in Germania del nostro apparato industriale, la
deportazione nei campi di lavoro e nelle fabbriche tedesche di tutti gli
uomini che avrebbero rifiutato l’arruolamento nella Wehrmacht e chissà
cos’altro.
Le motivazione che spinsero tanti giovani ad arruolarsi nel neo
costituito esercito fascista repubblicano furono diverse e non sempre
nobili (come spesso accade in questi casi): il rischio di fucilazione
per i renitenti alla leva, l’intento di molti militari deportati nei
campi di concentramento in Germania di tornare in Italia per poi
disertare, la paga e la voglia di protagonismo. Vi aderirono anche fior
di criminali, ma la stragrande maggioranza di essi lo fece per
riscattare l’onore perduto e per sottrarre l’Italia dalla vendetta
hitleriana.
Purtroppo tra i due eserciti, quello tedesco affiancato dalle divisioni
della Repubblica Sociale al nord, e quello anglo americano con le truppe
di Badoglio al sud, si frapposero i partigiani. E fu guerra civile.
Gianfredo Ruggiero, Presidente Excalibur
http://excaliburitalia.spaces.live.com
18/11/2007