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LETTERE 2007
NO GLOBAL? MEGLIO CHIAMARLI NEW GLOBAL
Vicenza, 07 giugno 2007
Come al solito con un copione già visto in occasione degli incontri del G8, sia nei giorni che lo precedono che in quelli in cui si svolge, i cosiddetti antagonisti della mondializzazione danno sfogo alle proprie isterie con la scusa di lottare per un mondo più giusto.
In questi giorni, in quel di Rostock, oltre agli scontri con le forze dell'ordine teutoniche, hanno dato libero sfogo a tristi danneggiamenti di ciò che stava loro intorno che spesso è patrimonio di lavoratori, giovani e pensionati che loro, i new global, dicono di difendere.
Ma chi sono in realtà coloro che fanno massa, urlando e starnazando contro la globalizzazione in ogni angolo della terra, oggi a Rostock, ieri a Seattle, Genova, Praga o nel Quebec canadese?
Tute bianche, tute arcobaleno, arlecchini e tute nere, quest’ultimi meglio conosciuti come Black Block, certamente tutti con spirito ed ideologia anarchica, che senza uno straccio di progetto politico e economico alternativo, si oppongono contro le tristi strategie mondiali dei supercapitalisti e potentati economici.
Pensate che i cosiddetti "no global", si oppongono alle libere circolazioni delle merci, ma sono favorevoli alla libera circolazione degli uomini, più nota come immigrazione, che altro non sono che i nuovi schiavi o la manodopera a basso costo della globalizzazione e del liberismo più sfrenato: spostare masse di persone disperate ed affamate ove ci sia richiesta di operai è sempre stato il gioco dei capitalisti da due secoli a questa parte e visto e considerato che oramai ciò non basta più visto l'incessante e sempre maggiore volume delle merci prodotte, grazie al WTO (l'organizzazione mondiale del commercio) che senza considerare prima i diritti e le tutele dei lavoratori in quei paesi, ha fatto entrare nel commercio mondiale paesi come la Cina e quelli della regione indiana, con il devastante risultato che molte aziende italiane, europee e americane hanno chiuso le fabbriche in loco per aprirle in quei paesi in cui la manodopera è sottopagata cinque volte ed in alcuni casi ove esiste una classe di tecnici molto preparata.
Per mettere in difficoltà questo nefasto "sistema" basterebbe mettere un blocco o un freno serio all'immigrazione, ma ciò, è ben sotto gli occhi di tutti, è molto lontano dalle intenzioni dei politicanti "corretti".
Il WTO ha il potere di commiare multe di centinaia di milioni di dollari a quei paesi che violino le regole del "liberismo obbligatorio": ad esempio contro coloro che attuino i dazi doganali o che in altro modo pratichino il protezionismo a favore delle proprie merci nazionali.
Il liberismo obbliga i mercati nazionali ad accettare "l'invasione" di merce straniere, pena appunto delle sanzioni pesantissime, una scelta voluta dai nostri politici, e quì parlo di molti leader europei e mondiali e non solo di quelli italiani, che anziché prediligere gli interesse del popolo che li ha eletti, fanno il gioco della finanza mondiale, pertanto è molto "conveniente"non opporsi alla globalizzazione se si vogliono evitare sanzioni economiche, restrizioni di credito, limiti all'esportazione (già esigua) di merci, che sommando altro non significherebbe che impoverire ancor di più la nazione.
Vi siete mai domandati come mai a noi popolo, non è stato chiesto se volevamo aderire al WTO o all' Unione Economica Europea?
Vi siete mai chiesti perchè si fanno referendum per problemi 1000 volte meno importanti e mai su tematiche del genere?
A proposito di dazi e protezionismo mi torna in mente qualcosa inerente, vedi le sanzioni degli anni ‘30 ...quando Mussolini PAGÒ la scelta di opporsi al supercapitalismo...
Ma alla fine, codesta "convenienza" la si paga: perchè la sovranità nazionale viene svilita a favore di poteri forti che non sono espressione di nessuna volontà popolare e pertanto non controllabili, perchè il paese perde autosufficienza e diventa dipendente dalle importazioni straniere.
Mi fanno sorridere quando i compagni oggi con 60 anni di ritardo, se ne sono resi conto, perchè a chi ha la memoria corta vorrei ricordare che la lotta contro il mondialismo da SEMPRE, è sempre stata una battaglia nazional popolare, quella che oggi è meglio rappresentata dalla Fiamma Tricolore.
Fare disordine per avere i riflettori puntati, non fa altro che il gioco degli avversari, per questo i potentati economici internazionali, il supercapitalismo apprezza come miglior antagonista i cosiddetti no global, perchè gruppi e masse in disaccordo pure tra di loro, molto spesso incapaci di intendere e di volere.
Ma entrambi, "avversari sulla carta", sono complici con uno scopo finale identico, da cui tutti noi, cittadini italiani ed europei, dobbiamo guardarci: distruggere lo Stato nazionale.
Lo stesso Tony Negri, uno che meritatamente lo inserisco tra i cattivi maestri, nel 2002 scrisse: << I "no global" di piazza, gli zapatisti da spinello e gli squatters dei Centri sociali, non vogliono lo Stato-nazione. Dunque i capitalisti transnazionali e i rivoltosi di Seattle hanno il nemico in comune: lo Stato, detto "nazionale"per suggerire che sia fondato sull'etnicismo, ma che meglio sarebbe chiamarlo col suo nome, Stato di diritto. Il solo spazio dove i consumatori-lavoratori sono cittadini e hanno diritti, anzitutto politici, da esercitare.>>
Complimenti al "professorino"padovano, ex dirigente di Potere Operaio e di Autonomia Operaia, ci ha messo pure lui qualche decennio a capirlo...
Ma Tony Negri per capire certe cose, avrà studiato alla Sorbona di Parigi ? Mah....
Sommando quanto scritto e per concludere, le multinazionali e l'alta finanza sono contro quello spazio "chiuso" e "protezionista"che si chiama nazione, perchè ostacola il profitto; i no global (più appropriato new global) sono contro, perchè nella globalizzazione del Mercato Unico intravedono migliori opportunità per il disordine.
Piero Puschiavo
Coordinatore Regionale del Veneto Fiamma Tricolore Veneto
19/06/2007