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LETTERE 2006
Prigionieri tedeschi in Canada
Yves Bernard e Caroline Bergeron propongono ai lettori in “Trop loin de Berlin; des prisonniers allemands au Canada, 1936-1946 (Sillery, QC, Septentrion, 1995) delle pagine di storia canadese che pochi conoscono:
l’internamento in Canada di un numero di militari tedeschi, catturati in Europa, nel periodo della seconda guerra mondiale.
“Trop loin de Berlin” è un rigoroso studio storico che riesce a ricreare lo spirito dell’epoca dando voce ai protagonisti. È una ricerca, inoltre, innovativa perché basata su documenti i cui contenuti sono presentati al pubblico spesso per la prima volta. Preziosi sono i racconti forniti dagli ex militari tedeschi e dal personale canadese dei campi, ormai in avanti con gli anni. Il libro, anche perché pone al centro le vicende umane dando voce a loro – i prigionieri – riesce avvincente, soddisfacendo molte curiosità.
Durante la guerra, i campi d’internamento in Canada furono 24. In essi trovarono “ospitalità” non solo militari tedeschi, fatti prigionieri sul fronte europeo, ma anche un certo numero di profughi di religione ebraica provenienti soprattutto dalla Gran Bretagna. In diversi campi vennero rinchiusi anche civili tedeschi, italiani, giapponesi, ed altri elementi considerati di dubbia fedeltà. Il libro, però, non tratta degli internati civili.
Le testimonianze dirette degli attori di quel lontano dramma rovesciano talvolta i luoghi comuni, andando contro il manicheismo che si riscontra nella stragrande maggioranza delle rappresentazioni delle vicende della seconda guerra mondiale. La realtà da loro dissepolta risulta talvolta paradossale. Prendiamo il caso del “tedesco” Fred Kaufman che fu “catturato” nel 1939 in Inghilterra. Aveva 16 anni e fu inviato in Canada.
In realtà Fred era un ebreo di Vienna, che la famiglia aveva inviato in Inghilterra per cercare di sottrarlo ai pericoli allora esistenti per gli ebrei, in Austria e in Germania. Oggi Fred Kaufman, dopo una prestigiosa carriera di giudice svolta in Canada, vive a Montréal. Egli ricorda così la sua prigionia: “Le autorità e i guardiani del campo agivano in maniera grossolana con noi. Ci trattavano, infatti, come se fossimo dei soldati nazisti.” Le testimonianze in proposito sono univoche: nazisti o non nazisti, tutti, anche quelli che erano fuggiti via dal regime nazista, erano in Canada “trattati come pericolosi nemici”.
I nazisti, però, non mancavano di certo nei campi. Il dottor Conrad Godin, dentista in uno dei campi, racconta: i prigionieri erano “divisi in due gruppi, alloggiati separatamente. Da un lato gli ebrei di nazionalità tedesca od austriaca, e dall’altra i tedeschi pro-Hitler. Quest’ultimi sono molto disciplinati e nell’insieme molto cortesi con me.”
Il fatto di presentare in questo libro i prigionieri come individui, nella complessa realtà del tempo e non alla luce delle atroci verità conosciute in seguito, impedisce la disumanizzazione dei vinti. E ciò va a onore degli autori.
Non bisogna però dimenticare che allora, in Canada, esisteva lo spettro della “quinta colonna”. Adrien Arcand, in Québec, era un ammiratore di Hitler e di Mussolini. Inoltre, il sindaco di Montréal, Camilien Houde, si era opposto alla coscrizione, insieme con tanti altri. Il sospetto verso gli “stranieri”, veri o presunti, visti come nemici e spie raggiunse in Canada il parossismo.
I prigionieri tedeschi tentavano, talvolta con successo, di evadere. Gli autori consacrano un capitolo intero alle evasioni dai campi. Per mancanza di spazio mi è impossibile enumerare tutti gli aspetti della realtà storica presentati in questo libro, di lettura scorrevole - corredato da numerose fotografie oltre che da tante testimonianze – e nel contempo studio storico rigoroso, basato su una messe di documenti inediti, L’unica preoccupazione degli autori è la verità storica circa i campi d’internamento canadesi. Verità ricoperta da un velo che le autorità canadesi rifiutano – come ci confermano gli autori di “Trop loin de Berlin”
– ancora oggi di sollevare.
Claudio Antonelli
24/01/2007