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LETTERE 2007
Leggo sul "Mattino di Padova" del 14
febbraio la lettera della prof.ssa Maria Teresa Veschioni, "docente di
Storia e Filosofia", sulle foibe.
La signora contesta un precedente intervento di Antonio Ferro, che non
ho letto.
Dal suo scritto si imparano molte notizie interessanti.
La prima è che "Togliatti e il PCI non avevano ruolo nell'Italia del
dopoguerra". E pensare che io credevo che Togliatti, oltre ad aver
determinato la svolta istituzionale che portò alla repubblica, fosse
stato ministro gardasigilli e come tale autore di quell'"amnistia" che
salvò dalle patrie galere, avviandoli invece al laticlavio, delinquenti
comuni come il pluriomicida Moranino. Credevo anche che fosse stato lui,
che si vergognava di essere italiano, che aveva assunto la cittadinanza
sovietica e diceva di sentirsi come tale "di valere diecimila volte più
del migliore cittadino italiano", a proporre lo scambio di Trieste con
Gorizia. .
Dalla lettera della professoressa Veschioni si apprende altresì che
Istria, Fiume e Dalmazia erano "terre incerte", fatalmente quindi
disputate da opposti eserciti durante un guerra. Si pensi che a me
avevano insegnato che erano invece terre da sempre italiane, prima
romane e poi venete, e che la loro cultura, arte e religione fossero
integralmente latine. Chissà se la collega ha mai avuto occasione di
vedere il duomo eufrasiano di Parenzo o l'arena romana di Pola.
Si apprende anche che in guerra i soldati devono essere disposti a
morire: giustisimo, ma erano soldati Norma Cossetto, don Francesco
Bonifacio, don Angelo Tarticchio, Riccardo Gigante, Icilio Bacci,
Giovanni Soglian e le migliaia di altri italiani massacrati solo perché
italiani?
Le notizie-bomba non sono finite. Apprendiamo che l'Italia non sarebbe
stata un paese democratico perché nel parlamento della repubblica sedeva
Giorgio Almirante, e non lo sarebbe nemmeno ora perché vi siederebbe
Alessandra Mussolini (che è invece europarlamentare). Ma Almirante ieri
e la Mussolini oggi non sono stati democraticamente eletti dai
cittadini?
Infine i libri di testo. Ad Antonio Ferro che deplorava la loro matrice
di sinistra la signora risponde sarcasticamente che la destra, se ne è
capace, tiri fuori i suoi intellettuali e scriva i suoi libri. Giusto
anche questo, se non fosse che con insegnanti al novanta per cento di
sinistra ed editori "politicamente corretti" questi libri non verrebbero
mai adottati. Ce n'è uno solo in commercio, riconducibile a idee
genericamente "di destra" (ma molto all'acqua di rose"), per le medie:
"Alle radici del domani" di Roberto De Mattei e Massimo Viglione. E non
dico quello che capitò a me, docente di liceo, quando ebbi la
malaugurata idea di consigliare ai miei studenti di triennio, come testo
integrativo, il bellissimo ma politicamente scorrettissimo "Le radici
del fascismo" di Enzo Erra.
La cosa finì sui giornali.
Franco Damiani
24/02/2007