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LETTERE 2008
“Il male assoluto visto da “FOCUS”, ovvero: “LA STORIA BUFFA”
IL “PENE FREDDO” DI MUSSOLINI
di Filippo Giannini
Attratto dal titolo di “FOCUS STORIA” “Come si viveva ai tempi del
FASCISMO”, ho comprato la rivista, ma sin dalle prime righe ho
capito di aver bruciato 4 Euro.
Nella pag. 3 il direttore Sandro Boeri fra l’altro scrive: <Fare
capire a chi ancora si dichiara fascista, quanto sia soprattutto
ridicolo farlo (…)>.
Proverò a scrivere quanto il signor Boerio sia lontano dalla realtà,
riversando sull’altra sponda il “ridicolo”, cosa non difficile dati
gli argomenti presentati. Nel trattare questo caso, oltre a citare
quanto scritto dai giornalisti di “Focus”, qua e là inserirò nel
testo opinioni di illustri politici, illustri storici, illustri
scienziati, illustri artisti e così via; poche citazioni fra le
mille e mille che, se solo fossero state lette dagli “storici” di
“Focus”, tanti strafalcioni sarebbero stati evitati. Le citazioni di
queste personalità, per differenziarle da testo, saranno evidenziate
in maiuscolo. Ecco la prima:
“MUSSOLINI E’ IL PIU’ GRANDE UOMO DA ME CONOSCIUTO E SENZ’ALTRO FRA
I PIU’ PROFONDAMENTE BUONI: AL RIGUARDO HO TROPPE PROVE PER
DIMOSTRARLO” (Pio XII, 1952).
Prima di iniziare vale la pena di citare una “perla” (pag. 61):
“Uomini che avete il pene freddo (sì, ho scritto “pene freddo”),
nessun timore, la soluzione viene fornita dalla signora Silvia
Bragagia”, che assicura: <Un modello (di mutanda) molto amato da
Mussolini aveva un taschino foderato di pelo di coniglio per
scaldare il pene>. C’è da domandarsi perché certi “storici” non si
forniscono di un cappuccio di “pelo di coniglio” nel quale, estate e
inverno, infilavi la testa.
“OPEREREMO DIMOSTRANDO OBBEDIENZA E FIDUCIA A MUSSOLINI CHE CON
TANTA CONSAPEVOLEZZA DI RESPONSABILITA’ CI GOVERNA E CI GUIDA”
(Mons. Adinolfi, 1935).
Il signor Aldo Carioli inizia la “sua storia” (pag. 6 e seguenti)
con questa domanda: <E’ possibile darne (della storia del Ventennio,
nda) una visione distaccata basata sui fatti e sulle esperienze
degli italiani che vissero quegli anni senza farsi condizionare
dall’ideologia, o peggio cadere (?!) nel revisionismo?>. Ecco
riapparire il mostro, il demone, la parola mefistofelica:
“Revisionismo”. “Revisionismo” è la nonna di cappuccetto rosso che
divora il lupo. La domanda di Carioli è stata posta ad uno storico,
il più avvelenato fra gli antifascisti, addirittura a Vittorio Foa
(alla faccia della “visione distaccata”); e la risposta di Foa non
poteva che essere all’altezza della sua fama: le violenze
squadristiche nere. Certamente Foa “ha dimenticato” le violenze
degli squadristi rossi, messe in atto soprattutto contro i contadini
della bassa padana per mantenere nella zona il predominio delle
cooperative rosse; e questo, diversi mesi prima che nascesse il
movimento fascista. Foa “ha dimenticato” le violenze rosse commesse
a danno dei reduci dalle trincee, che causarono anche morti e
feriti. Parcibal Phillips, corrispondente del “Daily Mail” che visse
molto tempo in Italia scrisse: <Essi (i fascisti) combattevano il
terrore rosso con le stesse armi (…).>. Di non dissimile parere era
lo stesso De Gasperi (“Il Nuovo Trentino” 7 aprile 1931): <Il
fascismo fu sugli inizi un impeto di reazione all’internazionalismo
comunista che negava la libertà della Nazione (…). Noi non
condividiamo il parere di coloro i quali intendono condannare ogni
azione fascista sotto la generica condanna della violenza. Ci sono
delle situazioni in cui la violenza anche se avesse l’apparenza di
aggressione, è in realtà una violenza difensiva, cioè legittima>.
Sempre Foa, che è uno storico e quindi deve sapere di affermare un
falso; ha detto: <Il duce ordinò l’impiccagione pubblica, a Bendasi,
di Omar al-Muktar, solo per mostrare la propria forza>. Il Duce non
ha mai ordinato l’impiccagione di al-Mukhtar, né di altri. Il
fascismo, salito al potere, si trovò in eredità dal precedente
regime anche la Libia fucina di sommosse e barbari massacri. Omar
al-Mukhtar era l’animatore di stragi; egli stesso ammise di aver
ordinato l’uccisione di alcuni prigionieri italiani, fra i quali gli
aviatori Hunerter e Beali e la carneficina di donne e bambini
nell’accampamento dei beduini di Slauta. L’8 novembre 1930 ordinò
l’eccidio di una pattuglia di “Zapié” (carabinieri indigeni) al
comando del brigadiere Stefano Ramorino. Il 12 settembre 1931
al-Mukhtar venne catturato e processato il 15 e condannato alla pena
capitale <non per aver animato la ribellione, ma per aver ordinato,
incoraggiato atrocità contro la stessa popolazione indigena>.
“VARCATO IL BRENNERO, TROVAMMO CHE SE I BAVARESI PIANGEVANO DI
GIOIA, GLI ITALIANI SI PROSTERNAVANO NON DAVANTI AL DUCE FONDATORE
DELL’IMPERO, MA ALL’ANGELO DELLA PACE” (Filippo Anfuso, 1956).
A pag. 8 e 9 un’altra dimostrazione che l’estensore, anche se è in
buona fede, non ha capito nulla della materia che tratta. Infatti ha
scritto: <Per definire il fascismo fu coniato il termine
totalitarismo>. A questa concezione risponde De Felice: <Il Fascismo
fu un regime con tendenze totalitarie, retto in forma autoritaria da
Mussolini, moderato dalla tolleranza e l’intelligenza dell’uomo (…).
Il termine “totalitario” in riferimento al regime fascista non
significa adesione alla teoria del “totalitarismo”, ma deriva
dall’uso dell’applicazione che il fascismo faceva dell’aggettivo
“totalitario”, riferendosi alla propria concezione dello Stato>.
“NON CREDO CHE CI SIANO IN EUROPA UOMINI DI ECCEZIONE COME
MUSSOLINI” (Stanley Baldwinn, Primo Ministro inglese).
Adesso leggiamo una didascalia che meriterebbe di essere inserita
nello stupidario mondiale: <Il palazzo dell’INA all’EUR, decorato
con bassorilievi in stile classico. Nonostante le apparenze, la
struttura è in cemento armato, il marmo fu impiegato solo (?) per
realizzare i rivestimenti interni>. Forse l’Autore sarebbe stato più
contento se le strutture portanti fossero state in marmo e il
cemento usato per i rivestimenti. Questa trovata si allinea a quanto
scrisse Bruno Zevi su “L’Espresso” del 2 settembre 1995 in merito a
l’E.42, cioè l’odierna EUR: <Tutti sanno (?) che questo quartiere ha
determinato lo sfascio (!?) urbanistico della capitale, imponendo
una espansione verso il mare, e quindi favorendo una crescita a
macchia d’olio. I Piani Regolatori successivi, anzitutto quello
magistrale (è pazzia pura, nda) del 1962 segnato dal genio di Luigi
Piccinato, hanno tentato di riassorbire, con l’asse attrezzato e
nuovi centri direzionali, il bubbone EUR>. Balordaggini molto simili
a tante altre, come la seguente: <Il prosciugamento delle paludi
dovute al regime fascista fu un danno ecologico>. Certamente per le
zanzare lo fu.
“MUSSOLINI E’UN SUPERUOMO” (Mahatma Gandhi, 1934).
Leggiamo a pag. 19 <(Nel Ventennio) il w.c. in casa era un miraggio,
figurarsi la vasca da bagno! Si mangiava poco e si soffriva il
freddo>. Infatti il “tiranno”, preso il potere, come primo atto fece
demolire tutti i w.c. e le vasche da bagno che i precedenti governi
avevano fornito in abbondanza alla cittadinanza. E ancora: <Poche
cose erano democratiche, ma fra queste vanno di sicuro annoverati i
geloni>. Fu la prima realizzazione del fascismo: i geloni, prima
sconosciuti, furono imposti per legge.
A pag. 21: <Ma, soprattutto, si volle favorire il riconoscimento
precoce dei malati e il loro ricovero (gratuito) nei sanatori, fatti
costruire apposta>. Però, c’è sempre un però, eccolo: <Come ha
scritto lo storico della medicina Domenico Preti, si trattava spesso
di una vera e propria reclusione>.
“QUANDO NEL 1931 MI RECAI CON LA FAMIGLIA IN ITALIA A PRESENTARE IL
FILM “IL CAMPIONE”, MI PRESENTAI SPESSO IN MAGLIETTA NERA, IN ONORE
E SIMPATIA PER MUSSOLINI! MUSSOLINI GRANDE! ITALIA BELLISSIMA!
ITALIANI SIMPATICISSIMI! EVVIVA ITALIA! EVVIVA MUSSOLINI” (Wallace
Beery, attore, 1933).
Una piccola serie di “acute osservazioni”, senza commento: <La
virilità si misurava dal colore giallo che le sigarette lasciavano
sulle dita>, pag. 21. Invece a pag. 22: <Anche la campagna integrale
dei territori paludosi, lanciata nel ’28, si rivelò soprattutto una
operazione propagandistica>. <(Nei discorsi del Duce) sono evidenti
i simbolismi sessuali (“spade levate” e “fecondazione”) che
confermano i caratteri tipici (e ovviamente virili) del leader>. A
pag. 52: <Il cuoio fu rimpiazzato da un misto di cellulosa e cartoni
compressi. Erano fatti così anche gli scarponi dei soldati che
intrapresero la campagna di Russia. Il risultato fu che si sciolsero
anch’essi come la neve>. A pag. 66: <A partire dal 1928 il regime
istituì la Befana fascista che però, come ricorda un’anziana signora
triestina: “no iera dada a tuti, ma solo alle famiglie bisognose”>.
A pag. 60: <Mussolini ordinò che da giornali e riviste sparissero le
foto di donne troppo magre>. Pag. 96, leggiamo quanto riguarda i
gelati: <Il cremino ai piccoli e la coppa per le signore, cui era
vietato (?) per decoro, il cono da passeggio>. L’autore di queste
note si chiede: “Anche se ero poco più che bambino, in quegli anni,
dove vivevo?”. Indubbiamente questi giornalisti hanno una fantasia
non comune e si infischiano altamente di cadere nel ridicolo:
“d’altra parte i lettori non capiscono niente”. Infatti a pag.52:
<Per risparmiare sul ferro presente nel cemento armato si pensò di
alleggerire le strutture degli edifici utilizzando pietra pomice, al
posto dei mattoni>. Chissà se il “geniaccio” che ha fatto questa
scoperta ha mai sentito parlare di “coibentazione degli edifici”?
A pag. 92 la didascalia riporta: <Le vacanze al mare, nel Ventennio,
erano riservate a pochi fortunati>. E’ necessario che il direttore
della rivista controlli meglio i suoi giornalisti; infatti a pag.
117 arriva una smentita:
<I treni popolari domenicali di sola terza classe, introdotti nel
1931-32 furono un successo. Finalmente gli italiani potevano passare
una giornata al mare o ai monti>.
“L’AMMIRAZIONE DI LENIN PER MUSSOLINI, LA CONVINZIONE LENINISTA CHE
MUSSOLINI FOSSE L’UNICO LEADER RIVOLUZIONARIO ITALIANO DI GRANDE
STATURA E’ FACILMENTE RIDUCIBILE CON LA SCIENZA DEL POI: MUSSOLINI
E’ UNO SCONFITTO E GLI SCONFITTI HANNO SEMPRE TORTO… E’ IL CASO,
INTANTO, OCCUPARSI SERIAMENTE DI MUSSOLINI E DEL MUSSOLINISMO
(insomma per intenderci, non alla “Focus”, nda). LO ODIAVAMO E LO
AMAVAMO A UN TEMPO” (Giorgio Bocca, 1982).
E’ inutile aggiungere che Bocca parlava di sé stesso: il primo
sentimento “l’odio”, come per tanti altri, subentrò quando per il
fascismo le cose cominciarono ad andar male, non davvero per un
onesto ravvedimento politico. Per essere più chiari, un certo
antifascismo emerse solo dopo il 25 luglio 1943, per opportunismo e
non per convinzione.
Tutta la “storia” interpretata da “Focus” è, insomma, una serie di
artifizi da cortile. Si pensi alla trovata che <Mussolini giocava di
nascosto a tennis> e che non aveva <il rovescio perché noi italiani
tireremo sempre dritto>. Pag. 130, un’altra trovata: <Ma quanto
c’era di vero nella tanto sbandierata supremazia tecnica dell’Italia
fascista? “I trasporti nel Ventennio conobbero un progresso
generalizzato”. Ma non fu certo merito della “ferrea volontà del
Duce”. Era l’Europa intera, in quegli anni, a vivere un’epoca di
grandi innovazioni>. Alessandro Mezzano ha osservato: “A parte le
pochezza di una tesi indimostrabile che, come tale evidenzia la
malafede ed il pregiudizio di un tentativo poco intelligente negare
l’evidenza, basterebbe la mole, l’importanza e la brevità dei tempi
occorsi alle riforme per dimostrare che queste sono avvenute non a
caso, ma per la ferma volontà di Benito Mussolini e di tutto il
Fascismo, stante anche la loro perfetta coerenza con la dottrina del
Partito Nazionale Fascista!”.
Si ripete, anche su questo periodico, pag. 118, una mascalzonata:
<Il generale Graziani ricorse anche alle armi chimiche e a Debra
Libanos trucidò 2mila copti. Per l’ONU fu un criminale di guerra>.
Ci siamo già occupati dell’argomento su “StoriaVerità” del marzo
1997. Quando l’Italia affrontò quell’impresa, Francia e Inghilterra
(che l’avevano preparata con una serie di provocazioni, nella
speranza di un clamoroso fallimento, tale da portare al
rovesciamento del Fascismo) profetizzarono che, qualora il nostro
Paese fosse riuscito a vincerla, quella guerra sarebbe durata non
meno di cinque anni e con perdite inimmaginabili. Grande fu lo
scorno della “Perfida Albione” quando quel conflitto si risolse,
invece, per noi vittoriosamente e in una manciata di mesi. Ecco,
allora, la reazione allo scorno: “Hanno vinto perché usarono i gas
asfissianti”.
Per evidenziare quanto la menzogna faccia parte della cosiddetta
storia di oggi, Angelo Del Boca, lo “storico” autore del volume “I
gas di Mussolini”, ha ritenuto di avvalorare la sua tesi scrivendo
(a pag. 45): <Montanelli, ad esempio ha finalmente (?) ammesso
l’impiego dei gas in Etiopia>. Ma Montanelli il 12 gennaio 1996 su
“Il Messaggero” ha affermato: <Se la guerra a cui ho partecipato
corrisponde a questi connotati, vuol dire che io ne ho fatta
un’altra. Che non c’ero. Ma quali gas?>. Alla domanda: <Lei continua
a non credere nei gas?>. Montanelli: <Vorrebbe dire che ero cieco,
sordo, imbecille. No, guardi, di quelle cose non v’era traccia. Una
cosa sono le carte, che possono anche essere scritte per la
circostanza, un’altra le testimonianze vissute>.
E vediamo altre “testimonianze vissute”. Pietro Romano, “Il
Giornale” del 18/2/96: <(…). Posso assicurare che i gas non furono
mai usati>. Il colonnello Giuseppe Spelorzo (“Il Giornale d’Italia”
del 18/3/96): <Ho buona sensazione che altri cretinissimi italiani
ne sappiano molto meno di me. Già, io ho avuto la ventura di
percorrere tutto l’Impero A.O.I., mai sentito parlare di gas>.
Sempre Spelorzo in data 12/6: <I gas! Nessun militare del nostro
esercito era dotato di maschere antigas>. Segue l’interessante
dichiarazione del signor Giovanni De Simone su “Il Giornale
d’Italia” del 23 febbraio 1996: <In A.O.I. non vennero usati i gas.
Facevo parte del “Centro Intercettazioni” di Forte Bracci; un vero
libro aperto per noi in possesso di “decifratori”. Mai rilevato una
parola sui gas>.
Il signor Giulio Del Rosso (“Il Giornale d’Italia” del 29/4/96) dopo
aver scritto di aver preso parte a combattimenti sui vari fronti
etiopici, termina: <Non ho mai sentito la parola “gas”>. Lo stesso
Winston Churchill nella sua “La Seconda Guerra Mondiale”, a pag. 210
esclude l’uso dei gas nei seguenti termini: <I gas asfissianti
sebbene di sicuro effetto contro gli indigeni non avrebbero certo
accresciuto il prestigio al nome dell’Italia nel mondo>. Lo stesso
Dennis Mac Smith, storico scozzese fortemente antifascista, ha
sostenuto che <l’impiego dei gas e la vittoria con atrocità illegali
avrebbero danneggiato il prestigio fascista>.
In occasione del citato articolo su “StoriaVerità”, l’autore, sempre
alla ricerca di testimonianze probanti, contattò il generale Angelo
Bastiani, il quale alla domanda sull’uso dei gas, rispose: <E’ una
vigliaccata, rieccoci con le carognate. Io e i miei indigeni eravamo
le avanguardie di ogni assalto, ci avrebbero almeno date le maschere
antigas. Alla battaglia conclusiva di Mai Ceu, al lago Ashraghi,
partecipò anche il Negus: perché lui che ne avrebbe avuto tutto
l’interesse mai disse che lo combattemmo coi gas?>. Bella domanda!
Perché il Negus che era di casa alla Società delle Nazioni, mai
accusò l’Italia dell’uso dei gas?
Se Sergio De Santis, autore dell’articolo “sull’uso dei gas”, vuole
andare alla ricerca dei “criminali di guerra”, non ha che
l’imbarazzo della scelta: vada ad indagare su tutti i Presidenti
Usa, a partire dalla seconda metà del XIX secolo sino ai giorni
nostri. Ci rassicuri il signor De Santis su alcuni dubbi: la bomba
atomica fu un’arma convenzionale?
Con la stessa tecnica dell’”artata menzogna”, a pag. 40, è scritto:
<Era l’ultima volta che qualcuno criticava l’operato del regime.
Passate le feste, Mussolini gettò la maschera, si assunse la
responsabilità politica della morte di Matteotti e instaurò la
dittatura>. “Artata menzogna” perché si estrapola da un discorso una
proposizione per dimostrare l’opposto di quel che Mussolini
intendeva dire. Infatti sono stati omessi i tanti “se” e gli
“invece” che arricchiscono il discorso del Duce. Mai una volta,
invece, che venga citato il deputato fascista Armando Casalini,
assassinato su un tram dinnanzi agli occhi della figlioletta.
“MUSSOLINI HA COMPIUTO UNA TRASFORMAZIONE CHE RASSOMIGLIA A UN
MIRACOLO. IL GOVERNO DI MUSSOLINI HA PORTATO A TERMINE UN’IMPRESA
APPARENTEMENTE IMPOSSIBILE” (“Daily Mail”, 1932). “GLI STORICI
SCRIVERANNO IL SUO NOME NEL TEMPIO DELLA FAMA”. (“Daily News”,
1926).
A pag. 132 una foto illustra gli effetti di un bombardamento
eseguito dai “liberatori”, ma la didascalia è piuttosto ambigua:
<CONSEGUENZE CHIMICHE. Alcuni pompieri tentano di spegnere le fiamme
del porto di Bari dopo il pesante bombardamento tedesco del 2
dicembre 1943 che sprigionò anche sostanze tossiche>. No, la verità
è completamente diversa da quel che si tenta di far credere: quel
giorno i bombardieri tedeschi colpirono alcune navi angloamericane
ancorate nel porto di Bari. Una di queste trasportava un gas
venefico, probabilmente “iprite”. La nave, centrata da una bomba si
incendiò, e diffuse il gas letale nel centro abitato causando
centinaia di morti. Ancora oggi, non solo vige il massimo silenzio
su quell’episodio, ma sussiste il fondato timore che nel fondo del
mare esistano, attive sostanze chimiche che, quando il contenitore
sarà corroso, potrebbe causare un danno ecologico di dimensioni
catastrofiche.
Quanto sin qui scritto è solo una parte delle falsità e delle
corbellerie contenute nelle 137 pagine del periodico “FOCUS”.
Qualcuno, dopo aver letto queste note potrebbe chiedere il motivo di
tante menzogne e tanto odio contro quel “tiranno e quel regime”. La
risposta potrebbe essere molto semplice: stabilire un serio paragone
fra “quel tiranno e quel regime” e il periodo precedente al 1922 e
quello successivo al 1945, risulterebbe rovinoso per questa
“Repubblica nata dalla Resistenza”.
Proprio in questi giorni si paventa una grave crisi incombente che
investirà il nostro Paese, ecco come il pericolo è stato risolto: il
Parlamento democratico “ ha votato all’UNANIMITA’ e senza astenuti
un aumento di stipendio per i parlamentari pari a circa 1.350 Euro
al mese”. Nell’”infausto Ventennio” deputati e senatori godevano
solo di un gettone di presenza e il “tiranno” rifiutò sempre ogni
ricompensa.
Una ventata di aria pulita la proponiamo con questa citazione:
“MUSSOLINI E’ IL PIU’ NOTEVOLE UOMO VIVENTE: LA SUA FIGURA SI
PROFILA GIGANTESCA FRA I GRANDI UOMINI DELLA STORIA. (Emil Ludwig,
storico, 1940).
Ed ecco come venne giudicato Mussolini da un uomo che “di certe cose
se ne intendeva”: “CON LA MORTE DI MUSSOLINI SCOMPARE UN GRANDE UOMO
POLITICO CUI SI DEVE RIMPROVERARE DI NON AVER MESSO AL MURO I SUOI
AVVERSARI”. (Giuseppe Stalin, 1945).
31/03/2008