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LIBRI 2007
Arthur
Branwen, Ultima Thule. Herman Wirth e Julius Evola, Edizioni
all’insegna del Veltro, Parma 2007, pp. 110, € 13,00
In appendice: C. Mutti, Hyperborea
La teoria del Wirth è da considerarsi come un ardito colpo di mano, il
cui intimo impulso direttivo si rifà ad intuizioni extrascientifiche, le
quali poi cercano di giustificarsi attraverso un laboriosissimo
armamentario filologico, antropo-geologico, mitologico e simbologico.
(…) Ma come il contingente equilibrio e la discontinuità dei blocchi di
ghiaccio in un fiume invernnale non dicono nulla contro la continuità
della corrente che li trasporta, così tutto ciò che di scientificamente
inesatto, di arbitrario, di fantastico e di asistematico si trova
nell’opera del Wirth non deve nascondere la forza del “mito” che anima e
dirige l’insieme, il suo significato più profondo e il suo carattere di
necessità di fronte ai problemi già indicati. (…)
La regione artica sarebbe dunque stata la patria originaria della razza
nordica primordiale. (…) Sopravvenuto il congelamento, la razza
prenordica come unica via di scampo sgombra dai ghiacci avrebbe trovata
quella del Sud, verso l’Atlantico. A questo punto il Wirth accetta
l’ipotesi dell’esistenza dell’Atlantide e ritiene che nell’Atlantide si
sia spostato il centro della civiltà e della razza nordide, per
irradiarsi di là sia ad Oriente, verso le coste europee, sia ad
Occidente, verso le coste americane (…)
Il Wirth ha preteso di ricostruire non solo la storia della razza
nordico-atlantica, ma altresì la sua religione. Sarebbe stata una
religione già superiore, monoteistica, assai distinta dall’animismo e
dal demonismo degli aborigeni negreidi o finno-asiatici, senza dogmi, di
una grande purezza e potenzialmente universale. (…) La religione
primordiale del 15.000 avanti Cristo sarebbe dunque stata solare e
compenetrata dal senso di una legge universale di “eterno ritorno”, di
morte e di rinascita. (…) Così il Wirth parla di un monoteismo nordico
primordiale e di un “cristianesimo nordico cosmico” che risalirebbe
dunque a migliaia di anni avanti Cristo.
Julius Evola
16/12/2007