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STORIA 2006
L’attacco israeliano a Tuwaitah contro il reattore nucleare iracheno - Tammuz-il 7 giugno 1981
Di DAGOBERTO HUS'AYN BELLUCCI -
Direttore Responsabile Agenzia di Stampa "Islam Italia" ;
"La
nostra lotta contro il nemico sionista sarà crudele, accanita e prolungata,
e verrà forse il giorno in cui il nemico sionista potrebbe anche usare la
bomba atomica contro il mondo arabo e la nazione araba. Perciò noi arabi
dovremmo essere decisi in ogni modo e (...) insistere per la creazione di
tutto il necessario per conseguire la vittoria su coloro che presero la
nostra terra sacra nell'amata Palestina."
"Le nazioni amanti della pace dovrebbero aiutare gli arabi ad avere bombe
atomiche per controbilanciare quelle già in possesso di Israele"
Saddam Hussein - dichiarazione all' Iraqi News Agency del 23.06.1981
Il venticinquesimo anniversario della vile aggressione sionista contro il
reattore nucleare Tammuz 1 iracheno è passato sotto silenzio com'era
scontato succedesse.
Nessuno ha interesse a riaprire vecchi strascichi polemici su una delle più
infamanti operazioni militari condotte dall'aviazione israeliana contro la
sovranità nazionale di uno Stato arabo.
Attualmente Saddam Hussein, il rais di Baghdad, si trova dentro un carcere
di massima sicurezza sotto la custodia delle truppe "alleate" , reo di
crimini contro l'umanità è costretto a difendersi - da solo contro i suoi
accusatori - da una serie di accuse che potrebbero portarlo dritto dritto ad
una condanna a morte.
L'Iraq sognato da Saddam non esiste più.
A tre anni dalla seconda guerra mondialista del petrolio , scatenata nella
primavera 2003 dall'Establishment sionista-americano che determina le scelte
di politica estera dell'Amministrazione Bush, niente è rimasto in piedi di
quella costruzione faraonica che ruotava attorno al Partito Ba'ath, al suo
Presidente ( diventato con gli anni una sorta di "padre/padrone" dotato di
potere assoluto e di diritto di vita o di morte per la stragrande
maggioranza dei suoi connazionali ; diritto di cui Saddam - va ricordato -
ha fatto ampiamente uso specialmente contro le minoranze degli sciiti e
quelle dei curdi ) e ai suoi imponenti programmi di modernizzazione
tecnologica, culturale e sociale.
L'Iraq del dopo-Saddam è sotto occupazione da tre anni, dilaniato da una
cruenta guerra interreligiosa scatenata dagli abili alchimisti della
politica internazionale, alimentata dalle strategie del "divide et impera"
elaborate dai Centri di Studi Strategici statunitensi e fomentata dalle
bande mercenarie "jihaidiste" appartenenti a quella galassia del terrore
denominata "Al-Qaeda".
Almeno quarantamila civili iracheni sono morti durante questi ultimi tre
anni e non meno di quindicimila sarebbero i soldati della coalizione
multinazionale (le truppe mercenarie al servizio degli Stati Uniti e del
Sionismo Internazionale) che hanno perso la vita per questa allucinante
operazione di "normalizzazione" dell'Iraq.
L'attacco sionista contro Tuwaitah, località in pieno deserto dove gli
iracheni avevano costruito il loro Centro di Ricerche Nucleari dalla metà
degli anni settanta, è una di quelle pagine 'scomode' e non solo per
"Israele".
E' scomoda per la Francia e anche per l'Italia che aiutarono, per lungo
tempo, i tecnici iracheni per l'allestimento, la costruzione e la messa a
punto della Centrale Nucleare; è scomoda per alcuni personaggi della vita
politica francese (come l'attuale Presidente della Repubblica, il
filo-sionista Jacques Chirac, che nel 74 volerà a Baghdad per incontrarsi
con l'allora vice-presidente Saddam Hussein) ma anche per insospettabili
ambienti della finanza, dell'economia, del commercio europei che - a
quest'enorme affare di migliaia di milioni di dollari - all' "affaire"
Osirak hanno preso parte.
Meglio dunque molto meglio dimenticare tutto.
Lo vorrebbe "Israele" che in quel giugno 81 violerà tutte le leggi
internazionali - com'é , del 'resto', sua "norma" considerando che l'emporio
criminale i sionisti lo hanno edificato violando sistematicamente tutte le
risoluzioni e praticando il terrorismo indiscriminato - per bombardare il
reattore nucleare iracheno e fermare la corsa all'arma nucleare di Saddam
Hussein.
Vediamo allora di ricostruire le diverse fasi che portarono gli israeliani a
bombardare Tuwaitah a cominciare dalla personalità del "rais" iracheno.
Saddam Hussein sembra, a leggere i resoconti delle cronache dei principali
media occidentali, un personaggio uscito da qualche feuiletton
settecentesco; una sorta di pirata della legalità internazionale imposta -
foss'anche manu militari - dall'Occidente al resto del pianeta.
Saddam nasce a Takrit, nell'Iraq settentrionale, nel 1937. Iscritto al
partito socialista nel 55 si metterà in mostra quattro anni più tardi
quando, assieme ad altri compagni, attenterà alla vita dell'allora capo di
Stato, il Gen. Abdul Karim Kassem. L'attentato fallisce e Saddam è costretto
ad una precipitosa fuga che lo porterà dapprima in Siria quindi al Cairo.
Nel 63 è di nuovo in Iraq quando i nazionalisti del Ba'ath riescono a
eliminare Kassem e conquistare - per un breve arco di tempo - il potere.
E' del Luglio 68 la svolta politica che segnerà i destini dell'Iraq: è la
Rivoluzione Nazionale. Il Partito Ba'ath assume i pieni poteri con un colpo
di stato; Saddam due anni più tardi sarà responsabile della Sicurezza
Interna e vice di Hassan al Bakr.
Riordinerà i servizi di sicurezza piazzando suoi fidati nei punti chiave.
Quando nel 79 diventerà Presidente della Repubblica il paese sarà
praticamente un suo dominio sul quale eserciterà un potere praticamente
assoluto.
Saddam Hussein ha un sogno: dare all'Iraq la supremazia del mondo arabo,
incoronarsi leader di tutta la Nazione Araba seguendo le orme di Nasser e -
soprattutto - dimostrare che l'Iraq è il centro geopolitico, economico e
militare degli Arabi.
"Il nostro scopo - dichiarerà - è quello di costituire un Iraq potente,
capace, socialista e farne una base affrancata, in grado di condurre
l'intera nazione araba verso le mete finali: unità araba, liberazione da
Imperialismo e Sionismo, e socialismo."
Saddam ha un programma di modernizzazione che dovrebbe permettere questo
balzo in avanti al suo paese.
Sotto il suo regime sono varati e attuati interessanti progetti per ampliare
i sistemi di irrigazione, ripristina vecchie tecniche di controllo per le
irrigazioni e le inondazioni del Tigri e dell'Eufrate, somme enormi sono
investite per costruire autostrade, ponti, centrali elettriche.
L'Iraq ba'athista avvierà una politica delle infrastrutture che porterà alla
creazione di nuovi campi d'aviazione a Mosul e Busar; verranno ammodernati i
porti di Busar e Umm Qasr. In campo industriale l'Iraq costruirà nuovi
impianti petrolchimici, incrementerà la produzione del greggio - principale
risorsa energetica e fonte di guadagno del paese (quinto produttore al
mondo) - e introdurrà un sistematico e innovativo sistema per lo
sfruttamento del gas naturale.
Nuove industrie (tessili, alimentari, edili, farmaceutiche) sorgeranno come
funghi mentre Baghdad tornerà a splendere come ai tempi dei Califfi. Il
regime ba'athista spenderà molto per la ricerca e per combattere le sacche
di analfabetismo.
La popolazione irachena negli anni settanta vedrà cambiare il volto della
capitale: università , centri studi, fabbriche, giardini e parchi sorgeranno
ovunque.
Questo lavoro di modernizzazione ricorda in una qualche maniera quella
Rivoluzione Bianca avviata dallo shah negli anni sessanta nella vicina
Persia. E anche i metodi utilizzati da Saddam Hussein per mantenere e
consolidare il potere non differiranno troppo da quelli usati dall'ex
sovrano in Iran.
Saddam Hussein vuole il potere assoluto: i partiti dell'opposizione sono
presto sciolti e i loro dirigenti e militanti incarcerati; anche la
resistenza opposta dal partito sciita Da'wa dell'Ayatollah al-Sadr e dai
movimenti di resistenza curdi verrà presto ridimensionata.
Sottolineando a più riprese l'avvenire radioso che avrebbe atteso l'Iraq e
gli sforzi del regime Saddam Hussein ammodernava anche i settori militari
acquistando, fin dalla metà degli anni settanta, caccia sovietici e francesi
(essenzialmente MIG 23 e 25 dall'URSS e Mirage F1 dallan Francia), creando
una squadriglia di elicotteri nuova di zecca ( tutti di fabbricazione
francese: Allouette III, Super Frelon e Gazelle provenienti dalle fabbriche
dell'ebreo Dassoult) e dotando il suo esercito di nuovi tank T 72 e T 62
ribattezzati "Leoni di Babilonia" e di missili Scud (se ne vedrà la 'reale'
efficacia durante la prima guerra mondialista del petrolio del
gennaio/febbraio 1991 quando - in massima parte - questi missili verranno o
intercettati dal sistema antimissilistico americano "Patriot" o cadranno a
vuoto mancando il bersaglio).
Ma è l'arma atomica il sogno proibito del Rais di Baghdad.
Sebbene l'Irak avesse firmato il Trattato di Non Proliferazione Nucleare fin
dal 1968 - uno dei primi paesi a siglarlo - Saddam aveva le idee chiare per
raggiungere ugualmente i suoi obiettivi 'nucleari'.
Contrariamente a quanto faranno altri leader del Terzo Mondo impegnati ad
entrare nel 'club nucleare' (in quei primi anni settanta erano in corsa il
Pakistan di Zulfikar Alì Bhutto ma anche l'India e la Libia) Saddam Hussein
non nasconderà le sue intenzione.
Già nel 75 il Rais di Baghdad parlerà della ricerca di un grande reattore
presumibilmente per uso pacifico come "primo sforzo arabo per un armamento
nucleare". La dichiarazione venne rilasciata alla rivista libanese "Al
Usbua al-Arabi" e non sarà mai ritrattata.
Due anni più tardi la stessa tesi viene sostenuta pubblicamente e con grande
enfasi da uno dei vecchi membri del Consiglio del Comando Rivoluzionario
Iracheno, Naim Haddad, il quale più che chiaramente dichiarerà durante una
conferenza alla stampa estera: "Gli arabi devono avere una bomba atomica. I
paesi del mondo arabo dovrebbero possedere quanto è indispensabile per
difendersi.".
Già dalla metà degli anni sessanta , prima del ritorno del Ba'ath al potere,
il Governo iracheno era riuscito a convincere l'alleato sovietico a
fornirgli alcune attrezzature di ricerca nucleare tra le quali un piccolo
reattore sperimentale da 2 megawatt. Il reattore entrerà in funzione nel
nuovo complesso di ricerche nucleari creato a Tuwaitah , vicino Baghdad, a
cominciare dal gennaio 1968.
Uno dei principali problemi affrontato dal Governo Ba'athista sarà quello di
creare un equipe di tecnici e scienziati efficienti che sapessero
esattamente quello che stavano realizzando, gli obiettivi ai quali mirava
realmente il programma nucleare iracheno e fossero fedeli al regime.
Saddam dovette affidarsi ad alcune prestigiose personalità di origini
sciite: tra questi il dr. Jafar Dhia Jaffari - figlio di un ex Ministro del
periodo monarchico - che aveva studiato in Europa e al quale verrà affidato
l'incarico di capo dell'Istituto di Ricerche Nucleari di Tuwaitah e ,
successivamente, di capo della Sezione di Fisica della Commissione Irachena
per l'Energia Atomica; il dr. Hussein Sharastani, considerato uno dei più
brillanti scienziati iracheni. Aveva studiato ingegneria chimica all'Imperial
College di Londra tra il 62 e il 65 proseguendo gli studi fino alla laurea
all'Università di Toronto in Canada. Nel 69 rientrò in Iraq e ben presto
verrà scelto come consigliere scientifico del Presidente e Direttore della
Ricerca nella stessa Commissione Irachena per l'Energia Atomica.
Vennero anche reclutati scienziati stranieri e nel dicembre 74 l'Iraq sigla
un accordo di massima per la cooperazione economica ed energetica con la
Francia: è in questa occasione che Chirac incontrerà per la prima volta
Saddam Hussein.
I risultati di quella visita furono una serie di contratti per le industrie
francesi (per un valore che sfiorava i 15 miliardi di franchi di allora) in
cambio Parigi si sarebbe interessata di fornire aiuti e assistenza agli
iracheni nel settore dello sviluppo atomico.
Gli iracheni richiesero a Parigi un reattore di uranio naturale da 500
megawatt , raffredato a gas, moderato a grafite , simile a quello in uso
presso le Ff.Aa. francesi che se ne servirono per dotare la loro force de
frappe di un arsenale nucleare indipendente.
Ma all'Eliseo qualcuno evidentemente aveva intuito le reali intenzioni degli
iracheni e l'accordo sfumò.
Le conversazioni su questo delicatissimo punto vennero comunque riprese in
occasione di una visita ufficiale del Rais a Parigi nel settembre 75. Nel
programma dell'incontro vi fu anche la visita al centro di ricerche nucleari
di Cadarache.
Due mesi più tardi, il 18 novembre , veniva firmato a Baghdad un accordo di
collaborazione nucleare franco-iracheno e il 12 agosto 1976 l'Iraq firmava
un contratto per un miliardo di franchi con un consorzio di ditte francesi:
la corsa al nucleare iracheno era cominciata.
Il contratto prevedeva anche la vendita all'Iraq di uno dei reattori
sperimentali più avanzati al mondo, un reattore da piscina da 70 megawatt
termici, simile all'Osiris installato presso il centro di ricerche nucleari
di Saclay in Francia.
Installato a Tuwaitah sarebbe diventato il più grande reattore di ricerca
mai costruito e uno dei più sofisticati al mondo.
Inizialmente ribattezzato dai francesi Os-Irak (ma qualche goliardo lo
definirà invece malignamente come O-Chirac) verrà invece denominato
ufficialmente dagli iracheni Tammuz (Luglio) in onore della rivoluzione che
aveva portato il Ba'ath al potere nel 68.
E i nomi di Tammuz 1 e 2 presto cominciarono a comparire sui documenti
ufficiali francesi.
Come parte dell'accordo i francesi si impegnarono anche ad assicurare un
periodo di perfezionamento e di 'tirocinio' a circa seicento scienziati e
tecnici iracheni.
Tra le società consociate spiccarono i nomi della Technicatrome , ente
statale di proprietà al 90% della CEA e al 10% dell'EdF (Electricité de
France); della Constructions
Navales et Industrielle de la Mèditerranée , impegnata alla costruzione del
cuore dei reattori; della Comsip , nome importante dell'Industria
elettronica e informatica che avrebbe fornito i comandi automatici; della
Société Bouygues al quale spettarono i lavori di costruzione degli edifici
di Tuwaitah; della Saint Gobain Techniques Nouvelles (SGTN) alla quale
invece venne 'delegata' la fornitura della cella radioattiva del laboratorio
utile per analisi, misurazioni e per quantità limitate di combustibile usato
da riutilizzare.
I reattori Tammuz 1 e 2 iracheni potevano arricchire uranio ad un livello
molto alto che sarebbe potuto servire anche a fabbricare un arma nucleare.
A questo punto l'Iraq fece valere i suoi contatti con il CNEN (Comitato
Nazionale per l'Energia Nucleare) italiano. Nel 75 il Cnen venne
interpellato dagli iracheni per sapere se fosse in grado di soddisfare le
loro richieste ovvero rifornire di laboratori e officine l'impianto di
Tuwaitah.
Il CNEN interessò la SNIA Viscosa che, nella primavera 76, firmò i
laboratori richiesti. Anche gli italiani entravano nell' "affaire" Tuwaitah.
Secondo quanto dichiarato dai dirigenti della SNIA il lavoro venne
completato in due anni anche se le celle radioattive non si è mai saputo se
siano entrate o meno in funzione.
"Colpa degli iracheni - dichiarerà il dr. Achille Albonetti , direttore
delle relazioni estere del CNEN - "Ogni qualvolta toccano qualcosa finiscono
col romperla. Noi dobbiamo provvedere alla manutenzione da duemila
chilometri di distanza. E' il deserto, in senso letterale e di standard."
Ancora nel 76 gli iracheni richiesero alla SNIA altri quattro laboratori da
utilizzare per altri settori del ciclo di combustione. A questo secondo
contratto la SNIA fece partecipare anche la Ansaldo Meccanica Nucleare che
forniva i macchinari, i circuiti e le attrezzature per la prova dei
materiali.
Questi laboratori dovevano essere completati per la fine 1980 o inizi del
1981 ma lo scoppio della Guerra tra Iraq e Iran impose una sospensione dei
lavori.
E sarà proprio il conflitto Iraq-Iran a portare, una prima volta, alla luce
il traffico nucleare iracheno ed il nome di questa località sperduta nel
deserto: Tuwaitah.
Il nono giorno di guerra, il 30 settembre 1980, due cacciabombardieri
Phantom di nazionalità mai riconosciuta puntarono dritti contro la centrale
atomica di Tuwaitah.
Sganciarono alcuni razzi sulla cupola. I danni - secondo quanto riferito
dall'Agenzia ufficiale di stampa irachena - erano stati lievi. La rivista
francese "L'Express" affermava che era stata colpita solo la base della
cupola del reattore danneggiando l'intera costruzione. Il programma nucleare
iracheno - secondo il periodico francese - avrebbe certamente subito forti
ritardi.
Al momento del raid aereo anche alcuni tecnici francesi stavano ultimando la
costruzione del nuovo Tammuz 1 .
"L'Express" sottolineava che a colpire la centrale non erano stati gli
iraniani bensì gli israeliani. Secondo quanto riportava la rivista francese
l'aviazione sionista era entrata in azione con un espediente: tolte le
stelle di Davide i Phantom F4E si erano lanciati verso Est sorvolando a
bassa quota Giordania e Siria per non essere intercettati dai radar nemici.
Questa versione venne immediatamente confermata dal Ministro della Difesa
iracheno, Adnan Kherallah , che accusava "l'entità sionista" di questo
"affronto". Fin dall'estate precedente "Israele" non aveva nascosto le sue
intenzioni di colpire il programma nucleare iracheno e la rivista "Libèration"
- vicina alla sinistra francese - sosteneva che alti ufficiali americani del
Pentagono avessero previsto , immediatamente dopo lo scoppio delle ostilità
tra Iraq ba'athista e Iran khomeinista, possibili "attacchi pirata".
"Israele" non aveva fatto niente per aizzare gli iraniani contro Tuwaitah.
Infine il Presidente iraniano Abolhassan Bani-Sadr - allora comandante in
capo delle Ff.Aa. iraniane - ammetterà che i Phantom erano iraniani e della
questione delle responsabilità non se ne sarebbe mai più parlato.
Questo bombardamento avrebbe comunque ritardato di almeno un paio di anni l'
"opzione nucleare" dell'Iraq.
Ma evidentemente ciò non bastava ai sionisti. La domenica del 7 Gennaio 1981
gli F-16 israeliani mandavano in fumo il lavoro di sei anni distruggendo
irrimediabilmente il reattore Os-Irak o Tammuz.
Il premier sionista, il criminale Menachem Beghin, dichiarerà uficialmente -
durante la conferenza stampa tenuta a Gerusalemme quarant'otto dopo il raid
decisivo su Tuwaitah - che "Due, tre anni, al massimo quattro e Saddam
Hussein avrebbe prodotto le sue tre, quattro o cinque bombe. Che cosa
avremmo dovuto o potuto fare di fronte a un tale pericolo diretto , attuale
e orribile? Nulla. Allora questo paese e questo popolo sarebbero stati
cancellati. Dopo l'olocausto hitleriano , un altro olocausto sarebbe
avvenuto nella storia ebraica. Mai più ripeto, mai più!".
La solita 'zolfa' sull'Olocausto non convinse le cancellerie europee ma -
considerando che Italia e Francia erano coinvolte nell' "affaire" - pochi si
azzardarono a protestare contro l'entità sionista (che , peraltro, era fin
dal 68 una potenza nucleare dotata di non meno di 200 testate atomiche).
"Saddam Hussein dominatore dell'Irak , che ha ucciso con le proprie mani i
suoi migliori amici per diventare unico padrone del paese, aveva un
ambizione - dichiarerà Beghin davanti alle tv di mezzo mondo - Voleva
realizzare armi nucleari o per mettere in ginocchio Israele a favore del
mondo arabo , o per distruggere la sua popolazione maschile, le sue
infrastrutture e la gran parte dell'esercito. In altre parole voleva
distruggere il nostro popolo."
Continuando con una retorica degna del miglior penalista di 'razza' Menachem
Beghin lanciava accuse ai paesi europei coinvolti nell' "affaire" : "E'
vergognoso che due paesi europei , antichi, civilizzati, che videro anche
con i propri occhi quello che accadde al popolo ebraico (...) abbiano
collaborato affinchè un sanguinario arcinemico dello Stato israeliano
realizzasse armi di distruzione di massa."
E le cancellerie europee , irretite dal ricatto dell' "antisemitismo", dal
'ricordo' imposto della menzogna olocaustica e del 'popolo eletto' e
"martire" restarono mute e subirono la rampogna del criminale Beghin.
La distruzione di Tuwaitah segnò la fine dei sogni nucleari iracheni. Fu ,
soprattutto, la dimostrazione dell'infamia e della viltà di un regime
criminale che non ha esitato un attimo a spoliare delle proprie terre il
popolo palestinese; che non ha remore di sorta quando si tratta di colpire i
nemici cercando di umiliarne l'orgoglio e distruggerne la resistenza.
Un entità criminale che - nella sua infame storia - ha consumato decine di
massacri nel più totale silenzio; nella cieca indifferenza complice
dell'Europa che non ha il coraggio nè la forza (e tantomeno la volontà) di
"giudicare" "Israele".
Tuwaitah , venticinque anni dopo un nome da non dimenticare.
E' l'Infamia di Israele ; l'infamia di un entità criminale e parassita che
continua il suo 'accampamento' terroristico nella Palestina occupata.
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Nella foto: Monachem Begin, allora primo ministro, che ordinò l'attacco alla centrale irachena
04/08/2006