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STORIA 2006
QUANDO TOGLIATTI DENUNCIO’ IL QUESTORE
Reggio Emilia, maggio 1946
Il segretario comunista si rivolse al ministro degli interni Romita, per bloccare le indagini sui fascisti uccisi dai partigiani comunisti. Una lettera rivelatrice lo accusa: “Ti prego d’interessarti…”
Di EMILIO CAVATERRA
“Caro Romita”: così cominciava la lettera che l’allora segretario generale del Partito Comunista Italiano, Palmiro Togliatti, fece spedire il 2 maggio del 1946 al ministro dell’Interno, il socialista Romita, appunto. Nessuno ne ha mai parlato; noi abbiamo rinvenuto l’eccezionale autografo tra le carte dell’Archivio Centrale dello Stato e lo pubblichiamo integralmente, non senza avvertire che si trattava di una vera e propria “denuncia” fatta a carico del Questore di Reggio Emilia, Oreste Mazza, “colpevole” agli occhi del “Migliore”, di voler applicare la legge in un periodo di tranquilla illegalità, specialmente “politica” seppure e faziosamente in senso lato. Insomma, correvano i tempi delle esecuzioni sommarie di “fascisti o presunti tali” e la paura ristagnava un poco dappertutto, in specie nel così detto “triangolo della morte” che comprendeva, guarda caso, anche Reggio Emilia. Tanto più incomprensibile per chi quelle “radiose giornate” aveva esaltato, il comportamento di un “servitore dello Stato” che andava controcorrente rispetto alla, chiamiamola così, “moda” imperante a metà degli anni quaranta, cioè nel periodo ancora agitato del “vento del Nord” in cui quel Questore si trovava ad operare per il ripristino, appunto, della legalità “tout court”.
La legge del taglione
Ma vediamo come Palmiro Togliatti rivolse il suo “j’accuse” al Questore Mazza tramite il ministro Romita. Dopo quel “caro”, dunque, arrivò la soave “mazzata” tanto più singolare in quanto inferta da un ministro, nientemeno che Guardasigilli, il quale lamentava “l’opera, a quanto sembra non certo ispirata da principi democratici, del Questore di Reggio Emilia, Mazza Oreste”. Di quali colpe s’era macchiato costui? Ecco: fin dal gennaio di quell’anno, allorché aveva preso la direzione della Questura, il funzionario statale “avrebbe sistematicamente lavorato per ottenere il licenziamento o il trasferimento di quegli agenti, o graduati di P.S. che provenivano dal movimento partigiano o che comunque dimostrarono di essere democratici ed antifascisti. E’ di questi giorni il trasferimento degli agenti Mengoli Emo e Manganelli Dino, rispettivamente a Imperia e a Bologna”, precisava Togliatti, tanto per far nomi. Ma non erano soltanto queste, le “colpe” del nuovo Questore reggiano (e qui casca l’asino): c’era di ben altro e politicamente o meglio praticamente rilevante, che la dice lunga sui reali motivi che erano alla base della richiesta togliattiana di togliere di mezzo l’incauto.
L’allora segretario del PCI sosteneva infatti che a quel tipo di “attività”, assai disdicevole ai suoi occhi, di Oreste Mazza, “farebbe riscontro l’apertura di tutta una serie di indagini per uccisioni di fascisti avvenute durante la lotta di liberazione nazionale e quindi seguite dall’arresto dei migliori partigiani della provincia”. Conclusione tipicamente togliattiana: “Tutto ciò c rea naturalmente un forte malcontento nei numerosi partigiani di Reggio Emilia ed in larghi strati di quella popolazione che tanto ha contribuito alla lotta contro il fascismo”. Odor di ricatto? Chissà. Comunque, l’epistola si chiude con un “cordialmente” preceduto dal rituale “ti prego di interessarti della cosa”, ovvero della defenestrazione del Questore che, “incredibile dictu”, pretendeva di applicare la legge in una terra che, almeno in quel torno di tempo, di legge non ne voleva sentire parlare, eccezion fatta per quella del taglione. C’è voluta, tre anni fa, la confessione pubblica di uno dei capi partigiani comunisti del Reggiano, Molinari (proclamò in pubblico, dopo la scoperta dell’ennesima fossa comune in cui giacevano i resti di decine di morti ammazzati dai suoi compagni: “Chi sa, parli!”; ma nessuno parlò nemmeno allora), per ripristinare le cose secondo verità. Ma troppo tardi per il malcapitato Mazza Oreste, onesto servitore di uno Stato che faceva acqua da tutte le parti. L’avranno “sbattuto in Sardegna?”. Chissà.
09/10/2006