STORIA 2006

La presa di Eben Emael

Daniele Scalea

E’ questa una pagina di storia militare poco nota, ma giacché essa dà esempio di sagacia tattica ed audacia, potrà risultare interessante ai lettori il rievocarla.
Siamo nel maggio 1940: la Germania di Hitler si prepara a sferrare l’offensiva risolutiva contro la Francia, e per farlo, in omaggio al geniale “piano Hitler” (in realtà opera di Von Manstein), è necessario invadere anche l’Olanda ed il Belgio. Il giorno 10 scatta l’attacco contro i Paesi Bassi: mentre in una notte la Luftwaffe annienta l’aviazione olandese ancora a terra, gruppi di paracadutisti sono lanciati in profondità nel territorio nemico per prendere possesso di aeroporti e ponti, così da isolare l’armata olandese alla mercé del gruppo d’armate “B” della Wermacht. L’avanzata è travolgente ed il giorno 15 l’esercito olandese cessa le ostilità.
Davanti ai Tedeschi, però, si staglia ora un compito più arduo: il Belgio è protetto, sul lato settentrionale (dunque verso l’Olanda), dalla fortissima posizione difensiva del Canale Alberto, che collega la Mosa alla Schelda. Uno dei cardini di tale linea difensiva è il forte di Eben Emael, edificato poco a nord di Liegi, in posizione adatta a dominare le strade che da Maastricht (città olandese sul confine belga, posta non lontana dal punto in cui il Canale Alberto esce dalla Mosa) portano verso occidente, cioè verso il cuore del Belgio. Si tratta dunque d’un importante ostacolo per l’avanzata germanica. Eben Emael, costruito tra il 1932 ed il 1935, è considerata l’opera difensiva più fortificata al mondo: di forma poligonale, s’estende per 700 metri da est a ovest e per 900 da nord a sud, protetto da una scarpata alta, in alcuni punti, anche 40 metri e da mura di 4 metri. I vari cannoni, torrette e mitragliatrici sono collegate da chilometri di cunicoli sotterranei con un solo ingresso, situato nel fortino numero 17. La guarnigione, forte di 1200 uomini, dispone inoltre di moderni alloggi, strutture sanitarie, impianti di ventilazione a prova di gas tossici, apparecchi radio e scorte in viveri e munizioni sufficienti per resistere dei mesi. Si può immaginare come la presa di tale postazioni avesse assillato gli alti comandi tedeschi. Alla fine, l’idea giusta era venuta a Adolf Hitler in persona, che aveva avuto la meglio sullo scetticismo del comandante della VI Armata (quella preposta all’invasione del Belgio), il generale von Reichenau, e del capo di stato maggiore generale di quest’ultimo, il ben noto generale von Paulus. I protagonisti saranno i parà, lanciati sugli obiettivi (cioè il forte ed i ponti sul Canale) muniti di alianti, in grado di percorrere 25 km silenziosamente e, grazie all’addestramento dei piloti, a planare precisamente sugli obiettivi nonostante la semioscurità in cui, gioco-forza, si svolgono le operazioni.
Alle ore 4:30 del 10 maggio, in concomitanza con l’ingresso delle forze di terra sul suolo nemico, i parà ed i loro alianti cominciano il viaggio sui velivoli d’appoggio, incaricati di portarli in prossimità degli obiettivi. Il tenente Witzig, al comando d’appena 78 uomini (armati di tutto punto, anche con lanciafiamme ed esplosivi a volontà), è incaricato della conquista del forte. Degli 11 alianti, 9 giungono a destinazione: gli altri due erano stati bloccati da problemi tecnici e non colpiti dalla contraerea nemica, parte della quale, tra l’altro, era stata sviata dal lancio di fantocci nel Canale effettuato come diversivo dalla Luftwaffe.
Malauguratamente, però, uno dei due alianti bloccati subito dopo il lancio è proprio quello del tenente Witzig: ciò nonostante i suoi uomini, giunti sull’obiettivo, agiscono celermente e con la massima perizia, tanto che in soli dieci minuti hanno già occupato nove installazioni difensive ben munite. L’esplosivo in dotazione ai parà tedeschi, una nuova invenzione germanica fino ad allora tenuta nascosta, fa rapidamente strage di casematte e cannoni. Non di meno, parte della guarnigione del forte continua a resistere.
Nel frattempo, a sud di Colonia, era atterrato l’aliante del tenente Witzig in avaria: lui e gli uomini che lo seguono spianano celermente un vicino filare d’alberi, così da permettere l’atterraggio d’uno Ju52 incaricato di portare l’aliante riparato sull’obiettivo: in tal modo, anche Witzig riuscirà ad essere della partita, almeno nella sua fase conclusiva.
In poche ore, Eben Emael è ormai in mano ai Tedeschi: oltre all’indubbio eroismo degli attaccanti, certo ha contribuito anche l’inefficienza dei difensori. Il maggiore Jottand, comandante della guarnigione, aveva incautamente mandato in licenza 450 soldati, e pare che alcuni altri stessero gozzovigliando nei vicini abitati, anziché tenere il proprio posto nel forte. I circa 700 difensori rimasti contano, al termine dei combattimenti, 23 morti e 59 feriti: nessuno dei numerosi superstiti sfugge alla prigionia. I parà tedeschi, in rapporto di 1:10 rispetto ai difensori belgi, patiscono appena 6 morti ed una quindicina di feriti. Alle ore 7 dell’11 maggio una squadra del LI Battaglione del Genio tedesco penetra nel forte, presto seguita da altre truppe. Poco dopo mezzogiorno i difensori hanno cessato qualsiasi resistenza: il forte più munito del mondo è caduto, in appena un giorno, sotto l’attacco a sorpresa d’un manipolo di valorosi.
Eben Emael è l’esempio di come l’audacia e l’imprevedibilità possano più del numero e dei mezzi. Le più giovani ed aperte menti del Comando germanico avevano, a loro volta, surclassato i vecchi conservatori degli eserciti alleati: ciò dimostra come un sistema gerarchico basato sul merito, anziché sull’anzianità o, peggio, sul clientelismo, alfine paghi.

Per approfondimenti:
B. H. Liddel Hart, Storia militare della seconda guerra mondiale, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1970, limitatamente ai capitoli “La guerra fasulla” e “L’invasione dell’Occidente”, dove si tratta la genesi e l’analisi della strategia d’attacco tedesca alla Francia e si cita l’episodio di Eben Emael, con un commento sull’utilizzo dell’aliante e sull’arma dei paracadutisti.
Giovanni Villella, Storia della Seconda Guerra Mondiale, Centro Editoriale Nazionale, Roma 1974, pagg. 22-33, dov’è raccontata nel dettaglio la presa del forte di Eben Emael. Quest’opera monumentale (quattro volumi di circa 700 pagine l’uno), ancorché poco nota, sfoggia un’incredibile completezza e lucidità d’analisi di tutti gli eventi inerenti la Seconda Guerra Mondiale, poggiando nel suo resoconto sulla solida base d’una ricerca documentale minuziosissima, come dimostrano le corpose bibliografie presenti nel testo.

 

1)       Aereo da trasporto paracaduti Junkers Ju52

2)       Hitler si congratula con i paracaduti che hanno condotto l’azione vittoriosa-

3)       Dove si trova Eben Emael

 

10/12/2006


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