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STORIA 2006
COME MUSSOLINI SALVO’ TOGLIATTI
RIVELATI IGNOTI EPISODI DI EROISMO E DI LOTTA OLTRE LE LINEE
Da Napoli, a Firenze, a Torino, gruppi di franchi tiratori attaccarono angloamericani e partigiani anche dopo che tutto era finito. L’attività clandestina nel Regno del Sud.
Di ENZO MARINO
Ci propongono fatti poco noti, o del tutto sconosciuti anche ai lettori di destra, i libri da poco pubblicati di Francesco Fatica “Mezzogiorno e fascismo clandestino 1943-45”, e di Luca Tavolini “I franchi tiratori di Mussolini”. Il libro di Fatica coinvolge emotivamente il lettore che, come me, non ha partecipato agli eventi di quel limitato periodo storico che l’autore inquadra con spirito annalistico nella rivoluzione socio-politica mussoliniana e nell’immane conflitto bellico. L’autore stesso ne rimane, a volte. Emotivamente coinvolto. Tuttavia Francesco Fatica fornisce all’analisi storica materiale di notevole valore documentario, dati incontrovertibili, ed altri che, forse, richiedono approfondimenti e riscontri formali. Un riscontro degli archivi del tribunale di Novara appare opportuno, ad esempio, per una conferma sul numero delle richieste di condanne a morte da parte del magistrato Oscar Luigi Scalfaro, e sul numero di condanne a morte ottenute. Francesco Fatica, infatti, scrive nel suo libro che “Una menzione a parte (tra i caduti) spetta a due militi: Salvatore Santoro di Napoli (33 anni) e Raffaele Infante di Castellammare di Stabia (28 anni) che a guerra finita, nel giugno del 1945, subirono un processo che videro un Pubblico Ministero destinato a più alti destini (Oscar Luigi Scalfaro) richiedere la loro condanna a morte. Furono fucilati a Novara il 23 settembre 1945”.
Nel libro di Francesco Fatica un’attenzione particolare è riservata agli agenti segreti della RSI che operarono, con l’aiuto dei fascisti napoletani, nel Sud contro gli alleati, ed ai quali Mussolini impedì di operare contro gli antifascisti italiani, facendo prevalere la sua coscienza di italiano e di statista, fino al punto di non autorizzare l’eliminazione di Palmiro Togliatti, la cui residenza era stata individuata a Napoli.
Tra gli agenti speciali della RSI che operarono nel Mezzogiorno, una menzione particolare è riservata a Paolo Poletti, l’eroico ufficiale di Marina, che era riuscito ad inserirsi nei servizi segreti americani (OSS) e che si sacrificò per salvaguardare il ruolo di collegamento che la principessa Maria Pignatelli stava svolgendo tra Mussolini e i fascisti del Sud. Politicamente significativo è stato anche il ruolo dell’ingegner Carrara, l’agente speciale Renzo Renzi, che guidò i fascisti di Comiso durante l’insurrezione del gennaio 1945.
Il contributo del Sud. Alla RSI sul piano numerico, non fu molto rilevante rispetto allo straordinario fenomeno di volontarismo del Centro-Nord, anche a causa dell’inganno di Badoglio (la guerra continua) e dell’avanzata degli Alleati, ma fu buono sul piano operativo e culturale. Erano napoletani il ministro delle Finanze, Domenico Pellegrini-Giampietro ed il governatore della Banca d’Italia Giovanna Orgera, che riuscirono a salvaguardare il patrimonio finanziario repubblicano dal devastante attacco delle am-lire. Napoletani erano anche Bruno Spampanato e l’ottimo comandante della “Monterosa” Mario Carloni.
Da Roma alla Sicilia, il fascismo clandestino riuscì a mantenersi vivo tra il ’43 ed il ’45, e poi a dare un contributo di primo piano per la sconfitta del Fronte Popolare, per la costituzione del MSI e per la raccolta del consenso popolare. Il MSI avrebbe avuto ben altra fortuna politica se all’Italia fosse stata veramente restituita la libertà, e l’indipendenza. Ma non fu così.
Luca Tavolini, nel suo libro “I franchi tiratori di Mussolini”, compie un notevole sforzo di ricerca scientifica per la ricostruzione degli episodi di guerriglia urbana contro gli invasori anglo-americani da Napoli a Torino, servendosi della documentazione reperita negli archivi dei partigiani, nella pubblicistica del tempo, oltre che nella rilettura dei testi di parziale ricostruzione storica da parte fascista e antifascista (Pisanò, Dal Boca, etc. etc.). La documentazione raccolta da Tavolini smonta largamente la mitologia esistenzialistica partigiana, ed evidenzia il ruolo, principalmente etico-politico (ma in alcuni casi anche militare come a Firenze) dell’altra resistenza non organizzata contro gli invasori anglo-americani ed i gruppi antifascisti assistiti ed assoldati anche dal loro alleato sovietico.
Da Firenze a Torino, come in Emilia-Romagna ed in Lombardia, i gruppi isolati di franchi tiratori non si fanno armai alcuna illusione sull’esito della guerra. Gli italiani che sparano dai tetti –scrive l’autore- vogliono dire qualcosa d’altro: “è un’Italia che, sebbene perdente, non esce di scena senza combattere, e nell’ultimo combattimento scrive il suo testamento spirituale. Quasi una sublimazione di una visione eroica della vita”.
Impiegheranno circa un mese i partigiani e le truppe alleate per occupare Firenze, difesa solamente da alcune centinaia di ragazzi e ragazze e da poche mitragliatrici della retroguardia delle truppe tedesche e italiane che si vanno attestando sulla linea Gotica. Molti moriranno negli scontri con le truppe d’occupazione ed i partigiani; altri saranno fatti prigionieri e fucilati lasciando una testimonianza indelebile del loro spirito in un passo de “La Pelle” di Curzio Malaparte.
Travolta la linea Gotica, l’avanzata degli invasori e dei partigiani verso le città dell’Emilia-Romagna e verso l’arco alpino non fu del tutto agevole, e la conquista delle città fu sempre laboriosa e (per i partigiani) poco trionfalistica, anche dopo il 25 aprile. La famosa insurrezione di Torino fallì clamorosamente. I reparti della RSI non si sbandarono e contrattaccarono con successo fino a quando non poterono arrendersi onorevolmente ai vincitori anglo-americani. I nuovi amministratori della città dovettero attendere tutto il mese di maggio del 1945 per piegare i vari gruppi di franchi tiratori. Lo stato d’animo di questi gruppi e testimoniato da uno scritto del maggio del 1945 di Giuseppe Solaro, delegato del PFR per il Piemonte: “I veri ribelli siamo noi. I ribelli contro un mondo vecchio di egoisti, di privilegiati, di conservatori, di capitalisti oppressori, di falliti sistemi, di superate ideologie, di dottrine ingannatrici, di falsi e bugiardi. Ribelli insomma contro il mondo dell’ingiustizia. Ribelli in nome di una santa causa, di una società giusta ed ordinata, di rispetto del lavoro, di dignità nazionale, di amore alla Patria, al nucleo familiare, alle onorevoli ed egregie intraprese della vita”.
11/07/2006