STORIA 2006

 

IL MANDATO BRITANNICO SULLA PALESTINA: VERSO LA "CATASTROFE"

di Dagoberto Husayn Bellucci - Direttore Responsabile Agenzia di Stampa
"Islam Italia"


"La Palestina deve diventare ebraica quanto l'Inghilterra è inglese" (Chaim
Weizmann - Ebreo di origini russe naturalizzato britannico; capo della
Jewish Agency e della World Zionist Organization - Primo presidente
dell'Emporio Criminale Sionista in Palestina)


Il mandato britannico sulla Terrasanta (1920-1948) rappresenta storicamente
la fase di preparazione che il movimento sionista internazionale utilizzerà
per la creazione della sua "homeland ebraica".

Le potenze europee uscite vittoriose dalla Grande Guerra del 14-18 (Francia
e Gran Bretagna) - ma indebitate pesantemente con la nascente potenze
mondiale statunitense - rafforzeranno i propri domini coloniali nel Vicino
Oriente.

Mentre i francese si stabiliranno in Libano e Siria i britannici - forti
dell'appoggio del movimento sionista - riusciranno a strappare un mandato
sulla Palestina e a creare un effimero Regno di Transgiordania.

Anche l'Iraq verrà incluso nella sfera d'interessi della plutocrazia
britannica creando così una efficace rete di trasmissione mediterranea che ,
dallo stretto di Gibilterra passando per le isole di Malta, Cipro, Creta e i
principali stati del mondo arabo-islamico , consentirà all'Ammiragliato di
Londra di dominare i principali stretti marittimi dei quattro oceani
formando una formidabile cintura di sicurezza per gli interessi
dell'Imperialismo capitalista.

Il movimento sionista trarrà i maggiori vantaggi dal mandato britannico: fin
dai primi anni Venti era evidente che l'Inghilterra favoriva l'immigrazione
ebraica di massa nei territori assegnatili e che l'Amministrazione inglese
in Palestina utilizzava i "due pesi , due misure" rispetto alle
rivendicazioni di ebrei e non ebrei.

Il movimento nazionalista arabo - che pure aveva combattuto al fianco dei
britannici per la liberazione dei Luoghi Santi dell'Islam (con specifico
riferimento alla città di Al-Qods = Gerusalemme; Terzo Luogo santo
musulmano) - e Re Faysal dovranno accontentarsi delle briciole lasciate
dall'Imperialismo di Londra.

L'immigrazione ebraica verso la Palestina riprese rapida durante gli anni
Venti e subì un accelerazione nel decennio successivo.

Il 1° aprile 1925 veniva inaugurata a Gerusalemme l'Università Ebraica. Da
un nucleo originario di circa cinquantamila ebrei residenti nel 1918 in
Palestina si passerà - secondo le stime ufficiali di un rapporto della Joint
Palestine Survey Commission - ai 150mila del 25.

In quel periodo gli ebrei possiedono il 10% dei territori palestinesi
secondo le stime fornite all'epoca dal Dipartimento per la Colonizzazione
dell'Organizzazione Sionista Internazionale che opera per conto del Fondo
Nazionale Ebraico (Keren Keyemeth Le Israel) ma i tentativi di acquisizione
di nuovi appezzamenti di terreno sono continui.

A favorire l'immigrazione ebraica di massa verso la Palestina sarà anche
l'atteggiamento delle potenze fasciste europee. L'Italia fascista aveva
creato , fin dai primi anni Trenta, una sezione speciale di allievi presso
la Scuola Marittima di Civitavecchia. Ai corsi di questa "università del
mare" della Marina militare italiana presero parte un centinaio di elementi
del cosiddetto Sionismo Revisionista (l'ala militare e 'di destra') di
Vladimir Ze'ev Jabotinsky.

L'Italia fascista sarà in prima linea anche sul fronte della logistica per
favorire l'immigrazione ebraica in Palestina. Durante tutti gli anni Trenta
sarà dai porti italiani che emigreranno in Terrasanta turbe di ebrei
provenienti dall'Europa centro-orientale.

Tra il 1931 e il 1934 il Comitato Assistenza dei Profughi ebrei di Trieste
(tradizionale feudo ebraico fin dall'epoca asburgica) ospiterà e imbarcherà
oltre 50mila futuri 'coloni'.
Il Lloyd triestino riuscirà, in questo sforzo di volontà colonialista del
Sionismo italiano , a creare una linea diretta Trieste-Haifa con sei
piroscafi dotati ognuno di cucina rituale ebraica (kosher) e di sinagoghe.

Sono i periodi di maggior avvicinamento tra Mussolini e i massimi
rappresentanti del Sionismo Internazionale (Weizmann verrà ricevuto a
Palazzo Venezia e il Duce non lesinerà attestati di stima e solidarietà
verso l'autorevole ospite) coincidenti con il raffreddamento dei rapporti
con la Germania , dove dal '33 era salito al potere Adolf Hitler e il
movimento nazionalsocialista, e una più stretta intesa mitteleuropea con
Austria, Ungheria e Jugoslavia.

Al Duce non riuscirà di 'barare' su più tavoli e condurre - come voleva -
una grande politica europea a sfruttare in funzione anti-britannica una
occasionale convergenza di interessi tattico-strategici con il movimento
sionista.

Il capo dell'ala militarista del Movimento Sionista, Jabotinsky, non
nascondeva neanche i suoi contatti con il Governo Nazionalsocialista tedesco
e le sue idee , circa il mandato britannico in Palestina, erano estremamente
chiare.

Colui il quale viene considerato ancora come il vero padre-fondatore di
"Israele" (icona del Likud e della Destra Nazionalista dei 'falchi' alla
Sharon e alla Nethanyauh) dichiarava nei primi anni Venti: "Mandato
britannico significa un'immigrazione mantenuta per il tempo necessario a
costituire lo Stato ebraico.". Aveva, purtroppo, tremendamente ragione.

L'amministrazione mandataria britannica assecondava tutte le richieste del
movimento sionista , specialmente quelle legate ai visti d'ingresso: saranno
135mila gli ebrei immigrati in Palestina nel biennio 36-37 seguiti , nel
solo 1938, da altri centomila loro correligionari provenienti soprattutto
dalla Germania, dall'Europa centrale e orientale.

In Palestina i nazionalisti arabi non rimarranno con le mani in mano a
osservare la colonizzazione della loro patria:
 nel giugno 1928 il Congresso Nazionale Palestinese presenta
all'Alto Commissario britannico , sir Herbert Samuel, un documento nel quale
si richiede espressamente la fine del "Governo coloniale" - che viene
accusato di favorire l'immigrazione ebraica - e il varo di "una costituzione
nazionale palestinese e la creazione di un organismo rappresentativo
democratico".

Il settembre successivo imponenti manifestazioni degli ebrei si susseguono:
richiedono un uso esclusivo dell'area del Muro del Pianto suscitando le
inevitabili critiche dei fedeli musulmani.

Come aveva lucidamente previsto Giovanni Preziosi - inascoltato e isolato
studioso della questione ebraica , coerente e fanatico assertore di una
"legislazione"  che infrenasse il tradizionale parassitismo
commercial-finanziario degli ebrei italiani - la Palestina si sarebbe
trasformata in una terra di odio e di violenza. Il razzismo dei sionisti
avrebbe inevitabilmente provocato un naturale sentimento anti-ebraico nelle
popolazioni arabe che venivano progressivamente spoliate delle loro terre.


Il Gran Muftì di Gerusalemme e i capi delle diverse Chiese cristiane di
Palestina lanceranno ripetuti appelli all'Autorità Mandataria e alle
principali Cancellerie europee contro la prevaricante attitudine del
movimento sionista; appelli inascoltati.

Il ferragosto 1929 una manifestazione di ebrei ortodossi presso la Spianata
delle Moschee susciterà una contromanifestazione araba. Una settimana dopo
sanguinosi incidenti scoppieranno nelle principali città palestinesi.

 La rivolta si estenderà
a Hebron, Jaffa, Haifa, Safad, Ramallah. I
britannici faranno affluire rinforzi militari dall'Egitto e da Cipro
imponendo la censura delle notizie.

"L'Osservatore Romano" , organo della Santa Sede, nel numero del 29 agosto
successivo , riferendosi agli ebrei, parla senza mezzi termini di
"seminatori di vento che raccolgono tempesta".

"La Vita Italiana" di Preziosi esordirà ricordando come l'autorità
mandataria - imponendo la censura - intendesse occultare la drammaticità di
questi avvenimenti che definiva "di portata storica".

Una commissione d'inchiesta britannica istituita all'uopo riconosceva le
responsabilità del movimento sionista.  La Società delle Nazioni - fantoccio
istituzionale mondialista creato all'indomani della 1° Guerra Mondiale ,
sorta di Onu ante-litteram e di 'Governo Mondiale' in pectore - censura il
Governo Mandatario britannico responsabile di non aver curato "l'adattamento
sociale ed economico della popolazione araba alle nuove condizioni
determinate dall'immigrazione ebraica.".

Gli ebrei dunque rimangono e continueranno a farla da padroni come conferma
una lettera di scuse inviata al capo dei sionisti, Chaim Weizmann, dal
Governo di Londra nel febbraio '31.

Nuovi tumulti scoppieranno a Nazareth nel gennaio del '32 quando le truppe
d'occupazione britanniche apriranno il fuoco contro civili palestinesi
provocando una cinquantina di vittime e un migliaia di feriti.

Il Gran Muftì di Gerusalemme, Haij Amin al-Husseini, vista la situazione
incendiaria proclamerà la resistenza attiva contro "gli invasori stranieri"
e lo sciopero generale (durato 174 giorni): è la primavera del '36; è la
Rivolta Araba.

La Palestina si infiamma: volontari arabi accorreranno dai paesi limitrofi
per sostenere i combattenti palestinesi. I nazionalisti arabi di Giordania,
Siria e Libano scenderanno nelle piazze delle capitali paralizzandole; in
Egitto il movimento islamico dei Fratelli Musulmani - fondato nel 1928 da
Hassan al Banna - invia reparti combattenti in Terrasanta e manifesta contro
l'occupazione britannica al Cairo.

La reazione dei britannici sarà durissimi: nei primi sei mesi della rivolta
(maggio/novembre 36) cadranno sotto il piombo degli aguzzini di 'sir'
Herbert Samuel 2400 combattenti e civili palestinesi, 8000 i feriti, circa
2000 notabili arabi arrestati.

In una situazione di guerra civile generale la Gran Bretagna ricorre al
movimento sionista per ripristinare l'ordine e imporre il suo pugno di ferro
alla popolazione palestinese in rivolta: 22mila uomini dell'Haganah verranno
mobilitati , armati e addestrati dai britannici; inquadrati in una sorta di
polizia ausiliaria provvista di pieni poteri e con funzioni anti-guerriglia
(la Supernumerary Police).

Le organizzazioni sionistiche scatenano una vera e propria offensiva
terroristica: lanci di bome a mano nei principali mercati arabi, attacchi a
moschee e chiese, disordini provocati ad hoc per fomentare il caos.

In due anni , dall'ottobre 37 al settembre 39 , saranno quasi diecimila i
palestinesi ammazzati dalla repressione britannica e dal terrorismo
sionista; oltre tremila finiranno nelle carceri inglesi e centododici
verranno condannati a morte.

Tra i combattenti per la libertà della Palestina si metterà in luce Ezzedin
al Kassam: a lui , con lo scoppio della prima Intifadah, il movimento
islamico di resistenza HAMAS intitolerà il proprio Gruppo di fuoco.
E' in  quel periodo che i movimenti islamici faranno la loro comparsa al
fianco di quelli nazionalisti laici. L'obiettivo è comune: la liberazione
della Palestina.

Haij Amin al Hussein verrà costretto a lasciare la Palestina. Troverà
rifugio in Libano quindi sarà a Baghdad dove viene ricevuto dal Generale
Salman uno degli Ufficiali dell'organizzazione nazionalista rivoluzionaria
del Quadrato d'Oro.

Nella primavera del '41 il Gran Muftì è al fianco del Governo Rivoluzionario
degli Ufficiali del Quadrato d'Oro di Rashìd al-Khailani che, nell'aprile di
quell'anno, erano insorti deponendo il precedente governo filo-britannico.

La rivolta irachena susciterà simpatie in tutto il mondo arabo. Radio
Baghdad chiederà aiuti militari e rinforzi alle potenze dell'Asse
assicurando che l'intero mondo arabo-musulmano era pronto alla sollevazione
generale contro il giogo sionista-britannico dal Marocco all'Iraq.

L'intervento , invero modesto, di Hitler e Mussolini a sostegno dei
rivoluzionari nazionalisti iracheni risulterà decisivo. Londra sbarcherà un
corpo d'armata in Kuwait e in due mesi riassumerà il controllo della
'Mesopotamia' costringendo il Gran Muftì e i dirigenti del Quadrato d'Oro a
nella vicina Persia e successivamente in Turchia.

I capi del movimento nazionalista iracheno e il capo spirituale e politico
palestinese saranno a Roma e a Berlino in piena guerra mondiale. Dalle due
capitali dell'Ordine Nuovo europeo lanceranno i loro appelli alla "Jihàd"
anti-imperialista, anti-britannica e anti-sionista.

Il Gran Muftì verrà ricevuto con tutti gli onori nella Cancelleria di
Berlino dal Fuhrer. Hitler amava i musulmani e rispettava l'Islam come si
evince chiaramente dai suoi "Ultimi discorsi" (ediz. di "Ar" - Padova 1989).

Il Capo del Nazionalsocialismo darà disposizioni a Heinrich Himmler, potente
capo dell'Ordine S.S., di mobilitare i volontari islamici dei Balcani.
Nasceranno le Divisioni S.S. albanesi "Kama" e la bosniaca "Handschar".

L'Islam è al lato dell'Europa dell'Ordine Nuovo. I suoi "muhjaeddin"
combatteranno nei Balcani e si mobiliteranno nel nord Africa. I dirigenti
del partito nazionalista tunisino del Destur di Bourghiba si metteranno a
disposizione degli italo-tedeschi per fronteggiare lo sbarco
anglo-americano.

Il Gran Muftì lancia da Radio Berlino i suoi appelli alla Guerra Santa
contro il Giudaismo internazionale e l'Imperialismo, tiene corsi di politica
all'Università di Berlino, visita le moschee e i centri culturali islamici
di tutto il Reich. Hitler ha profonda stima e rispetto di quest'uomo dai
lineamenti candidi ma dagli occhi di ghiaccio.

Lo ritroveremo , nel dopoguerra, a sostenere la resistenza del suo popolo
contro "Israele".

I sionisti , al lato delle democrazie plutocratiche dell'Occidente
capitalista e dell'Unione Sovietica di Stalin, fin dal settembre 39 avevano
proclamato la "solidarietà" d'armi ebraica contro il "nazi-fascismo".

I dirigenti del movimento sionista si riuniranno nel maggio 42 a Jew York ,
all'Hotel Biltmore, e adotteranno quella che è passata alla storia come la
"Biltmore Resolution". In essa si reclamava espressamente la costituzione di
uno Stato ebraico e la fine di qualsiasi limite all'immigrazione ebraica in
Palestina.

In questa risoluzione i sionisti pretendevano inoltre che la supervisione
sulla Palestina passasse alla stessa Jewish Agency. I britannici diverranno
da quel momento un ostacolo ingombrante che doveva essere superato ad ogni
costo.

In piena guerra mondiale i dirigenti dell'Irgun - diretti da Menachem
Begin - e la Banda Stern  lanceranno una vasta campagna terroristica contro
gli inglesi che mira a piegare definitivamente Londra ai diktat sionistici.

Tra le vittime illustri della famigerata Banda Stern figurerà il ministro
britannico per il Medio Oriente, lord Moyne, assassinato al Cairo nel
novembre 44. Quattro anni più tardi verrà assassinato anche il mediatore
dell'Onu, conte Folke Bernadotte, che chiedeva il ritiro delle forze
ebraiche dal territorio arabo spartito per volontà delle Nazioni Unite nella
primavera del 48.

La seconda Guerra Mondiale con la vittoria delle democrazie capitaliste
occidentali e dell'URSS di Stalin spianerà la strada al movimento sionista.

Dalla più grande tragedia che si era abbattuta sul Vecchio Continente il
Giudaismo internazionale si ergeva vincitore trionfante e pretendeva salate
ricompense alle nazioni vincitrici.

I sionisti volevano ricostituire il "regno d'Israele" : la testa del
serpente simbolico del quale parlava Sergeij Nilus nell'introduzione ai
"Protocolli dei Savi Anziani di Sion" era un obiettivo ora raggiungibile per
l'Internazionale Ebraica.

Dopo la sconfitta del Fascismo e del Nazionalsocialismo l'Europa era stata
definitivamente messa in ginocchio, divisa e occupata da eserciti straniera
e resa colonia ed appendice dei nuovi "imperi" sovietico e statunitense che
, per circa cinquant'anni, si sarebbero spartiti il pianeta.

Nel Vicino Oriente i sionisti stavano invece approntando i propri piani per
proclamare la nascita del loro stato. Era il preludio alla "Nakba" alla
Tragedia del popolo palestinese.


DAGOBERTO HUS'AYN BELLUCCI
Dir. Resp. agenzia di stampa "Islam Italia"  zie
Hus'ayn

 

11/07/2006


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