STORIA 2006

 

La Corona del Sacro Romano Impero Germanico

 

Di Giandomenico Bardanzellu - da l’Uomo Libero

 

Il Sacro Romano Impero fu fondato nel 962 da Ottone I detto «il Grande», ma storicamente la sua origine risale già all'anno 800, quando Carlo Magno rifondò l'Impero Romano d'Occidente e fu incoronato in Roma il giorno di Natale di quell'anno da Papa Leone III.

Il Sacro Romano Impero, ovvero il Sacro Impero Romano-Germanico, fu tramandato per più di ottocento anni da dinastie germaniche succedute ai Carolingi, comprendenti i Salii, gli Hohenstaufen e infine gli Asburgo. Il perio­do storico iniziato nell'anno 962 fu detto Primo Reich (il Secondo Reich ebbe origine con Bismarck nel 1871 ed il Terzo Reich con Hitler nel 1933). Il Primo Reich durò fino al 6 Agosto 1806, quando l'ultimo imperatore del Sacro Romano Impero, Francesco II d'Asburgo, sotto la spinta delle armate napoleo­niche e per decisione di Napoleone stesso, abdicò al suo titolo, assumendo il titolo certamente prestigioso, ma più modesto, di Francesco I, Imperatore d'Austria.

Durante questi ottocento anni l'Impero non ebbe mai una capitale stabile perché i vari Imperatori, con le loro corti ed i loro eserciti, risiedettero di volta in volta in città diverse, in conseguenza delle complesse vicende politiche, militari e religiose che l'Europa attraversò fra il X ed il XIX secolo.

 

La città di Norimberga diviene la sede delle insegne imperiali

 

Una città, la splendida città di Norimberga, ebbe tuttavia il privilegio di divenire la sede dei più lunghi soggiorni degli Imperatori e dei Monarchi Germanici, da Enrico III il Salico che vi dimorò nel 1050 fino a Guglielmo II Hohenzollern, che vi dimorò nel 1915. Enrico III è considerato il fondatore della città di Norimberga. Egli conquistò in seguito la Boemia, la Polonia e l'Ungheria e fu venerato durante il Terzo Reich quale iniziatore dell'espansione germanica verso l'Est. La dimora degli Imperatori fu fin dall'XI secolo la Burg, la Fortezza, che divenne in seguito la Kaiserburg, la Fortezza dell'Imperatore. La Kaiserburg domina la città dalla cima della rocca di Nür, che dà il nome alla città stessa, Nümberg. La Kaiserburg è in realtà una città-castello, grandiosa, complessa e suggestiva, irta di bastioni e di torri, nella quale si susseguono stili dal romanico al tardo-gotico, creando un insieme architettonico dal quale si sprigionano bellezza, potenza e ottocento anni di storia imperiale.

La Camera del Tesoro (die Schatzkammer) divenne la sede delle insegne imperiali (Reichskleinodien) costituite dalla Corona, dallo scettro, dal globo sormontato dalla croce, dalla spada imperiale ed infine dalla lancia detta di Longino, alla quale la leggenda attribuiva la ferita inferta al costato di Gesù, nonché poteri magici che conferivano potenza e vittoria agli Imperatori che la possedevano.

Fra tutte le insegne, la Corona dell'Imperatore Romano-Germanico, il più alto simbolo dell'antico Reich, spicca per magnificenza. Essa è di forma otta­gonale, costituita da otto pannelli d'oro finemente cesellati, recanti immagini incrostate di perle e pietre preziose. Il pannello frontale è collegato da un ponte in oro con il pannello opposto, ed è sormontato da una croce, anch'essa in oro, impreziosita da perle e brillanti. Quest'autentica opera d'arte fu portata a termi­ne da monaci orefici del Monastero di Reichenau, sul lago di Costanza, per l'incoronazione in Roma di Ottone I il Grande nel 962 da parte di Giovanni XII (Papa ventenne, entrato poi nella Storia come il più dissoluto fra tutti vicari di Cristo).

Alla data attuale, però, la Corona non si trova più a Norimberga! Nella solenne Camera del Tesoro della Kaiserburg troneggia oggi... la fotografia della Corona! La giovane guida, una bella ragazza di pura stirpe germanica, spiegò con trattenuta indignazione che nel 1946 il livore e la meschinità di Eisenhower imposero la rimozione della Corona da Norimberga, dal sacro suolo germanico, acciocchè il simbolo della potenza del Reich (si noti: del Primo Reich, non del Terzo!) non rimanesse in terra tedesca. La Corona fu por­tata a Vienna, dove tutt'ora si trova, custodita nel palazzo detto "Hofburg" del "Kunsthistorische Museum". Questo viaggio, o meglio, questo trafugamento, personalmente ordinato da Eisenhower, non fu che l'ultimo al quale la Corona fu assoggettata nel corso dei secoli.

 

Le vicende della Corona dal XV al XX secolo

 

All'inizio del Sacro Romano Impero ogni Imperatore la tenne sempre con sé nel corso dei vari soggiorni e trasferimenti. Nel 1423 l'Imperatore Sigismondo la concesse permanentemente alla città di Norimberga, ordinando che fosse preservata nella cappella detta dello Spirito Santo, appesa al soffitto con delle catene d'oro. Fino al 1523, ossia fino all'inizio della Riforma, la Corona e le altre insegne imperiali venivano mostrate al popolo in occasione di solenni festività civili e religiose. Dopo tale data, per motivi di prudenza e di sicurezza, la Corona non uscì più dalle possenti mura della Kaiserburg fino alla fine del '700. A quell'epoca il timore di una indesiderata «protezione» della Francia rivoluzionaria nei confronti della Baviera, unita alla passione del giovane Buonaparte per le opere di arte, indussero l'Imperatore Francesco II a trasferire la Corona a Vienna. Questo primo soggiorno a Vienna durò fino al 1938 quan­do l'Austria entrò a far parte del Terzo Reich. Fra i primi eventi che seguirono 1'Anschluss vi fu la decisione di Hitler di riportare la Corona nella sua sede sto­rica, nella Kaiserburg di Norimberga. Fu un ritorno trionfale, in mezzo ad ali di folla osannante.

Ma la Corona non rimase a lungo nella Kaiserburg.

 

Le vicende della Corona nel corso della 2° guerra mondiale

 

A partire dal 1943, gli sviluppi negativi della guerra e i bombardamenti con­tinui della RAF su Norimberga, capitale ineguagliabile non solo dei giocattoli elettro-meccanici quali treni e automobiline, ma anche sede delle fabbriche MAN e Siemens che producevano motori per i carri armati e i sommergibili, indussero Hitler a dare l'ordine di portare la Corona e le altre insegne del Primo Reich in luogo sicuro. Il Führer diede l'incarico a Himmler, che aveva espe­rienza di costruzioni sotterranee e di gallerie. Il Reichsführer sapeva che sotto la rocca di Norimberga era stata scavata nel Medio Evo una galleria, allora segreta, che era servita già una volta a nascondere la Corona nel 1796, quando le armate francesi si erano pericolosamente avvicinate a Norimberga. La galle­ria era nel frattempo crollata, ma Himmler ordinò di riattivarla e di costruirvi una camera blindata, ad aria condizionata. L'incarico fu affidato a uomini di sicura fede nazionalsocialista e doveva rimanere assolutamente segreto. Porte d'acciaio mimetizzate e nascoste proteggevano il bunker al fondo della galleria dove le insegne erano state trasportate. Himmler ed il suo vice-ministro Kaltenbrunner ordinarono che i due principali architetti dell'opera, Schmeisser e Freis, possedessero separatamente la chiave di accesso del bunker ed il codice di apertura della serratura, in modo che nessuno di essi, da solo, potesse aprirne le porte. L'unico a disporre di entrambi i mezzi di apertura era il sindaco di Norimberga, Willi Liebel. Il 13 ottobre 1944 un ennesimo massiccio bombardamento distrusse quanto rimaneva della splendide pietre di Norimberga, cariche di mitologia e di storia, facendo anche crollare le strutture della galleria, il cui ingresso apparve alla luce del sole. Si sparse la voce che una galleria segreta era stata scoperta sotto la Burg e, sebbene il sindaco Liebel ordinasse subito di occultarla, Himmler ordinò che la Corona e le altre insegne imperiali fossero trasferite in un altro luogo sicuro. Himmler voleva in particolare salvare la cosiddetta «lancia di Longino», in quanto egli notoriamente credeva nella magica potenza dei simboli.

Come nuovo luogo sicuro fu temporaneamente scelto lo scantinato di una scuola del Panier Platz. Himmler fece anche circolare la voce che tutte le inse­gne fossero state gettate nel lago Zell, situato nelle vicinanze, al fine di sviare le eventuali future ricerche. L'ironia della Storia a volte può giocare degli scherzi ai suoi inconsci protagonisti: il comando delle SS incaricato del segre­tissimo trasferimento, da effettuarsi di notte, durante un bombardamento, in stretti limiti di tempo, prese con sé tutte le insegne imperiali, ma non identificò la lancia di Longino, che era chiusa in una guaina di cuoio, e non era distingui­bile, nel buio della caverna, dagli altri oggetti ivi accumulati. Mentre dunque la Corona imperiale e tutte le altre insegne furono trasferite nel nuovo rifugio, la lancia di Longino rimase nel bunker della galleria. Non è noto se Himmler abbia saputo di questa «dimenticanza», né quale destino sarebbe toccato a quel comando di SS, responsabile di una tale omissione.

 

L'ultima difesa e la caduta di Norimberga

 

«Difendete Norimberga fino all'ultima goccia di sangue» ordinò il Führer. La difesa della patria spirituale del nazionalsocialismo era affidata a 20.000 SS ed a circa cento carri armati ancora in piena efficienza. Contro queste forze si scatenò l'intera 7ª Armata Americana che, dopo un ennesimo bombardamento aereo, iniziò il 16 Aprile 1945 una manovra a tenaglia, che costò gravissime perdite alla 45° Divisione Americana «Thunderbird» nei combattimenti strada per strada. Le SS respinsero ben nove attacchi contro il «Palazzo dei Congressi», definito da Hitler «il cuore del nazionalsocialismo». Morirono tutte le SS e gran parte dei soldati americani. Non vi fu pietà da entrambe le parti. Norimberga cadde il 20 Aprile, data del cinquantaseiesimo compleanno del Führer.

 

La caccia alle insegne

 

Si scatenò la caccia alle insegne imperiali di cui gli americani sapevano, perché Churchill li aveva informati del grande significato simbolico e politico di quegli oggetti. Il sindaco Willi Liebel fu trovato morto suicida nei sotterranei del Palmenhof, Quartiere Generale della Gestapo e delle SS. Il suo segretario Dreykorn, rintracciato e torturato, giurò di non sapere dove si trovassero le insegne e dichiarò di credere che fossero state gettate nel lago Zell. Le ricerche proseguirono senza sosta. Nel pomeriggio del 30 Aprile un plotone di soldati americani fu incaricato di rimuovere le macerie sotto la fortezza, divenuta sede del comando americano. Essi scoprirono casualmente l'ingresso della famosa galleria. Vi penetrarono e all'estremità del passaggio si fermarono di fronte ai due enormi battenti d'acciaio. Conscio di essere di fronte ad una importante scoperta, il comandante del plotone decise di lasciare due soldati a guardia del bunker e si affrettò ad informare il Quartier Generale. Gli americani non volle­ro far saltare le porte del bunker nel timore di danneggiarne il contenuto. Essi riuscirono dopo ingegnose ricerche a decifrare la combinazione e, dopo tante vicende e avventure, il 30 Aprile 1945 entrarono in possesso solamente della lancia di Longino perché, come detto, vi era stata dimenticata!

Ciò avvalorò la tesi che le altre insegne fossero state effettivamente gettate nel lago Zell. Il tenente americano Horn incaricato delle ricerche non ne era però convinto. Egli riuscì a rintracciare Freis, uno degli architetti della galleria, che fu arrestato il 28 Luglio 1945 e portato al «centro degli interrogatori» della 3° armata americana. Subì molte violenze e alla fine confessò che le altre inse­gne si trovavano nello scantinato della scuola del Panier Platz. Gli americani vi si precipitarono, le trovarono e così tutte le insegne imperiali entrarono in loro possesso.

 

La destinazione finale

 

Incominciò la controversia sulla destinazione finale delle insegne. Il nuovo governo austriaco richiese subito che le insegne «degli Asburgo» ritornassero a Vienna. Il Primo Direttore del Museo Nazionale Tedesco, dott. Ernst Gunter Troche, scrisse al comando americano una documentata ed appassionata lettera il 1° Gennaio 1946, nella quale richiedeva che le insegne rimanessero a Norimberga scrivendo fra l'altro, che «la città aveva il diritto storico di custo­dire le insegne imperiali del Sacro Romano Impero» (definite a Vienna come le «insegne degli Asburgo»!). Il Generale Eisenhower, al quale fu demandata l'ul­tima decisione, non mancò neppure in questa circostanza, di mostrare il suo meschino carattere ed il suo odio viscerale contro i tedeschi. Egli non esitò a ordinare il 3 Gennaio 1946 al comandante militare di Norimberga, colonnello Charles Andrews: «Riconsegnate il "tesoro degli Asburgo" all'Austria». Le insegne del Sacro Romano Impero venivano definite intenzionalmente anche da Eisenhower «tesoro degli Asburgo», in spregio alla tradizione storica dell'Impero Romano-Germanico.

Il 6 Gennaio 1946 il Generale Mark Clark consegnava ufficialmente le inse­gne al borgomastro di Vienna, che le fece trasportare nel «Hofburg», dove le aveva viste per la prima volta Adolf Hitler nel 1909 e dove sono oggi visibili da tutti, dal lunedì al sabato, dalle 9 alle 18.

Chi scrive non mancò di rilevare un lampo di orgoglio negli occhi celesti della bella ragazza, di pura stirpe germanica, che ci faceva da guida nella Kaiserburg di Norimberga. Essa, dopo avere descritto le vicende delle insegne, espresse non solo la speranza, ma anche la certezza, che, «un giorno, Qualcuno riporterà la Corona del Sacro Impero Romano-Germanico nella sua sede stori­ca e naturale, nella Kaiserburg di Norimberga».

 

24/12/2006


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