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STORIA 2007
La guerra civile greca
La
Grecia alla vigilia della seconda guerra mondiale, viveva sotto una
monarchia costituzionale e a capo del governo c’era il generale Metaxas.
In politica estera venne attuata una politica di avvicinamento alle
potenze dell’Asse, almeno fino all’aprile 1940, quando l’Italia invase e
occupò l’Albania. Il 28 ottobre 1940 su personale iniziativa di Benito
Mussolini l’Italia invase la Grecia partendo dalle basi in Albania.
Sebbene in inferiorità numerica le forze greche respinsero gli invasori,
penetrando anche in Albania, dando agli alleati la loro prima vittoria e
costringendo Mussolini a chiedere aiuto ai tedeschi. I caduti italiani
nel dissennato attacco alla Grecia furono più di 13.000.
Ad aprile i tedeschi furono costretti a intervenire in aiuto
dell’alleato italiano, invadendo prima la Yugoslavia, occupandola in
meno di dieci giorni e successivamente attaccando la Grecia dalla Tracia
e dalla Macedonia, obbligandola a chiedere un armistizio in meno di tre
settimane.
Il re Giorgio II abbandonò Atene e si rifugiò a Il Cairo, dove formò un
governo in esilio, ma l’opposizione comunista non lo riconobbe a causa
della presenza di ministri ex membri del gabinetto Metaxas. L’Asse
suddivise la Grecia in zone d’occupazione e ad Atene fu instaurato un
governo fantoccio con a capo Tsolakoglu. La nuova amministrazione, nella
sua triennale vita, ebbe un potere fragile e non riuscì mai ad imporre
la propria giurisdizione in molte località della Grecia, colmato
solamente dalla creazione di gruppi di resistenza. Tra il 1941-42 nacque
l’Esercito popolare di liberazione, su iniziativa del partito comunista,
l’Elas insieme all’Eam suo braccio politico, attraversò l’intera gamma
degli orientamenti politici di sinistra, contando tra i suoi iscritti
anche molti pope ( sacerdoti ortodossi ). All’opposto vi erano gruppi,
patrocinati dagli inglesi e dal governo in esilio a Il Cairo come l’Edes
e l’Ekka, il primo nacque come formazione di ispirazione repubblicana,
per divenire successivamente filo monarchico e l’Ekka di ispirazione
liberale. Nel 1942 l’Elas iniziò le prime azioni contro l’occupante,
attaccando le postazioni italiane in Epiro, di conseguenza l’Asse si
vide costretta a cambiare l’approccio verso la popolazione imprigionando
e deportando in Germania i sospetti ribelli, obbligando la maggior parte
della popolazione a cercare un rifugio nelle zone interne. Tuttavia,
l’azione repressiva non fermò gli attacchi, e le azioni di sabotaggio
contro le truppe occupanti. A Fordykampos, i membri dell’ELAS,
sconfissero gli italiani, catturando centinaia di soldati e materiali
bellici.
Nella primavera del 1943, gli italiani si videro obbligati a ritirasi,
da alcune aree interne, mentre le città di Karditsa Grevena e Irrikala
furono abbandonate in luglio. Alla fine del 1943 il territorio liberato
corrispose a circa 30.000 km2 dal Mar Ionio all’Egeo dai confini della
Macedonia alla regione di Tebe. Nello stesso tempo, i gruppi di ribelli,
poterono contare su circa 20.000 – 30.000 membri, di cui la maggior
parte affiliati all’ELAS, la sola vera forza, le altri formazioni
svilupparono solo limitate azioni, controllando solo piccole aree della
Grecia centrale.
A settembre, la capitolazione italiana fu una manna per la resistenza,
le armate si dissolsero, molte truppe furono disarmate e trasferite in
Germania, altre tradirono l’ex alleato e altre continuarono la guerra a
fianco dell’alleato tedesco, ma significativi quantitativi di materiali
bellico finirono sotto le mani della guerriglia. I soldati del Reich,
occuparono le zone sotto tutela italiana e iniziarono una feroce
politica repressiva, macchiandosi di gravi brutalità a danno della
popolazione, centinaia di villaggi furono massacrati e circa un milione
di persone fu obbligata ad emigrare verso altre località interne.
Intanto a capo del governo fantoccio andò il generale Rallis, che sotto
iniziativa germanica creò il battaglione di sicurezza da utilizzare
esclusivamente contro la resistenza comunista e in certi casi si ritrovò
a combattere a fianco dell’Edes e dell’Ekka, che iniziarono a ricevere
regolarmente armamenti e viveri dall’alleato inglese.
In ottobre la situazione precipitò ulteriormente, i gruppi
nazional-comunisti venivano boicottati dai loro alleati, e la situazione
si trasformò in conflitto aperto, fermato solo nel febbraio del 1944
dopo una negoziato con agenti inglesi, che fissava un “cessate il
fuoco”.
Nelle zone sotto l’ELAS nacquero comunità auto-governate ( almeno
all’apparenza ) e si cominciarono a creare istituzioni repubblicane,
furono intraprese programmi di alfabetizzazione universale. ( Nel 1945
l’EAM arrivò a contare 2 milioni di iscritti su una popolazione di 7 ).
La formazione rossa creò un proprio governo in esilio a Beirut, composto
anche da elementi socialisti e progressisti, il cui programma era una
completa liberazione del territorio nazionale. La nascita del nuovo
governo rinvigorì gli animi tra i soldati ellenici di stanza in Egitto,
che si ammutinarono al re e agli inglesi richiedendo la creazioni di una
giunta di unità nazionale, basata sui principi di Beirut. I britannici
stroncarono l’eresia e imprigionarono gli 8.000 soldati ribelli.
Nel maggio del 1944, fu creato in Egitto un governo truffa di unità
nazionale, benché i comunisti avevano 6 ministri su 24, i ruoli chiavi
erano mantenuti dai monarchici e liberali, una suddivisione che non
rispecchiava la realtà greca.
Intanto in Europa, l’avanzata sovietica in Romania e Yugoslavia, aveva
obbligato i tedeschi a intraprendere una frettolosa ritirata verso la
Germania. Il governo in esilio guidato dal liberale Papandreu si stabilì
a Caserta, dove fu firmato un accordo che stabiliva il comando del
generale inglese Scobie su tutti i gruppi di resistenza.
Le truppe britanniche sbarcarono nel Peloponneso ad ottobre e il 13
entrarono ad Atene.
Papandreu, sotto la pressione inglese, ordinò il disarmo totale di tutte
le formazioni ad eccezione di quelle che avevano combattuto al fianco
inglese. L’Eam propose un disarmo universale, ma tale proposta fu
rifiutata sia dal governo che dagli inglesi che avevano già intavolato
trattative con i membri del Battaglione di Sicurezza, in previsione di
una ribellione rossa. Il primo dicembre i ministri dell’EAM rassegnarono
le dimissioni e il giorno successivo il generale Scobie, dichiarò
illegale la formazione comunista. Il 3 dicembre, l’Elas organizzò una
grandiosa manifestazione ad Atene, contro il governo e neo-occupanti
inglesi ( per niente differenti dai tedeschi ). I britannici repressero
violentemente la protesta, che provocò il ferimento di oltre 100 civili
e la morte di 28. A seguito dell’ “incidente”, la capitale divenne
terreno di scontro continuo per 37 giorni tra i gruppi comunisti e
l’esercito inglese. Mentre in Europa imperversava la guerra, gli inglesi
rafforzarono le proprie posizioni nella penisola ellenica,
contrattaccando i ribelli comunisti e obbligandoli a ritirarsi
nell’Epiro e nel nord della Macedonia. A metà gennaio l’Elas firmò una
resa. Un accordo che aveva tutte le sembianze di un armistizio. A
seguito ne nacque una controversia tra gli storici, la prima riguardante
la sconfitta dei comunisti sul piano militare e la seconda se l’ordine
di resa fosse arrivato direttamente da Stalin. Se fosse vera l’ultima
ipotesi, la decisione si collocherebbe nell’ambito del famoso accordo
tra il presidente sovietico e il primo ministro inglese, che suddivideva
l’Europa in precise zone d’occupazione. Il prof. Elming afferma che la
Grecia fu il primo tra gli stati liberati ad essere apertamente e
violentemente costretto ad accettare il sistema politico della potenza
occupante. Fu Churchill ad agire per primo e Stalin si limitò a seguire
l’esempio nei paesi occupati dall’Armata Rossa.
A febbraio fu firmato un accordo tra tutte le formazioni politiche che
stabilì la completa smobilitazione delle truppe dell’Elas e di tutti i
gruppi paramilitari, un’amnistia per i reati politici ( non quelli
militari contro i tedeschi che riguardavano per la maggior parte, o
solamente i membri dell’Elas ), un referendum sulla monarchia e
l’indizione di elezioni politiche.
Le autorità elleniche sotto gli ordini inglesi arrestarono oltre 40.000
ex membri dell’Elas che non avevano tratto beneficio dall’accordo
sull’amnistia. Altri, circa 5.000 si rifugiarono nella vicina
Yugoslavia. Tra il 1945-46 le milizie filo governative uccisero circa
1.190 simpatizzanti comunisti torturandone molti altri. Interi villaggi
accusati di aver appoggiato l’Elas furono completamente rasi al suolo.
La situazione politica interna deteriorò ulteriormente, il governo
Papandreu continuò la politica repressiva, mentre il partito comunista
abbandonò la politica staliniana del non intervento e ricominciò la
lotta armata. A marzo si svolsero le prime elezioni governative,
boicottate dal partito comunista, che videro l’affermazione delle
formazioni monarchico conservatrici. A settembre il referendum approvò
la monarchia. Il nuovo governo democratico, non aveva alcun potere
effettivo, dato che questi era detenuto dai britannici, che
consideravano la Grecia come una propria colonia e l’ambasciatore ne era
il governatore. Nello stesso anno riprese vigore la resistenza
all’invasore, a marzo un gruppi di ex membri dell’Elas (molti di essi
esclusi dalla legge sull’amnistia) attaccarono la stazione di polizia
del villaggio di Lithoro e contemporaneamente gli ex partigiani
rientravano in Grecia dagli stati limitrofi per riprendere la lotta.
I comunisti cambiarono denominazione da Elas a Dse e contavano
sull’appoggio degli stati confinanti ad eccezione dell’Unione Sovietica
che attuò una politica di non intervento.
Alla fine del 1946, il DSE poteva contare su circa 10.000 effettivi e il
controllo di varie zone interne dell’Epiro e della Macedonia. L’esercito
greco composto da 90.000 soldati si trovava in emergenza. Gli inglesi
che avevano già investito 85 milioni di sterline erano già gravati dalla
spese di ricostruzione e nel febbraio del 1947 informarono gli USA, che
non erano più in grado di sostenere un esercito in Grecia, né di fornire
un significativo aiuto (?) militare ed economico al paese. Nei mesi
successivi i combattimenti aumentarono di intensità, i ribelli
attaccavano le principali città, e costrinsero l’armata greca a una
vigorosa offensiva che fece ritirare i ribelli negli stati confinanti. A
settembre i ribelli furono sconfitti nei pressi di Kanytsa (1.200
morti), ma questo intoppo non fermò la loro avanzata nazionale, estendo
le operazioni nel Peloponneso nell’Attica.
I guerriglieri potevano contare su un’organizzazione capillare che
poteva contare su simpatizzanti e informatori in ogni villaggio. Alla
fine del 1947 gli Stati Uniti entrarono prepotentemente nel conflitto,
inviando materiale bellico e appoggio aereo e navale all’esercito
ellenico, paragonabile a un miliardo di dollari d’aiuti militari,
inoltre appoggiarono la creazione di “una riserva segreta dell’Esercito”
composta da ex membri del Battaglione di Sicurezza.
Le truppe elleniche, sotto guida yankee iniziarono a utilizzare nuove
tattiche militari, che saranno riutilizzati dagli stessi americani in
Vietnam, come lo sradicamento forzato di popolazioni dall’Epiro e dalla
Macedonia, minando la base naturale dell’organizzazione comunista,
riducendo drasticamente le loro fonti di reclutamento. In agosto
l’esercito greco intraprese una feroce offensiva nel nord della Grecia,
obbligando i membri della DSE a rifugiarsi in Albania. Nell’ottobre del
1949, senza nessun altra prospettiva che non fosse un’ulteriore perdita
di vite umane e di fronte a una macchina da guerra troppo superiore a
loro, i guerriglieri annunciarono via radio il “cessate il fuoco”. Fu la
fine della guerra civile. Lo stato mediterraneo ne uscì completamente
distrutto, migliaia di simpatizzanti comunisti furono imprigionati nelle
isole e altre migliaia abbandonarono definitivamente la nazione.
Gli anni successivi videro il rafforzamento dell’influenza yankee,
Papandreu disse a proposito di loro “nei primi anni 50 esercitarono un
controllo quasi dittatoriale imponendo che la firma del capo della
missione economica comparisse su tutti i documenti di certa importanza,
accanto a quella del Ministro dell’Economia”. Mentre un memorandum
inviato al dipartimento di stato dalla missione americana residente a
Atene specificò, “ Abbiamo stabilito un effettivo controllo, sul
bilancio nazionale,tassazione,erogazione della moneta, politiche dei
prezzi e dei salari, pianificazione economica, oltre che un ferreo
controllo sulle importazioni ed esportazioni e cambio di valuta estera”.
Quando nel 1964 andò al potere un governo che sosteneva un’indipendenza
economica e nazionale, gli Usa e le loro falangi greche lo estirparono
con rapidità.
Saverio Borgheresi
01/11/2007