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STORIA 2007
Puerto Rico la più popolosa colonia contemporanea.
Gli Stati Uniti, attraverso coercizioni economiche e pressioni diplomatiche, sono riusciti a cancellare l’isola caraibica dalla lista dei territori “non auto governati”. Questo accadeva nel 1953.
Puerto Rico chiamata l’isola mutante,più lunga che larga, con tutti gli ecosistemi possibili, questa terra dolce come lo zucchero, accoglie boschi pluviali e una miriade di differenti tipologie di spiagge e di paesaggi, ma da oltre 500 anni gli è negato un sacro santo diritto quello all’autodeterminazione.
L’isola, colonia spagnola dal 1507 al 1898, vide sviluppare i primi moti indipendentisti, il 23 settembre 1868, quando un gruppo di ribelli, organizzò una rivolta e proclamò la Repubblica ,ma l’insurrezione fu selvaggiamente soppressa. Diciannove anni dopo, la Spagna concesse l’autonomia all’isola ( autorizzazione ad emettere una propria moneta, stipulare trattati economici con altre nazioni, decidere le percentuali di imposte sulle importazioni ). Il 25 luglio 1898, durante il conflitto ispano americano, le truppe yankees, occuparono Puerto Rico. Una settimana dopo i portoricani proclamarono l’indipendenza e la nascita della II repubblica. Gli americani ignorarono le scelte degli abitanti, e instaurarono un feroce controllo militare e arrestarono i principali leader dell’opposizione. La Spagna, cedette ufficialmente l’isola caraibica agli Stati Uniti, il 10 dicembre 1898 con il Trattato di Parigi.
Gli isolani, si ritrovarono un nuovo occupante, più spietato e una minor autonomia legislativa.
Sotto gli spagnoli, l’economia interna era finalizzata al settore primario e tre erano i principali prodotti agricoli esportati ( zucchero, caffè e tabacco ),successivamente, gli Stati Uniti, decisero di concentrare la produzione sulla monocultura della canna da zucchero ,che provocherà in futuro effetti tragici sulla già misera economia portoricana. Alla fine degli anni venti con il crollo dei prezzi alimentari l’economia entrò in una crisi profonda, causando un vertiginoso aumento della disoccupazione e dell’emigrazione negli Stati Uniti ( tra il 1900 – 45 oltre 90.000 abitanti abbandonarono l’isola arrivando a toccare punte di 750.000 unità tra il 1947-63 ).
Nel 1909, il Congresso Americano sostituì il dominio militare diretto con un’amministrazione militare coloniale civile, ponendo tutto il potere nelle mani di funzionari nominati dal Governo americano e stabiliva che qualsiasi legge emanata dall’assemblea portoricana doveva essere sottoposto a Washington per l’approvazione finale.
Gli Stati Uniti, poco dopo l’entrata nel primo conflitto mondiale, imposero la cittadinanza americana a tutti gli abitanti dell’isola, fatto ,che permise l’arruolamento di migliaia di soldati nell’esercito yankee,da inviare nel mattatoio europeo. Nel 1921, il Congresso Americano esentò tutte le imprese americane che volevano trasferirsi a Puerto Rico dalle imposte statali e federali. Con una manodopera asservita e a basso costo oltre 500 imprese delocalizzarono lì.
Questo decreto provocò la totale scomparsa dell’industria locale e “rafforzò” il legame economico con la nuova madrepatria. Successivamente nel 1950, tramite l’operazione Bootstrapp, l’esecutivo yankees, attuò un nuovo piano sistematico di ridefinizione dell’economia, secondo le nuove esigenze finanziare, dell’alta finanza. Con il nuovo piano, Puerto Rico divenne un’immensa maquilas, dove i diritti dei lavoratori erano completamente asserviti al capitale.
Nel 1952, l’ex colonia spagnola divenne uno “stato libero associato”, agli Stati Uniti, in pratica il Congresso statunitense permise a Puerto Rico di stendere una costituzione almeno per quanto riguardava i problemi puramente locali, mentre gli americani mantenevano ancora il controllo sugli aspetti rilevanti come le relazioni con l’estero,l’immigrazione, l’economia e i servizi “pubblici” ( prima del processo di privatizzazione degli anni 70.
Alla fine degli anni 80, il capitale americano, controllava circa l’80% della produzione manifatturiera, il 60% delle banche e il 90% delle importazioni industriali. ( alcune analisti pensano che questi siano addirittura peggiorati in venti anni di liberismo sfrenato ).
Oggi Puerto Rico è lo stato più povero degli USA, la disoccupazione è del 11.7%, a fronte di una media nazionale del 4.4%, un abitante su due vive in povertà e i tassi di criminalità e abuso di sostanze stupefacenti sono superiori alla media. Nel 2005 le imprese americane hanno trasferito gli utili negli Stati Uniti per una valore di 30.000 milioni di dollari equivalenti a il 77% dei PNL isolano, oggi anni vengono destinati oltre 3.000 milioni di dollari per il pagamento degli interessi sul debito ( dato peggiorato dopo l’ultima crisi finanziaria. ).
Il 28 aprile 2006 il governatore Vilà del Partito Popolare Democratico, annunciò la chiusura per bancarotta di quasi un centinaio di dipendenze statali, con la conseguente perdita di oltre 100.000 lavoratori pubblici, il 40% della forza lavoro, categoria particolarmente colpita, fu quella degli insegnati, causandola chiusura di 1.834 scuole e il conseguente danno per oltre 600.000 studenti.
Vilà dichiarò “che il Governo poteva disporre solo del 46% del suo bilancio per cui decise di garantire i servizi essenziali, salute e sicurezza. Nello stesso periodo i prezzi di beni di consumo come acqua ( privatizzata e benzina ) aumentarono del 100 e 40%.
Il quotidiano indipendente El Nuevo Dià scrisse “ la verità, quella vera, come direbbe la voce del popolo, è che l’alternanza al potere degli uni o degli altri è la ragione di questa grave crisi che il paese attraversa ogni qualvolta che nessuno dei due gruppi abbia preso in considerazione né ora né mai, le necessità del popolo e, invece hanno concesso privilegi fiscali al grande capitale, permettendo, l’evasione delle imposte da parte di coloro che hanno di più e lo smisurato sperpero del denaro pubblico, responsabili di un accumulo esorbitante del debito pubblico e dell’incapacità del governo di non offrire altra alternativa che quella del licenziamento di massa di settore come quella del licenziamento di massa di settori come l’insegnamento e di altri impieghi pubblici”.
L’11 maggio, l’esecutivo portoricano, raggiunse un accordo con le banche per la concessione di un prestito per un valore di 731 milioni di dollari, essenziali per far ritornare al posto di lavoro i quasi 100.000 impiegati pubblici. Nelle trattative, furono inserite pesanti clausole, come la riduzione del 20% degli impiegati pubblici, inoltre, per far fronte all’aumento degli interessi sul debito, è stata aumentata del 5,9%l’imposta al consumo, che ha gravato subito sui già miseri stipendi dei portoricani, senza intaccare le grandi aziende estere che ne sono esenti.
Il movimento nazionalista portoricano.
Perché il partito pro indipendenza raccoglie miseri risultati
L'imperialismo nordamericano controlla la nostra vita sociale, politica ed economica. Siamo un paese occupato militarmente, siamo saturi di basi militari (.). Essi controllano i mezzi di comunicazione. Controllano le nostre scuole. Ci indottrinano da piccoli. Ti dicono chi devi odiare e chi no . Possono indottrinarti a odiare te stesso", ha dichiarato Cancel Miranda in un'intervista al giornale The Militant, nel 1998.
Questa frase riassumerebbe tutto, ma entriamo nei particolari.
Sin dall’invasione / occupazione da parte degli americani il Movimento Indipendentista fu sottoposto a programmi sistematici di repressioni e criminalizzazione. Dagli anni 30 i leader del partito furono assassinati o imprigionati. Nel 1937 oltre venti manifestanti disarmanti furono uccisi dalla guardia nazionale durante una protesta contro l’iniqua occupazione. Tredici anni dopo, nei pressi di Jayuya, una rivolta spontanea fu soppressa nel sangue con la morte di cinque indipenditisti. Nello stesso periodo, un gruppo di ribelli tentò, invano di uccidere il Presidente Truman.. Nel 1952, i guerriglieri indipendentisti svilupperanno la più spettacolare azione, un gruppo di quattro persone attaccò il centro di potere yankee, il Congresso Americano e riuscì a ferire alcuni deputati. Gli anni successivi videro un periodo di “relativa tranquillità”, ma poco dopo, lo scoppio della guerra formale in Vietnam, si formarono i primi gruppi di protesta, contro circoscrizione obbligatoria. Tra gli anni 60 e 70 l’ FBI e la CIA, spiarono decine di migliaia di portoricani etichettandoli come sovversivi e distrussero varie organizzazione pro indipendenza attraverso il programma COITRELPRO. Nel 1978, la polizia federale uccise due giovani simpatizzanti presso Cerro Mezzavilla, come risposta il gruppo Commando de Liberacion assalì un autobus occupato da militari americani e uccise due passeggeri. Negli ultimi anni, la lotta armata si è affievolita, il partito pro indipendenza vittima del sistema mass mediatico ha ottenuto un misero 2.5% al referendum sull’autodeterminazione del 1998. Nel 2005 è avvenuto l’ultimo omicidio dichiarato da parte dell’occupante, il comandante del gruppo Borica, fu ucciso nella sua abitazione di San Juan con oltre 100 colpi di arma da fuoco.
Cancel Miranda un ex guerrigliero disse “ essi ( FBI ) credono che eliminando lui, eliminano la lotta,la causa che egli difende, e contro questo, controre idee non ci sono armi possibili”.
Saverio Borgheresi
12/01/2008