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STORIA 2007
Ernst Niekisch
Ernst Karl August Niekisch nacque a Trebnitz in Slesia il 23 maggio 1889, figlio di un fabbro artigiano di ceto piccolo borghese, fu un importante intellettuale, scrittore,giornalista e uomo politico, esponente teorico tedesco principale del Nazional Bolscevismo (Nationalbolschewistische) dal 1918 al 1934, che univa gli operai ed i soldati tedeschi. In lui si incarnarono le caratteristiche e le contraddizioni del Nazionalbolscevismo, che rispondevano più ad uno stato d’animo che ad una attitudine attiva, ad una ideologia dai contorni precisi o ad una unità organizzativa. Il movimento fu composto da una infinità di piccoli circoli, gruppi, riviste, senza mai formare un vero partito. Nazionalbolscevichi furono considerati nemici, non avendo differenza coi gruppi provenienti dal comunismo che incorporavano l’idea nazionale e i gruppi nazionalisti disposti ad assumere cambiamenti economici radicali e l’alleanza con l’U.R.S.S. per distruggere l’odiato sistema nato dal Trattato di Versailles. Dopo la nascita era stato condotto a Nordlingen im Reis ( Baviera-Svevia) nel 1891. Frequentò il magistero che terminò nel 1907, la reale scuola e seminari d’insegnamento, divenendo di professione maestro di scuola ad Augsburg. Erano i tempi in cui nella Germania Guglielmina i figli degli operai non studiavano, per cui Niekisch dovette subire le burle e le ostilità dei suoi compagni di classe. Carl Schmitt parlava della vittoria del borghese sul soldato. Per Niekisch una vita da nulla era insopportabile e divorava il sapere per un fuoco interiore rivoluzionario, leggendo Hauptmann, Ibsen, Nietzsche, Schopenauer, Kant, Hegel e Macchiavelli, Marx fino al 1915. Volontario nell’esercito nel 1914, ebbe seri problemi oftalmici che gli impedirono di andare al fronte, per cui esercitò, dopo il febraio 1917 le funzioni di ispezione delle reclute in Augsburg. Nell’ottobre 1917 entrò nella Sozialdemokratischen Partei Deutschlands (S.P.D.), essendo attratto dalla rivoluzione bolscevica, divenendo editore del giornale di partito. Di tale epoca fu il suo primo scritto politico oggi perduto,’’Licht aus dem Osten’’ nel quale formulava ciò che sarebbe stata la sua azione politica: l’idea della ‘‘Ostorientierung’’. La diffusione di questo foglio fu sabotata proprio dalla S.P.D., collaborò anche al periodico di Augsburg ‘’Schwabischen Volkszeitung’’. Il 7 dicembre 1918 Eisner proclamò la Repubblica a Monaco, Niekisch lasciò la S.P.D.; divenendo fondamentale nella costituzione di essa, avendo il consenso degli operai e dei soldati di Augsburg, divenendo presidente e sedendo nel Consiglio degli Operai dei Contadini e dei Soldati di Monaco durante il febbraio e marzo 1919. I Consigli erano formati da anarchici, comunisti, (contrari ad un esperimento circoscritto solo alla Baviera e non esteso all’intera nazione tedesca, oltre che considerato immaturo, indi definita Repubblica-fantasma), socialisti indipendenti, socialisti di destra, socialdemocratici di sinistra, come Niekisch, riunitisi al ministero della guerra a Monaco tra il 4 ed il 5 aprile 1918 per le trattative circa la proclamazione della repubblica dei consigli, mentre era stato indetto uno sciopero. Nel febbraio-marzo 1919, in quanto deputato nell’U.S.P.D. (Unabhangigen Sozialdemokratischen Partei Deutschlands), ovvero l’ala sinistra dei dissidenti della socialdemocrazia di Baviera, ( Socialisti Indipendenti) fino al 1922;fu eletto Presidente del consiglio centrale della dieta regionale della Repubblica sovietica dei Consigli degli Operai e dei Soldati di Monaco in Baviera, che ebbe vita breve. I Consigli si erano sviluppati sotto i Frei Korps di von Epp e von Lettow-Vorbeck; Niekisch era disapprovato per l’assenza di una visione storica dalla triade bolscevica dei rivoluzionari di Monaco, formata dai comunisti marxisti Levino, Lewin, Axelrod. Niekisch fu l’unico membro del Comitato Centrale che votò contro la proclamazione della prima Repubblica Sovietica di Baviera, provincia tedesca meno adeguata a realizzare tale esperimento, per il suo carattere agrario. Per un mese il potere esecutivo fu in Consiglio centrale sotto la guida di Ernst Niekisch, rifugiatosi poi a Bamberga, si dichiarò estraneo all’iniziativa dell’estrema sinistra che aveva proclamato la Repubblica dei Consigli. Fu arrestato il 5 maggio e il 22 giugno 1919 condannato a due anni e mezzo di reclusione per il suo ruolo nell’esperimento dei Consigli, senza aver commesso alcun crimine. Fu liberato nell’agosto 1921. Le relazioni con la S.P.D. si andarono deteriorando, perché Niekisch si oppose al pagamento dei debiti di riparazione alla Francia ed al Belgio ed oppose una resistenza nazionale quando la Francia occupò la valle della Ruhr nel 1923. Durante gli anni ’20 accentuò l’importanza del nazionalismo e tentò di indirizzare la S.P.D. in quella direzione. Fu nella direzione del Segretariato della Gioventù del Gran Sindacato Tessile di Germania a Berlino nel 1923, un lavoro burocratico in cui fu a suo agio. Incapace di compromessi, ebbe minacce alla sua famiglia e rinunciò al suo mandato parlamentare; rigettò l’internazionalismo marxista e fu un accanito e irruente oppositore del Piano Dawes, che regolava il pagamento delle riparazioni di guerra imposte alla Germania da Versailles, del Trattato di Locarno, del Trattato di Versailles e del pacifismo della S.P.D. in generale, cosicché per questo fu espulso dal partito nel 1926. Niekisch prese il controllo di un insignificante Partito dei Vecchi Socialisti di Sassonia, Altsozialisten Partei ( A.S.P.), divenendo redattore capo del loro giornale a Dresda, per cui egli convertì la sua propria forma nazionalista di socialismo, fondando e pubblicando, insieme al grafico ed illustratore di giornali A. Paul Weber, e dirigendo il suo periodico nazionalrivoluzionario ‘’Der Widerstand. Zeitschrift fur nationalrevolutionare Politik’’ ( ‘’La Resistenza. Scritti per una politica socialista e nazionalista-rivoluzionaria’’), uscito fino al 1934, edito dalla Widerstands-Verlag di Berlino, nel 1926, organo del suo ‘’Movimento di Resistenza’’, i cui circoli di Resistenza moltiplicarono i membri dai 500/600 attivi ai 5000 simpatizzanti. La tiratura della rivista oscillava dalle 3.000 alle 4.500 copie, risultato non disprezzabile per l’epoca, tenuto conto che era una rivista ben fatta e di alto livello intellettuale. Editò il settimanale ‘’Entscheidung’’ ( ‘’La Decisione’’). Ostile alla repubblica di Weimar ed alla sua politica filoccidentale governativa, Niekisch ed i suoi seguaci adottarono il nome di Nazional Bolscevichi ed ammirarono l’U.R.S.S. come la continuazione di entrambi i nazionalismi russo e del vecchio stato di Prussia. Il movimento prese lo slogan ‘’Sparta-Potsdam-Mosca’’. Non riuscì ad avvicinarsi alla K.P.D., troppo rigida ideologicamente e dominata dall’internazionalismo marxista-leninista. Il Nazionalbolscevismo rimase un gruppo settario che non entrò nella N.S.D.A.P.. Il Nazionalbolscevismo fu attiguo ma non coincidente con l’altro importante movimento politico tedesco della Rivoluzione Conservatrice, in quanto entrambi avversarono il capitalismo ed il liberalismo individualistico, ritorno al primitivo dalla civiltà sociale e comunitaria. Molto attenta fu la sua condivisione della rivoluzione comunista sovietica russa, di cui voleva la sua realizzazione in Germania in modo conforme alle peculiarità prussiane. Ostile alla liberaldemocrazia, per una radicale revisione del Trattato di Versailles e per una politica di alleanza ad est ed una rigenerazione sociale e nazionale della Germania unita al mondo slavo, obiettivo che mirava ad unire l’estremismo di destra e l’estremismo di sinistra. Stilò insieme allo scrittore politico Ernst Junger, che collaborò al suo ‘’Der Widerstand’’, ed al fondatore della Rivoluzione Conservatrice Moeller van den Bruck, un programma non reazionario né militarista. I risentimenti antioccidentali nei gruppi nazionalbolscevichi fecero sì che i nazionalisti come Niekisch rimasero affascinati da alcuni aspetti della rivoluzione russa e vedevano nel sistema dei Soviet il modello per un nuovo ordine degli uomini ‘’creatori’’ al posto del parlamentarismo. Nella posizione geografica della Germania, a cavallo fra est ed ovest vi era un deciso orientamento verso est ove doveva sorgere la nuova grande potenza liberata dalle catene di Versailles. Il carattere utopististico di tali concezioni non impediva che il loro vero effetto fosse un’azione distruttiva nei confronti della repubblica e la rivalutazione della rozza weltanschauung ( visione della vita) nazionalsocialista, che si alzò di livello entrando in contatto con eminenti scrittori e poeti, come Oswald Spengler col suo ‘’Preussischer sozialismus’’
( Socialismo Prussiano) del 1920, che indicava nel ‘’cesarismo barbarico’’ la forma di dominio del futuro. Nel 1919 Arthur Moleller van den Bruck aveva reclamato alla Germania ‘’ il diritto dei popoli giovani’’ ( in confronto all’occidente) e nel suo ‘’Das dritte Reich’’ del 1923 anticipava la futura struttura o la formula del Reich hitleriano. Ernst Junger parlava del lavacro della guerra e nella ‘’Die totale mobilmachung’’ (La mobilitazione totale) del 1931 e ‘’Der arbeiter’’ del 1932, dove il lavoratore era rappresentato come soldato della tecnica, descriveva il futuro in chiave eroica. Ernst Jung nel suo antirepubblicano ‘’Die herrschaft der minderwertigen’’ del 1927, postulava uno Stato elitistico per ceti. Negli anni della repubblica esisteva nella destra intellettuale continuatrice delle istanze di rifiuto della civiltà dell’era Guglielmina, una tendenza all’alleanza con l’U.R.S.S. intesa quale suolo natio, paese del cuore, ‘’quarta dimensione’’, oggetto di enfatiche aspettazioni. Niekisch era preoccupato dell’identità nazionale spirituale, scriveva che ‘’costituisce già un atto del risveglio tedesco, rivolgere lo sguardo verso Oriente …La strada verso l’ovest comportava la degradazione della Germania, laddove la svolta ad Est comporterà una nuova ascesa verso la grandezza tedesca’’.Allo scipito liberalismo veniva contrapposto il principio slavo-prussiano’’, e a Ginevra, sede della Società delle Nazioni, l’ ‘’asse Potsdam-Mosca’’. La preoccupazione per la naturalizzazione dell’essenza tedesca influenzata negativamente dal mondo occidentale, materialistico, demitologizzato, agli occhi di chi si schierava nel campo del bolscevismo nazional-conservatore era più forte che non la paura per la minaccia comunista di dominio mondiale. Niekisch cercò di avvicinarsi ad Otto Strasser ( 1897-1974), non più attivo politicamente nel dopoguerra, fratello minore di Gregor Strasser ( 1882-1934), dell’ala sinistra della N.S.D.A.P.
( NationalSocialistichen Deutschen ArbeiterPartei), ucciso per ordine di Hitler, come suo più acerrimo avversario ed oppositore politico nel partito, ex socialdemocratico ed editore di giornali fuori del controllo dal complesso della catena mediatica Eher. Otto Strasser, ex socialdemocratico, poi nella sinistra della N.S.D.A.P., si era diviso da Hitler nel 1932, fondando tra il 1926 ed il 1934 il partito dei socialisti rivoluzionari (Revolutionar Sozialistischen), era fuggito a Praga, in Svizzera, Portogallo e Canada; nel 1955 tornò nella Germania Federale Tedesca. I dottrinari della rivoluzione tedesca accettavano la realtà industriale e lo sviluppo economico, ma volevano che le masse lavoratrici fossero inquadrate militarmente, entro una comunità solidale, da cui il Capo grazie alla sua volontà faceva funzionare un corpo sano, omogeneo culturalmente, biologicamente ed economicamente. Fu una visione della destra, che attraeva anche militarmente l’estremismo di sinistra. Niekisch da essere internazionalista passò al nazionalbolscevismo: voleva ricomporre nello Stato nazionale tedesco lo spirito cetuale, più che di classe, che riteneva appartenere alla tradizione del movimento operaio dei Consigli di fabbrica unici motori del processo rivoluzionario, con obiettivi che si avvicinavano a quelli teorici della Rivoluzione Conservatrice. Fu un’apertura sindacale e paraclassista del nazismo, nel Fronte Nero ( Schwarze Front), tramite le tesi corporative nella sinistra nazionalsocialista. Il socialismo tedesco non è proletario o piccolo borghese, ma socialismo di tutto il popolo e di ogni ramo della cultura, economica e totalitaria. Niekisch condannava Carlo Magno, sterminatore di sassoni e pagani, conscio dell’antitesi tra spirito nordico-germanico e quello balto-slavo contro il ‘’Sud – romano’’ e l’oriente levantino tra la Grande Germania delle libertà tribali e guerriere, esaltata dallo storico romano Tacito, fino alla rivolta luterana contro Roma ed il diritto romano, la Roma levantinizzata della proskinesis (proskinesis) e del monoteismo giudeo-cristiano, del Vaticano e della Controriforma inquisitoria. La Roma che aveva abbandonato le originarie ‘’nordiche’’ virtù repubblicane. Attaccò l’S.P.D. , che accettava il piano Dawes, in una conferenza dei sindacalisti e dei socialdemocratici, scontrandosi con la linea ufficiale, rappresentata da Frank Hilferding. Nel 1925 Niekisch fu redattore capo della rivista socialista ‘Firn’’, scrisse su una serie di foglietti editati per questa dai lavoratori e legati alle opere ‘’Der Weg der deeutschen Arbeioterschaft zum Staat’’ e ‘’Grundfragen deutscher Aussenpolitik’’. Ambedue le opere testimoniarono una influenza di Lassalle molto maggiore di Marx, in cui Niekisch assunse come sue le posizioni che ebbero i comunisti di Amburgo nel dopoguerra, che si separarono dal K.A.P.D. ( Kommunistische Arbeiter Partei Deutschen ), sotto la direzione di Lufenberg e Wolffheim, deciso a partire per la lotta dei liberazione contro Versailles ( questo partito, che si legò ad una base di massa ampia occupò un ruolo nella storia del nazionalbolscevismo). Nei suoi scritti giornalistici del 1925, Niekisch propose che la S.P.D. divenisse campione dello spirito di resistenza del popolo tedesco contro l’imperialismo capitalista della potenza dell’ Entente; nel contempo sostenne che la liberazione sociale delle masse proletarie era il presupposto ineliminabile della liberazione nazionale. Questa idea, unita all’opposizione alla politica estera filofrancese della S.P.D. ed alla sua lotta contro il Piano Dawes, gli provocò la sfiducia nelle alte istanze socialdemocratiche. Il celebre Eduard Bersnstein li attaccherà per la loro attitudine nazionalista nel periodico ‘’Glocke’’. Niekisch non fu marxista ortodosso; concepiva il marxismo come valor di critica sociale, non di Weltanschauung ed immaginava lo stato socialista per interesse di classe, come esecutore del testamento di Weimer e Konigsberg ( Goethe e Kant). Tali idee non furono gradite alla direzione della S.P.D.. Niekisch era isolato all’interno del movimento socialista, ma mantenne relazioni strette con il ‘’Circolo Hofpgeismar’’ della Gioventù Socialista, di cui rappresentava l’ala nazionalista influenzata dalla ‘’Rivoluzione Conservatrice’’. Niekisch scrisse sulla rivista del circolo ‘’Rundbrief ’’ da cui provenirono le fila dei collaboratori quando cominciò la fase del periodico ‘’Der Widerstand’’, fra essi vi era Benedikt Obermayr, che lavorerà poi con Walther Darrè nel Reichsmahrstand. Rientrò nella S.P.D. che, dopo una decisione presa durante la prima guerra mondiale, si fuse con la U.S.P.D., tra il 1922 ed il 1926, da qui maturò una posizione di sinistra nel 1926. La S.P.D., su pressione del suo presidente, limitò Niekisch, escludendolo dal suo posto nel sindacato tessile e nel luglio 1926, anticipò la sua espulsione. Niekisch acquisì un posto nella storia tramite le sue idee rivoluzionarie del XX secolo: considerando problematico lo schema ‘’destra-centro-sinistra’’, si sforzò di raggruppare le migliori forze della destra e della sinistra ( conforme alla celebre immagine del ferro di cavallo, gli estremi di questo si incontrano più che col centro) nella lotta contro un nemico che era all’estero l’Occidente liberale ed il Trattato di Versailles, all’interno, il liberalismo di Weimar. Nel luglio 1926 editò il primo numero della rivista ‘’Der Widerstand’’ ed attrasse importanti frazioni – sia per numero che per il suo attivismo – dal vecchio Freikorps ‘’Bund Oberland’’, aderì alla A.S.P., intendendo utilizzarla come piattaforma per il suo piano di riunione delle forze rivoluzionarie. Si trasferì a Dresda, diresse il periodico dell’A.S.P. ( ‘’Der Volkstaat’’), con una dura lotta contro la politica occidentale di Stresemann, opponendosi al Trattato di Locarno in cui la Germania riconosceva le sue frontiere occidentali come definite e la obbligazione di pagare le riparazioni; lo spirito del Trattato di Rapallo del 1922 in cui l’U.R.S.S. e la Germania decapitata – poveri d’Europa – si unirono solidarmente contro le potenze vincitrici. L’esperienza con la A.S.P. terminò quando il partito fu sconfitto alle elezioni del 1928, ridotto a forza insignificante, Niekisch scrisse le sue opere fondamentali ‘’Gedanken uber deutsche politik’’, ‘’Politik und idee (Erweiterung eines vortrags)’’ del 1929, Widerstands-Verlag-Anna Niekisch, Dresda; ‘’Der politiche raum deutschen Widerstandes’’, Berlino 1931 e ‘’Politik deutschen Widerstandes’’ del 1932. Pubblicista ed editore, fondò l’editrice Widerstand nel 1928, e fece molte conferenze. Si relazionò con personalità (dopo maggio 1929 si trasferì a Berlino): il filosofo Alfred Baeumler lo presentò a Ernst a Friederich Georg Junger, con cui iniziò una stretta collaborazione, mantenne legami con l’ala sinistra della N.S.D.A.P.: il conte Ernst zu Reventlow, Gregor Strasser ( che gli offrì di divenire capo della redazione del ‘’Volkischer Beobachter’’) e Goebbels che fu suo ammiratore. Nell’ottobre 1929, Niekisch era stato l’animatore dall’azione giovanile contro il Piano Young ( altro piano di riparazione, pubblicando nel periodico ‘’Die Kommender’’, il 28 febbraio 1930, un lamento ardente contro questo piano, sottoscritto da tutte le associazioni giovanili tedesche - dalla Lega degli Studenti Nazional-Socialisti alla Gioventù Hitleriana (Hitlerjugend) – e seguito da manifestazioni di massa. I simpatizzanti della sua rivista si organizzarono nel ‘’Circolo Widerstand’’, che celebrarono tre congressi nazionali. Durante gli anni 1930-’32, anno in cui Niekisch viaggiò in U.R.S.S., organizzato dall’ARPLAN fondata dal professor Friedrich Lenz, altra figura preminente del nazionalbolscevismo. Le sue idee non le diffuse in maniera sistematica – fu un rivoluzionario e scrittore da combattimento. Dopo il 1919 Niekisch era stato attento interprete di Spengler ( epoca di livello intellettuale nella destra e nella sinistra in cui vi era una osmosi impensabile nelle circostanze del momento). Vi si oppose in ‘’Kultur’’ e ‘’Zivilisation’’. Le sue concezioni politiche furono influenzate dalla lettura di un articolo di Dostoyevskij che esercitò grande influenza nella Rivoluzione Conservatrice, attraverso Thomas Mann nelle sue ‘’Considerazioni di un impolitico’’ ed Arthur Moeller van der Bruck ‘’Germania, potenza protestante’’ ( dal ‘’Diario di uno scrittore’’, maggio-giugno 1877, capitolo III). Il termine protestante non aveva una connotazione religiosa, ma alludeva all’eco della Germania, quando Arminio aveva protestato contro le pretese romane di dominio universale, ereditate dalla Chiesa Cattolica e dall’idea della Rivoluzione Francese, prolungandosi, come segnalò Thomas Mann circa gli obiettivi dell’Entente che lottò contro la Germania nella I guerra mondiale. L’odio del mondo romano si convertì in un aspetto essenziale del pensiero di Niekisch, le idee dell’articolo di Dostoyevskij rafforzarono le sue concezioni. Faceva risalire la decadenza della Germania ai tempi in cui Carlo Magno realizzò la mattanza della stirpe nobile, obbligando i sopravvissuti a convertirsi al cristianesimo, veleno mortale per i germanici la cui funzione è quella di addomesticare l’eroe germanico col fine di sottoporlo alla schiavitù romana. Proclamò che tutti popoli che difendono la loro libertà dall’ imperialismo occidentale erano obbligati a rompere col cristianesimo per sopravvivere. Niekisch disprezzò il cattolicesimo con l’esaltazione del ‘’Protestantesimo’’ tedesco, non in quanto confessione religiosa ( censurò aspramente il protestantesimo ufficiale, che accusava di riconciliarsi con Roma nella sua comune lotta anti rivoluzionaria) ma come la forma di coscienza orgogliosa del vero tedesco e attitudine aristocratica opposte allo stadio dell’anima e delle masse cattoliche; posizione simile a quella di Rosenberg, difendendo la libertà di coscienza di entrambi contro l’oscurantismo dogmatico (Niekisch recensì sulla sua rivista il testo di Rosenberg ‘’Il mito del XX secolo’’). L’attitudine ostile dell’imperialismo romano contro la Germania continuò nei secoli, i Giudei, i Gesuiti, i framassoni per secoli hanno schiavizzato ed addomesticato i barbari germanici. La unanimità del mondo contro la Germania, si manifestò quando si diede uno stato forte, rivelandosi nella I guerra mondiale quando le potenze vincitrici imposero alla Germania la democrazia ( fenomeno di infiltrazione straniera) per distruggerla. La supremazia della politica sull’economia fu il principio fondamentale del pensiero di Niekisch, influenzato da Carl Schmitt. Contrario al liberalismo borghese, ai principi economici che non danno valore all’uomo, se non economico. L’individualismo borghese ( con lo stato liberale di diritto, libertà individuali, consideranti lo stato come un male) e il materialismo furono individuati come caratteristiche essenziali della democrazia borghese. La sua critica non originale, ma effettiva e sincera del sistema capitalista come sistema motore del benessere privato e non soddisfacente le necessità individuali e collettive, che genera disparità. La borghesia è il nemico interiore che collabora con gli stati occidentali borghesi che opprimono la Germania. Il sistema di Weimar ( democratico, socialista e clericale) rappresentava l’opposto allo spirito e alla volontà statale dei tedeschi ed era il nemico contro il quale si doveva organizzare la ‘’Resistenza’’. Niekisch ebbe un altro concetto fondamentale della ‘’Resistenza’’. La rivista con il medesimo nome aveva come sottotitolo ( primo: Blatter fur sozialistische und nationalrevolutionare politik, luogo: Zeitschrift fur nationalrevolutionare politik) una frase rivelatrice di von Clausewitz: ’’La resistenza è un’attività mediante la quale deve servire a distruggere tante forze del nemico di modo da ottenere che rinunci al suo proposito’’. Niekisch considerava possibile la resistenza perché la situazione di decadenza della Germania era passeggera, non irreversibile e dunque voleva segnalare che il suo pessimismo era ‘’illimitato’’ considerava le sue dichiarazioni in questo sentire come mero effetto retorico, continuare l’attività rivoluzionaria era la miglior prova che mai cedette al pessimismo ed alla demoralizzazione, contro la democrazia parlamentare ed il liberalismo, la forma francese di vita e l’americanismo. Con la medesima esattezza designò gli obbiettivi dell’attitudine di resistenza: l’indipendenza e la libertà della Germania, l’alto valore dello stato, il recupero di tutti i tedeschi che si trovavano sotto il giogo straniero. Con il suo riconoscimento dei valori economici, Niekisch non contrappose a questo nemico una miglior forma di distruzione dei beni materiali e la costruzione di una società del benessere. Non fu interessato agli aspetti socio-economici della rivoluzione russa né alle attitudini del K.P.D.; ma al superamento del mondo borghese, cui voleva innalzarsi asceticamente.
Il programma di ‘’Resistenza’’ del 1930 mirava a tale considerazione: nel decidere dei beni che l’Europa desidera, nel rifiuto dell’economia internazionale, nella riduzione della popolazione urbana e nella ricostruzione della possibilità della vita contadina, nella volontà di povertà e un modo di vita semplice che doveva opporsi orgogliosamente alla vita raffinata delle potenze imperialiste occidentali, la rinuncia al principio della proprietà privata in cui egli scorgeva il diritto romano, per l’ opposizione nazionale, la proprietà non é un diritto ma implica un servizio al popolo ed allo stato. I suoi obiettivi, che Uwe Sauermannn definì identici a quelli nazionalisti, i sentieri ed i mezzi per conseguirli erano nuovi. Niekisch cercò le forze rivoluzionarie adeguate e si rivolse al movimento operaio. La borghesia ha abusato del concetto ‘’nazionale’’ impiegato come copertura dei propri interessi economici e di classe ha provocato nel lavoratore l’identificazione nei termini ‘’nazionale’’ e ‘’socialreazionario’’, il quale ha portato il proletariato a separarsi dai lacci nazionali per creare per sé solo uno stato e questa attitudine dell’unione del movimento operaio giustifica per Niekisch il fatto che il lavoratore in quanto tale è altra cosa che un borghese frustrato senza più aspirazioni che mira ad un benessere economico ed a un modo di vita identico a quello della borghesia. Il marxismo è una ideologia borghese, nata nel medesimo terreno di coltura del liberalismo e condivide con esso un valore della vita nei termini esclusivamente economici. La responsabilità di tale situazione è della socialdemocrazia che è un liberalismo popolarizzato che fa ottenere al lavoratore nel suo egoismo di classe la sua trasformazione in borghese. La S.P.D. non raggiunse dopo il 1918 la realizzazione dell’indispensabile rivoluzione nazionale e sociale a causa delle responsabilità dei suoi dirigenti, che la trasformarono in una opposizione dentro il sistema capitalista, non rendendola più un partito rivoluzionario: la S.P.D. era un partito liberale e capitalista che impiegava una terminologia socialrivoluzionaria per ingannare i lavoratori. L’analisi di Niekisch per cui tutte le forme di socialismo basate sulla considerazione umanitaria sono tendenze corruttrici che dissolvono la sostanza della volontà guerriera del popolo tedesco. Influenzato dal decisionismo di Carl Schmitt, Niekisch ebbe un’attitudine verso il K.P.D., in opposizione alla S.P.D. collocata nella concezione borghese, infatti il comunismo si basava su istanze elementari. Niekisch apprezzò nella K.P.D. la sua struttura autocratica, la sua approvazione della dittatura. Caratteristica che poteva utilizzare il comunismo come mezzo per cui si poteva percorrere insieme una parte del cammino. Appoggiò il Programma di Liberazione Nazionale e Sociale del K.P.D. del 24 agosto 1930, in cui si dichiarava la lotta totale contro le riparazioni e l’ordine di Versailles, quando si rivelò una tattica orientata a frenare la crescita della N.S.D.A.P. uguale alla linea Schlageter nel 1923. Niekisch denunciò la mala fede dei comunisti circa il problema nazionale e li qualificò incapaci di realizzare il compito a cui aspiravano perché erano solo socialrivoluzionari e poco rivoluzionari. Il ruolo dirigente nel partito rivoluzionario dovrà corrispondere ad una nazionalismo di nuovo corso senza connessioni col vecchio nazionalismo (Niekisch considerava il partito tradizionale dei nazionalisti, il D.N.V.P., incapace della resurrezione tedesca perché si orientava verso l’epoca guglielmina, definitivamente scomparsa). Il nuovo nazionalismo doveva essere socialrivoluzionario, incondizionato, disposto a distruggere ciò che ostacolava l’indipendenza tedesca ed il nuovo nazionalismo, con i compiti di utilizzare l’operaio comunista rivoluzionario, dovrà avere la caratteristica fondamentale di pretendere di sacrificarsi e di servire; il comunismo è un fumo che ascende dove il mondo comincia ad ardere. Il modello della vecchia Prussia o dell’idea di Potsdam, che con i suoi mezzo sangue slavi poteva essere l’antidoto contro la Germania romanizzata. I primi numeri della rivista ‘’Der Widerstand’’instavano per una resurrezione della Germania prussiana, disciplinata e barbara, più preoccupata del potere che dello spirito. O.E. Schuddekopf indicò nell’idea di Potsdam di Niekisch le premesse del nazionalbolscevismo: lo stato totale, l’economia pianificata, l’alleanza con l’U.R.S.S., lo stato dello spirito antiromano, la difesa contro l’occidente, l’incondizionato stato guerriero, la povertà. Nella concezione prussiana vi era l’idea che necessita ai tedeschi: lo ‘’Stato Totale’’, necessario in quanto la Germania, minacciata all’interno dal debito alla sua situazione geografica, necessita di trasformarsi in uno stato militare. Lo Stato Totale deve essere uno strumento di combattimento che deve subordinare tutta l’economia come la cultura e la scienza perchè il popolo tedesco ottenga la sua libertà. Le ragioni del nazionalbolscevismo in cui lo stato non può dipendere da una economia capitalista nella quale l’offerta e la domanda determina il mercato; al contrario, l’economia deve essere subordinata allo stato ed alle sue necessità. Niekisch tenne molte conferenze nell’ambiente militare e nei settori della Reichswehr, ma dal 1933 si distaccò dalla concezione di una ‘’dittatura della Reichswehr’’ che poteva sembrare poco ‘’pura’’ e ‘’prussiana’’ per essere la portatrice della ‘’dittatura nazionale’’. La politica estera ( l’unica politica vera per Spengler) predominava su quella interna e le sue concezioni furono influenzate da Machiavelli ( di cui Niekisch era grande ammiratore, tanto da firmare vari articoli con lo pseudonimo di Niccolò), e dal suo amico Karl Hausofer. Del primo conservò la sua Realpolitik, la sua convinzione della vera essenza della politica che è la lotta dentro lo stato per il potere e la supremazia, dal secondo apprese a pensare secondo le dimensioni della geopolitica, considerando che nella situazione attuale e con maggior motivo avevano peso nella politica mondiale gli stati costruiti sopra i grandi spazi – e come nel 1930 l’Europa Centrale non sarebbe stata una colonia americana, sottomessa alla esplosione economica, alla banalità, alla nullità, al deserto, alla vacuità, della spiritualità americana. Niekisch propose un grande Stato da Vladivostock a Vlessingen, un blocco germano-slavo dominato dallo spirito prussiano in cui impera l’unico collettivismo che può sopportare l’orgoglio umano: il militare. Accettando il concetto di ‘’popoli proletari’’ ( come dicevano i fascisti di sinistra), il nazionalismo di Niekisch era un nazionalismo di liberazione, non sciovinista, i cui obiettivi dovevano essere la distruzione dell’ordine europeo sorto da Versailles e la liquidazione della Società delle Nazioni, strumento delle potenze vincitrici. Il pensiero di Niekisch risuonava come un gioco in comune della Germania con i due stati che avevano saputo riconoscere la ‘’struttura intellettuale’’ occidentale: la Russia bolscevica e l’Italia fascista ( vi era una correlazione tra Niekisch e Ramiro Ledesma Ramos). Nel suo programma di aprile 1930 si accennava a: ‘’le relazioni pubbliche o segrete con tutti i popoli che soffrono come il popolo tedesco l’oppressione da parte delle potenze imperialiste occidentali’’. Fra tali popoli c’erano l’U.R.S.S. ed i popoli coloniali dell’Asia e dell’Africa. Patrimonio comune fra Rivoluzione Conservatrice di Moeller van den Bruck ed il Nazionalbolscevismo, oltre che dei fascisti di sinistra: Ledesma Ramos e Drieu La Rochelle. Niekisch considerava la rivoluzione russa del 1917 come una rivoluzione nazionale più che una rivoluzione sociale. La Russia rischiava la disintegrazione per l’infiltrazione dei valori occidentali in seno alla sua essenza, incendiò di nuovo Mosca per eliminare i suoi invasori, impiegando come combustibile il marxismo. Il sentimento della Rivoluzione Bolscevica: la Russia ricorse all’idea di Potsdam, la elevò all’estremo, verso la dismisura, e creò questo stato assoluto di guerrieri che sottomise la medesima vita quotidiana alla disciplina militare, cui i cittadini sanno sopportare la fame quando occorre battersi, la vita è caricata verso la esplosione di volontà di resistenza. Kerenski era un prestanome dell’occidente che chiedeva di introdurre la democrazia borghese in Russia ( era l’uomo in cui confidavano le potenze della Entente perché la Russia continuasse come loro alleato la guerra contro la Germania). La Rivoluzione Bolscevica fu diretta contro gli stati imperialisti dell’occidente e contro la propria borghesia antinazionale ed esterofila. Niekisch definì il leninismo come ciò che accade del marxismo quando un uomo di Stato geniale lo utilizza per fini di politica nazionale e citava frequentemente la celebre frase di Lenin che si traduceva in un motivo guida di tutti i nazionalbolscevichi, il fattore della causa del popolo: la causa della nazione si convertirà nella causa del popolo. Nelle lotte per il potere fra coloro che presero il posto della dirigenza sovietica dopo la morte di Lenin, le simpatie di Niekisch andavano a Stalin, mentre la sua ostilità verso Trotzkji ( attitudine condivisa da Junger e dagli Strasser). Trotzkji e seguaci incarnavano le forze occidentali, il veleno dell’ovest, le forze della decomposizione ostili ad un ordine nazionale in Russia, per cui appoggiò con soddisfazione la vittoria di Stalin e diede al suo regime la qualificazione di organizzazione di difesa nazionale che libera gli istinti virili e combattenti. Il primo Piano Quinquennale all’epoca in cui Niekisch scriveva era un prodigioso sforzo morale e nazionale destinato ad instaurare l’autarchia. Era l’aspetto politico-militare della pianificazione che affascinava Niekisch, gli aspetti socio-economici (come la stima per il K.P.D.) a stento gli interessavano. La formula: ‘’Collettivismo più pianificazione eguale militarizzazione del popolo’’. Niekisch apprezzava in Russia il contrario di ciò che poteva attrarre gli attuali intellettuali marxisti degenerati: la violenta volontà di produrre per fortificare e difendere lo Stato, la barbarica coscienza dell’esistente…l’atteggiamento guerriero, autocratico, della elite dirigente, che governa dittatorialmente, l’esercito come forma di pratica dell’ascesi per un popolo…’’ Vide nell’U.R.S.S. il compagno ideale dell’alleanza per la Germania, ora che incarnava i valori antioccidentali per i quali si batteva Niekisch. All’epoca l’U.R.S.S. era uno stato isolato visto con diffidenza dall’occidente ed escluso dal sistema delle alleanze, circondato da stati ostili che erano satelliti di Francia ed Inghilterra ( Stati Baltici, Polonia, Romania). Negli anni trenta, l’U.R.S.S. non faceva parte della Società delle Nazioni, né aveva relazioni diplomatiche con l’E.E.U.U. . Un’alleanza Russia – Germania era necessaria per la prima perché la Russia temeva l’Asia, e solo un blocco dall’Atlantico al Pacifico poteva contenere ‘’la marea gialla’’ dalla medesima forma e con la collaborazione tedesca poteva esplorare le immense risorse della Siberia. La Russia appariva a Niekisch come un modello. La Germania non doveva copiare l’idea bolscevica, Niekisch condivise l’opinione dei nazionalisti – doveva, invece, cercare le proprie idee e forme e se la Russia, era d’esempio, la ragione era che doveva organizzare lo stato secondo la ‘’norma di Potsdam’’ ed ispirare la Germania organizzando uno Stato totale antioccidentale. La Germania non imitava la Russia, ma doveva recuperava la sua specificità, alienata durante gli anni di sottomissione allo straniero, che si sarebbe incarnata nello Stato Russo. Gli accordi con la Polonia e la Francia tentati con l’U.R.S.S. erano osservati con inquietudine da Niekisch, che difese l’U.R.S.S. contro le minacce di intervento e contro le campagne per le confessioni religiose. L’imperialismo cattolico romano e i suoi ultimi alleati protestanti, erano per Niekisch una partecipazione della Germania alla crociata contro la Prussia che significava il suicidio. Niekisch oppositore del nazionalsocialismo, era visto dai suoi contemporanei come un nazista. La rivista paracomunista ‘’Aufbruch’’ lo mise nella stessa posizione di Hitler nel 1932; la rivista sovietica ‘’Moskauer rundschau’’ il 30 novembre 1930, qualificò il suo libro ‘’Entscheidung’’ l’opera di un romantico che aveva elevato Nietzsche sulla tavola dei valori. Per i critici moderni come Armin Mohler ciò che Niekisch esigeva durante gli anni sarà realizzato da Hitler, e Faye segnalò che la polemica contro i nazionalsocialisti, per il linguaggio che impiegò, lo collocava sul terreno di questi. Niekisch considerò la N.S.D.A.P. prima del 1923 come un ‘’movimento nazionalrivoluzionario genuinamente tedesco’’. La fondazione del nuovo partito nel 1925 gli fece cambiare idea come la modificherà la sua stima del fascismo italiano. La critica essenziale di Niekisch al nazionalsocialismo nell’opuscolo del 1932 ‘’Hitler, ein deutsch verhagnis’’ che apparì illustrato con disegni impressionanti dall’artista di valore: A. Paul Weber. Dupeux mostrò che questa critica non si effettuava dal punto di vista dell’umanitarismo e della democrazia come è abitudine ai nostri giorni e Sauermann lo qualificò avversario dal fondo essenziale simile. Niekisch considerava come cattolico, romano e fascista il fatto di rivolgersi alle masse e legò alla espressione ‘’assurda’’ (Dupeux), ‘’chi è nazi sarà un preordinato cattolico’’. In questa critica era la manifestazione di una attitudine molto comune negli gli autori della rivoluzione conservatrice che disprezzavano come ‘’demagogia’’ tutto il lavoro entro le masse e che ricordava che Niekisch non fu un tattico né un ‘’politico pratico’’. La diffidenza di Niekisch verso il nazionalsocialismo con le sue origini austriache e bavaresi, considerava con sospetto i tedeschi del sud e dell’ovest influenzati dalla romanità. Niekisch rimproverava al nazionalismo il suo ‘’democratismo’’ rousseauniano che crede nel popolo. Essenziale è lo Stato, per cui sviluppò un vero ‘’culto dello Stato’’. Compreso sin dall’epoca socialdemocratica risulta grottesco qualificarlo come un ‘’duro sindacalista’’. Niekisch commise errori gravi nella sua stima del nazionalismo, come prendere sul serio il ‘’giuramento di legalità’’ pronunciato da Hitler nel corso del processo al tenente Scheringer, sino a sospettare che si trattasse di mera tattica ( Lenin diceva che un rivoluzionario doveva saper utilizzare tutti i mezzi legali ed illegali; servirsi di tutti i mezzi secondo la situazione e questo Hitler lo realizzò alla perfezione) considerando che Hitler si riteneva lontano dal potere nel gennaio 1933. Tali errori possono spiegarsi, come fece Sauermann, perché Niekisch giudicava la N.S.D.A.P. basandosi sulla propaganda elettorale che era nello studio della vera essenza di questo movimento. Il rimprovero fondamentale concerneva la politica estera. Niekisch ammirava Stalin in contrasto con l’assoluto disprezzo che aveva verso Roosevelt e Churchill. Fu contrario alla politica estera, filo-occidentale di Stresemann, per un nazionalismo rivoluzionario antioccidentale, che credeva nella cooperazione tra la Germania e l’U.R.S.S., convinto che lo spirito di Potsdam fosse incarnato dall’U.R.S.S., tentò una sintesi sinergica dell’estremismo nazionalista, diretto contro il Trattato di Versailles, l’influenza francese e la dominazione giudaica mediante il socialismo rivoluzionario ed ebbe qualche influenza nella sinistra nazionalsocialista, tra i giovani Otto e Gregor Strasser, Joseph Goebbels, Ernst Rohm ed altri nazionalisti non nazisti e nazionalrivoluzionari, come Ernst Junger. Niekisch sviluppò una visione storica e politica eurasiatica, basata sull’alleanza tra U.R.S.S., Germania, India e Cina. La figura ideale che suppose essere il motore umano di questa alleanza era l’opposizione alla borghesia. Abbiamo un parallelo con le tesi di Mao-Tse-Tung. Niekisch supportò i movimenti antifrancesi ed antibritannici negli Imperi coloniali, ma anche in Europa ( come i movimenti irlandesi contro l’Inghilterra, quelli delle Fiandre contro i valloni belgi, quello dell’India contro l’Inghilterra); perché non era interessato al potere dello Stato totalitario, anzi lottò contro il potere. Nel 1930 aveva pubblicato la sua opera principale ‘’Entscheidung ( La decisione). Die wochenzeitung fur nationalrevolutionare politik’’, dalla Widerstands-Verlag a Berlino. Nel 1931 si oppose al nazionalsocialismo hitleriano di destra, scrivendo e pubblicando nel 1932 a Berlino ‘’Hitler, ein deutsches verhangnis’’ ( Hitler, una fatalità tedesca), violento pamphlet antihitleriano, in cui tracciava le differenze e le similitudini tra le tesi di Niekisch e le correnti nazionalcomuniste borghesi, fino ad indicarlo come esponente rappresentativo del bolscevismo prussiano, nell’area nazionalrivoluzionaria. Niekisch ebbe un’esperienza ed alcuni rapporti con i gruppi paramilitari: ‘’Oberland’’ e ‘’Wehrwolf’’ che dettero vita alle cellule di Widerstandskameradschaften, alle Widerstand Sozialistischer Gruppen in contatto con la National-Konservativen Widerstandsgruppen. La vita di Niekisch fu un lungo viaggio nel XX secolo per l’affermazione di quella ‘’Terza Figura Imperiale’’ planetaria ispirata al ‘’bolscevismo eroico’’ dei piani quinquennali e della collettivizzazione nell’U.R.S.S. di Stalin. Una figura che ispirò Junger nel suo libro ‘’Der arbeiter’’ ( ‘’L’operaio’’),signore della tecnica, ma con radici volkisch radicate nel nazionalismo proletario germanico anti-occidentale, la cui ratio sarà la tecnica e che soppianterà l’’’eterno romano’’ ( la cui ratio è metafisica) e l’’’eterno giudeo’’ ( la cui ratio è economica). Favorevole al nord germanico contadino e l’est bolscevico retrivo. Contrario all’occidente civilizzatore-capitalista, criticò il sud cattolico-romano. Il comunismo dei Nazionalbolscevichi era assolutamente libero da connotazioni antifasciste ed il loro nazionalismo era libero da connotazioni anticomuniste. Al di là della destra e della sinistra, la Rivoluzione una ed indivisibile nella trinità impossibile che unisce dialetticamente Terza Roma, Terzo Reich e la Terza Internazionale. Il mito degli Angeli, la resurrezione degli eroi, la rivolta del cuore contro la dittatura della ragione. Il Nazionalbolscevismo fu il tentativo, dettato dalla disperazione della borghesia tedesca, di sfuggire alla legge interna dello Stato della Repubblica di Weimar. Niekisch fu membro dell’ARPLAN, Associazione per lo Studio del Piano Quinquennale Sovietica, insieme ad Ernst Junger, Georg Lukacs, Karl Wittfogel e Friedrich Hielscher, sotto i cui auspici visitò l’U.R.S.S. nel 1932. Niekisch reagì favorevolmente alla pubblicazione del testo ‘’Der Arbeiter’’ in cui mostrò un progetto dettagliato per una Germania Nazionalbolscevica. Benché antisemita e favorevole ad uno stato totalitario, Niekisch respinse Adolf Hitler perché sentiva che mancava di ogni reale senso di socialismo. Nel 1937 pubblicò a Berlino il testo ‘’Hitler, inve gehmeimes rekh ’’. Hitler soppresse ‘’Der Widerstand’’. Fu un resistente ed organizzò l’opposizione dei circoli nelle grandi città di Berlino, Monaco, Norimberga e Lipsia, ma senza successo. Il 9 marzo 1933 Niekisch era stato detenuto da un gruppo delle S.A. (Sturm Abteilung) e il suo domicilio registrato. Fu posto in libertà immediatamente, ma la rivista ‘’Entscheidung’’, fondata nell’ottobre 1932 fu sospesa. Widerstand al contrario c continuò ad essere stampata sino al dicembre 1934 e l’editrice con il medesimo nome pubblicò libri sino al 1936 inoltrato. A partire dal 1934 Niekisch viaggiò per tutti i paesi d’Europa, dove ebbe contatti coi circoli della emigrazione. Nel 1935, in una visita a Roma, fu ricevuto da Mussolini. Fu un incontro disteso e cordiale fra due personalità che avevano iniziato la loro carriera politica nel socialismo rivoluzionario. Alla domanda di Mussolini sul perché ce l’avesse con Hitler, Niekisch rispose: ‘’Concordo le vostre parole sopra i popoli proletari’’. Mussolini replicò ‘’Questo è ciò che dico sempre ad Hitler ‘’, ( Scrisse a Mussolini una lettera il 6 marzo 1940, nella quale favoriva il suo accordo con la Russia perché ‘’quello che ha portato il nazionalsocialismo all’ostilità verso il comunismo è solo l’atteggiamento – unilaterale – giudaico-internazionale, e non l’ideologia dello Stato-Stalinista-russo-nazionalista’’). Durante la guerra, Hitler espresse le conseguenze personali che potevano derivarne. Dopo un certo periodo di tempo vissuto in clandestinità, Niekisch, considerato un nemico del Terzo Reich, fu arrestato insieme ai suoi seguaci dei circoli ‘’Resistenza’’, che, tra l’altro avevano cessato di esistere, al constatare che Hitler stasa realizzando realmente la demolizione del diktat di Versailles che avevano tanto combattuto, dalla Gestapo ( Geheimen Staatspolizei), per attività cospiratrice, il 22 marzo 1937 e rinchiuso nella prigione di Brandeburgo. Fu, poi, condannato dalla Corte del Popolo all’ergastolo il 10 gennaio 1939, per alto tradimento ed infrazione alle norme sulla fondazione dei nuovi partiti, rinchiuso in un campo di concentramento con Ernst Toller e Erich Musham, scontò otto anni di carcere sotto il Terzo Reich, per la sua attività di resistente al regime. I capi di accusa che gravarono su di lui furono i manoscritti ritrovati nella sua casa in cui critica nella sua casa in cui criticava Hitler e altri dirigenti del Terzo Reich. L’influenza delle idee di Niekisch è avvalorata dalle sue conferenze, presso i circoli dei suoi amici, dalle relazioni negli ambienti militari, dalla sua attività editoriale e dalla speciale atmosfera di quegli anni in Germania, in cui le idee trasmesse da ‘’Widerstand’’ incontravano un ambiente più recettivo nelle leghe paramilitari, nei movimenti giovanili, le innumerevoli riviste affini, ed i grandi raggruppamenti come la N.S.D.A.P. , lo Stahlhelm e un certo settore dei militanti del K.P.D. . (il passaggio dei militanti dal K.P.D. verso la N.S.D.A.P. e viceversa fu un fenomeno comune negli ultimi anni della Repubblica di Weimar, molti rivoluzionari ripercorsero il tragitto al contrario, prima della salita di Hitler al potere). Fu, poi, liberato il 27 aprile 1945 dall’Armata Rossa, quasi cieco e semiparalitico.
Nel dopoguerra contrastò la borghesia e la classe media per la sua mancanza di moralità; amareggiato dalla sua esperienza in tempo di guerra si indirizzò contro il nazionalismo e tornò all’ortodossia marxista. Nell’estate 1945, dopo un breve periodo di persecuzione, si affiliò alla K. P.D. (Kommunistischen Partei Deutschland), che dopo la sua fusione in zona sovietica ( futura D.D.R.=Germania Democratica Tedesca) con la S.P.D. nel 1946, si denominò S.E.D. ( Sozialistichen Einheitspartei Deutschlands = Partito Socialista Unificato di Germania), fu eletto deputato al Congresso Popolare, come delegato della Lega Culturale, avendo come assistente alla Camera Werner Maser. Difese la via tedesca al socialismo e si oppose dopo il 1948 alle tendenze circa la divisione permanente della Germania. Nel 1947 fu nominato lettore di sociologia all’università Humboldt di Berlino est e nel 1949 direttore dell’’’Istituto della Investigazione sull’Imperialismo’’, lavorò all’Istituto di Ricerche Sociali nella D.D.R., con il suo assistente Heinz Maus,: in tale anno egli pubblicò uno studio sul problema della elite di Ortega y Gasset. Travolto dalla sua onestà e invalidità, divenne marxista nel dopoguerra, scrivendo nel 1953 il testo ‘’Das Reich der niederen damonen’’, riflettendo sul Terzo Reich, enfatizzò la classe media emergente in Germania ed la loro limitata resistenza morale. Hitler era un criminale che riversava il suo sprezzo e quello della borghesia tedesca.
La borghesia si adoperò per il governo per cui i nazisti si erano battuti. Niekisch non fu collaborazionista servile: dopo il 1950 i russi non chiedevano alla D.D.R. ( ‘’una via tedesca’’) al socialismo, se non l’essere un satellite docile
( come gli americani alla Repubblica Federale Tedesca). La sua abituale criticità lo fece cadere in disgrazia; nel 1951 la sua docenza universitaria fu sospesa e l’Istituto fu chiuso. Nel 1952 fu scomunicato dall’organo ufficiale del Comitato Centrale della S.E.D. a proposito del suo libro del 1952 ‘’Europaische bilanz’’. Niekisch fu accusato di ‘’Pervenire ad erronee conclusioni pessimiste perché, nonostante l’impiego occasionale della terminologia marxista, non impiegava il metodo marxista…La sua concezione della storia era idealista…’’. Il colpo finale glielo diedero gli eventi del 17 giugno 1953 a Berlino, quando fu disilluso dalla brutale repressione dell’insurrezione dei lavoratori che Niekisch considerava come una legittima sollevazione popolare. La successiva repressione cancellò le sue ultime speranze nella D.D.R. e si ritirò dalla politica. Niekisch vecchio ed infermo si dedicò con le sue memorie tentando di dare alla sua antica attitudine di resistenza all’opposizione ad Hitler, cercando di cancellare le tracce della sua opposizione al liberalismo. Aiutato dai membri del suo circolo che erano sopravvissuti, come Josef Drexel, originario membro del Bund Oberland, che si riciclò, convertendosi nel secondo dopoguerra, come magnate della stampa in Franconia. Niekisch voleva una pensione per i suoi anni trascorsi in carcere. Pensione che gli fu negata, attraverso una interminabile catena di processi. I Tribunali fondarono il loro rifiuto in due punti: Niekisch aveva formato parte di una setta nazionalsocialista ed aveva collaborato posteriormente nella condizione dell’altro totalitarismo: D.D.R.. Ostacolo da apparire innocuo Niekisch si deduce dall’esposto. Le sue opere anteriori al 1933 sono impossibili a trovarsi per non essere state rieditate e fatte scomparire nelle biblioteche. Armin Mohler segnalò che Niekisch voleva farsi virulento, e le fotocopie dei suoi scritti circolano tra i giovani tedeschi disillusi dal neomarxismo ( Marcuse e la Scuola di Francoforte). La critica storica gli concede maggior importanza come mostra la piccola-nota bibliografica che include una continuazione di tal uomo che si oppose a tutti i regimi nella Germania del XX secolo, perché non opportunista. I suoi cambiamenti di orientamento furono il prodotto della sua incessante ricerca di uno stato che avrebbe garantito la liberazione della Germania e lo strumento adeguato per raggiungere questo obiettivo. Le sue sofferenze reali meritano rispetto dovuto a che mantiene costantemente le sue idee. Niekisch poteva seguire una carriera burocratica nella S.P.D., accettare lo splendido posto offertogli da Gregor Strasser, esiliato nel 1933, fu chiamato nella D.D.R. … sempre fedele al suo ideale ed operò come credette che doveva fare sin a tenere in conto la disposizione – esplicitata nel ‘’Mein Kampf’’’ – da Hitler ad una intelligenza con l’Italia e l’Inghilterra e l’ostilità verso la Russia erano gli errori essenziali del nazionalsocialismo, per questo orientamento la Germania sarà un ‘’gendarme dell’occidente’’. Questa critica è più coerente che la precedente. L’assurda fiducia di Hitler nel potere legato da un accordo con l’Inghilterra gli fece commettere un grave errore
( Dunkerque), circa la sua alleanza con l’Italia, determinata dal sentimento e non dagli interessi, fatale in politica. Circa l’U.R.S.S. tra i collaboratori di Hitler, Goebbels fu seguace di un intendimento inclusa un’alleanza con essa, non solo all’epoca della sua collaborazione con gli Strasser sino alla fine del Terzo Reich, come dimostrò il capo redattore Wilfred von Owen nel suo Diario (‘’Finale Furioso. Mit Goebbels bis zum Ende’’) editato per la prima volta in Buenos Aires nel 1950 e proibito in Germania fino al 1974, apparso nella prestigiosa Grabert-Verlag di Tubinga, e tal male pesò agli antisovietici e filooccidentali di professione. La denuncia che Niekisch realizzò della crociata contro la Russia avrà i toni profetici quando evocherà in una immagine ‘’le ombre del momento in quelle forze…della Germania, dirette contro l’Est, dilapidatrici, eccessivamente tese, esploderanno. Rimarrà un popolo spossato, senza speranza e l’ordine di Versailles sarà più forte che mai’’. Niekisch esercitò durante gli anni 1926-’33 un’influenza reale nella politica tedesca attraverso la diffusione e l’accettazione dei suoi scritti negli ambienti nazionalrivoluzionari che lottarono contro il sistema di Weimar; influenza non quantitativa: la attività di Niekisch mai si orientò alla conquista delle masse nel carattere delle sue idee. Lasciò nel 1954 tutte le cariche, criticò il sistema di regime della D.D.R. e nel 1963, dopo essersi diviso dalla S.E.D. nel febbraio 1955, andò nella Repubblica Federale Tedesca a Berlino ovest. Nel 1957 pubblicò ‘’Das rech der nieberren damonen’’ e nel 1958 fra Berlino e Colonia il testo ’’Gewagtes leben’’. Morì, cieco, il mattino del 23 maggio 1967 a Berlino ovest. Niekisch influenzò l’europeismo rivoluzionario ed il nazionalismo europeo. L’Europa sarà simile agli pseudovalori dell’occidente americanizzato; le sue idee e la sua lotta continuano tenendo un valore esemplare, compreso i nazionalrivoluzionari della Sache dei popoli, quando, nel 1976, collocarono nell’antica vivenda di Niekisch una placa con scritto sopra le frase: ‘’O siamo un popolo rivoluzionario o cessiamo definitivamente di essere un popolo libero’’.
Antonio Rossiello
15/04/2007