STORIA 2007

 

Tedeschi in fuga, un dramma dimenticato

Di Saverio Borgheresi

Fino a poco tempo fa, la maggior parte degli storici e giornalisti, menzionava la seconda guerra mondiale, solo per ricordare gli enormi e disumani crimini perpetuati dalle truppe tedesche nei territori occupati. Finalmente, da pochi lustri la storiografia ufficiale ha iniziato a fare luce sul dramma delle popolazioni tedesche in fuga dall’avanzata dell’ Armata Rossa. Dal 1944/46 oltre 16 milioni di persone abbandonarono definitivamente le loro abitazioni a est della linea Oder-Neisse e 2 milioni di loro perì nel trasferimento forzato.

La data storica, dell’inizio dell’immane fuga fu il 20 agosto 1944, quando la prima pattuglia avanzata dell’ Armata Rossa raggiunse il confine della Prussia Orientale, portando per la prima volta i soldati sovietici nel cuore del Reich.  L’inizio della campagna di odio sovietica fu il massacro degli abitanti di Nemmersdof nell’autunno del 1944. La popolazione che non aveva abbandonato il villaggio fu crudelmente assassinata. Donne e bambini furono violentati, mutilati e uccisi indiscriminatamente, mentre gli anziani furono fucilati sul posto. All’inizio del 1945, cominciò un nuovo attacco sovietico, contro le deboli armate tedesche, il 23 gennaio l’ Armata Rossa raggiunse la cittadina di Elbing affacciata sul Mar Baltico, trovando definitivamente i collegamenti via terra tra la Prussia Orientale e il Reich, imprigionando nell’immensa sacca oltre 2 milioni e mezzo di persone.

 La popolazione in preda al panico poté  tentare solamente la fuga via mare. Migliaia di tedeschi cercarono rifugio nelle città portuali di Pillau e Konisberg. Il tragitto di ritirata raggiunse toni drammatici, poveri cittadini avanzavano nelle tempeste di neve con temperature a -25°. Sul Mar Baltico si sviluppò, una vasta operazione di salvataggio alla quale presero parte oltre 800 navi della marina tedesca. ( la flotta del Reich riuscì a evacuare oltre 2 milioni di persone, fino all’8 maggio del 1945, quando circa 25.000 soldati lasciarono il golfo di Danzica ove alcune truppe della Wehrmarcht resistevano ancora ).

Il 30 gennaio 1945, la nave da trasporto Gustloff con a bordo 8.000 passeggeri abbandonò il porto di Pillau. Il giorno dopo nei pressi della costa della Pomerania un sommergibile russo silurò la nave. Il Mar Baltico era mosso, la temperatura dell’acqua raggiungeva i 2° gradi, e in coperta c’era uno strato di ghiaccio, che bloccava le lance di salvataggio. Alla fine, soltanto 838 passeggeri riuscirono a portarsi in salvo sulle altre navi a seguito del convoglio.

Negli stessi giorni, la catastrofe umanitaria, raggiunse la Slesia. Il 20 gennaio migliaia di persone ( circa 600.000 persone ), raggiunsero Breslavia riversandosi sulle stazioni ferroviarie, in cerca di mezzi di fuga per il “sicuro” Ovest. Molti profughi, arrivarono nella città sassone di Dresda, considerata come località “sicura”, data la sua irrilevanza militare. IL 14 febbraio, 244 bombardieri britannici Lancaster, raggiunsero la “Firenze sull’Elba”. Alle 22.15 iniziarono i bombardamenti scatenando un immenso inferno di fuoco. Il giorno dopo Dresda era ridotta ad un cumulo di macerie, ma l’opera di distruzione non era ancora finita. Alle otto del mattino arrivarono 450 fortezze volanti yankees che sganciò sulla già distrutta città oltre 27.000 tonnellate di esplosivo. Questo crimine causò la morte di oltre 135.000 innocenti.

Nel febbraio dello stesso anno i “tre grandi” del pianeta si riunirono a Yalta in Crimea, per un secondo colloquio dopo Teheran del 1943.

Durante gli 8 giorni di vertice fu deciso, senza interpellare gli abitanti delle zone interessate, di spostare a Ovest i confini della Polonia, a danno della Germania, con lo scopo di conservare all’ URSS, i territori polacchi annessi dopo la firma del patto Molotov – Ribbentropp. I “tre” imperatori, non tennero minimamente conto che in Polonia risiedevano ancora oltre 5 milioni di tedeschi. Nel marzo del 1945, i cinque distretti tedeschi, di Pomerania, Brandeburgo orientale, Prussia Occiedentale, Slesia e Prussia Sud-Orientale, furono trasformati i cinque voivodati polacchi, Masuria, Pomerania, Danzica, Alta e Bassa Slesia. Mentre la zona di Konisberg fu occupata dai sovietici. ( L’ odierna provincia di Kalingrad ). Appena insediatesi, le nuove autorità polacche attuarono una feroce politica, volta a trasferire con forza i tedeschi rimasti. Molti abitanti, furono rinchiusi negli ex campi di concentramento, dove le condizioni di vita erano disumane, tra maltrattamenti, lavori forzati, fame, stupri e omicidi. Tra il giugno e luglio del 1945, circa 200.000 tedeschi furono espulsi dai soli circondari a ridosso della linea Over – Esse. Contemporaneamente dalle regioni polacche annesse all’Unione Sovietica, arrivarono circa 2 milioni di profughi, che rioccuparono i villaggi lasciati “liberi” La sorte peggiore toccò agli oltre 500.000 tedeschi, “arrestati dal NKWD, la polizia di Stalin e deportati nei campi di lavoro in Unione Sovietica. Nella Prussica Orientale, il principale campo di smistamento era quello di Istemburg, con quasi 50.000 internati, dove vi regnava una situazione catastrofica, dove imperversavano malattie come tifo e difterite.

Dopo questo intermezzo, i deportati venivano caricati sui treni diretti verso l’Oriente. ( alcuni campi di lavoro erano addirittura situati a Vladivostok e Magadan ). Nel campo di Harchow in Ucraina dei 1.500 internati del 1945, due anni dopo ne erano sopravissuti solo 211. I deportati erano utilizzati come schiavi nelle miniere e nell’industria pesante arrivando a toccare il 25% della forza lavoro totale. Nel 1949, gli internati tedeschi furono liberati e ma solo 1 su 5 sopravisse alla prigionia.

Alla fine il Polonia era stata completamente “bonificata”, rimanevano solamente alcune migliaia di tedeschi sparsi nelle grandi città. Oggi rappresentano meno dell’1% della popolazione totale.

 

La cacciata dei tedeschi dai Sudati.

A seguito della resa incondizionata della Wechrmacht avvenuta l’otto maggio del 1945, iniziò l’ora zero per gli abitanti “teutonici” residenti nell’ex protettorato di Boemia e Moravia e nei Sudati.

I cechi si organizzarono subito creando la “guardia armata rivoluzionaria ceca”, che iniziò da subito una politica di terrore volta a obbligare i tedeschi ad abbandonare i territori della nuova Cecoslovacchia. I tedeschi furono obbligati a presentarsi in luoghi di raccolta , per le verifiche/perquisizioni. Qui, dopo che erano essere stati sottratti loro tutti gli oggetti di valore, furono messi in marcia verso le regioni tedesche confinanti ( Sassonia/Baviera ). Un tragico episodio da menzionare fu la “tragica marcia della morte di Brun, l’attuale Brno”. Il 29 maggio le guardie della rivoluzione ceche radunarono oltre 20.000 persone di origine germanica, residenti nella città e furono obbligate a incamminarsi verso la vicina Austria. A causa del caldo la marcia si trasformò in un’inaudita tortura ( secondo il resoconto fatto da ex soldato ceco, il primo giorno di tappa forzata morirono 1.700 persone ). Dopo 30 km la colonna esanime raggiunse la località di Poherice, qui, chi non risultò più in grado di continuare fu diviso dal resto del gruppo e internato in un campo di prigionia. In quest’ultimo luogo il cibo e l’assistenza sanitaria erano insufficiente, quasi tutti gli anziani e gli infermi furono ridotti a vegetare in uno stato increscioso, dove si diffondevano a macchia d’olio tifo e difterite.

Non si conosce con precisione il numero dei decessi dalla fuga dai Sudest, con certezza siamo a conoscenza della morte di 19.425 tedeschi della cui fine si hanno prove sicure. Si calcola che nella sola zona d’occupazione statunitense morirono oltre 100.000 profughi, proveniente dalla Cecoslovacchia, a causa di denutrizione, insufficiente assistenza medica e maltrattamenti subiti.

Ancora rimangono oscuri i tragici eventi che colpirono la popolazione “teutonica” residente in Romania, Ungheria, Banato, ma prima o poi la verità storica verrà a galla.

 

Popolazione tedesca nel 1939

 

Profughi ed espulsi

 

Morti e dispersi durante la fugo o l'espulsione

 

Rimasti in patria

 

 

 

 

 

 

 

 

Prussia Orientale

2.472.000

 

 

 

 

 

 

Pomerania Orientale

1.884.000

 

 

 

 

 

 

Brandeburgo Orientale

642.000

 

 

 

 

 

 

Slesia

4.577.000

 

 

 

 

 

 

Totale Territori del Reich

9.575.000

 

6.994.000

 

1.225.000

 

1.101.000

 

 

 

 

 

 

 

 

Cecoslovacchia

3.477.000

 

1.921.000

 

267.000

 

250.000

Stati baltici e                                        regione di Memel

250.000

 

 

 

 

 

 

Danzica

80.000

 

 

 

 

 

 

Polonia

1.371.000

 

 

 

 

 

 

Ungheria

623.000

 

 

 

 

 

 

Iugoslavia

537.000

 

 

 

 

 

 

Romania

786.000

 

 

 

 

 

 

Altri stati

 

 

1.865.000

 

619.000

 

1.294.000

Totale

16.999.000

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Incremento demografico

 + 659.000

 

 

 

 

 

 

(complessivo )

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Perdite in vite umane

- 1.100.000

 

 

 

 

 

 

( complessivo )

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Totale popolazione               tedesca orientale alla fine del conflitto

16.558.000

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Totale profughi ed espulsi

 

 

10.780.000

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Totale morti e dispersi        durante la fugo o l'espulsione

 

 

 

 

2.111.000

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Totali rimasti in patria

 

 

 

 

 

 

2.645.000

16/03/2007


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