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STORIA 2007
Italia e Islam. Dalla guerra di Libia a
Nassiriya
di Enrico Galoppini
“Italia
e Islam” è il titolo di un dvd prodotto dall’Istituto Luce in
collaborazione con l’ISSE (Istituto di Studi Storici Europei), mirato ad
un pubblico, quello italiano, bisognoso di ricordarsi della vocazione
essenzialmente mediterranea della nostra penisola, che comporta un
orientamento costruttivo verso i Paesi e i popoli delle sponde
meridionale ed orientale del “mare interno” a tre continenti. Ora,
queste popolazioni sono a maggioranza araba-musulmana, il che, tradotto
in pratica, significa una cosa sola: farla finita con la psicosi da
“terrorismo islamico” inoculata da chi ha interesse a dividere realtà
che devono percepirsi reciprocamente come ‘aliene’. Ma ciò
presupporrebbe un’Italia libera, sovrana e ed indipendente, condizione
necessaria per una politica estera autonoma e davvero nell’“interesse
nazionale”, di cui tanto parlano a sproposito personaggi il cui
“interesse” è solo quello meschinamente egoistico. E, in un’epoca in cui
la mera dimensione nazionale si rivela insufficiente per risolvere il
“problema principale” – ovvero la liberazione dell’Europa dalla
sessantennale occupazione americana -, si renderebbe necessaria
un’Europa libera, sovrana e indipendente, innanzitutto dagli
euro-burocrati di Maastricht e di Bruxelles, appiattiti, specialmente in
politica estera, sulle direttive impartite dai comandi Usa e Nato.
La storia dei rapporti tra il nostro Paese e l’Islam (con cui qui
s’intende non solo una fede, ma tutta un’area caratterizzata
dall’appartenenza dei suoi abitanti ad una civiltà), comincia con lo
sbarco a Tripoli del 1911, quando l’Italietta” di Giolitti avviò la
conquista dell’ultimo possedimento ottomano sulla costa sud del
Mediterraneo in quella che sarebbe diventata la “Guerra italo-turca”.
Tale denominazione non è corretta, poiché gli arabi (qui s’intende la
popolazione autoctona, più esattamente arabo-berbera, e comunque
musulmana, quindi nettamente arabizzata) fecero causa comune coi turchi,
o meglio le truppe della Sublime Porta, sulla cui soglia, comunque, non
era più seduto, dal 1908, l’ultimo grande sultano ottomano, ‘Abd
el-Hamid II, scalzato dai modernisti e massoni Giovani Turchi, che
governavano attraverso il Comitato d’Unione e Progresso. Fatto sta che
il primo impatto dell’Italia unitaria col mondo islamico non fu
esattamente pacifico (sebbene contemporaneamente venissero condotti
tentativi d’avvicinamento molto interessanti: si pensi al ruolo di
Enrico Insabato, in contatto con ambienti dell’esoterismo islamico sin
dall’inizio del secolo), ma, al contrario s’inseriva nel quadro d’un
colonialismo ‘ritardatario’ rispetto a quello, ben radicato in Africa,
della Francia e della Gran Bretagna. Per certi aspetti, soprattutto a
causa della tarda unità raggiunta, quello italiano ricorda il
colonialismo tedesco, che però scomparve del tutto dopo la Prima guerra
mondiale, col Nazionalsocialismo che successivamente ambì ad
un’annessioni di territori di tipo pangermanista, ma non ad una ripresa
delle imprese d’Oltremare. Inoltre, per essere precisi, popolazioni
musulmane erano già state sottomesse all’autorità italiana sin
dall’istituzione delle colonie d’Eritrea e di Somalia, e per dovere di
completezza è da ricordare che la guerra del 1911-12 causò l’annessione
delle isole del Dodecaneso, abitate anch’esse da musulmani.
Tuttavia, per la sua posizione centrale nel Mediterraneo, la Libia
rivestì un ruolo centrale nella “nuova visione” coloniale che s’impose
grazie al Fascismo, il quale, con una “missione romana” da compiere,
aveva ben chiaro in che misura una “politica islamica” a tutto tondo
fosse un fattore essenziale per lo stabilirsi di una pace duratura in un
Mediterraneo libero dall’influenza della talassocrazia mercantile
britannica.
La prima parte di questo eccezionale documentario – presentato, tra gli
altri, da Stefano Fabei e dal sottoscritto alla “Casa del cinema” di
Villa Borghese, a Roma, il 17 febbraio 2006 – si sofferma perciò
adeguatamente sul periodo tra le due Guerre mondiali, quando la gran
parte delle popolazioni arabo-musulmane era sottoposta al dominio
franco-britannico. È, questa, una realtà che andrebbe ricordata un po’
più spesso, tanto per chiarire “chi minaccia chi”, e non da oggi…
Anche l’Italia aveva i suoi sudditi musulmani, tuttavia, l’obiettivo del
Governatore della Libia Italo Balbo divenne il superamento del “vecchio
concetto coloniale”, oltre l’“assimilazione” alla francese e il “governo
indiretto” all’inglese. Tutti, musulmani compresi, per la cui
spiritualità Mussolini ebbe a dichiarare più volte il più profondo
“rispetto” (v. anche il mio “Il Fascismo e L’Islam”, All’insegna del
Veltro, Parma 2001, e la trilogia di Stefano Fabei edita da Mursia),
erano chiamati a contribuire alla riedificazione dell’Impero di Roma,
rinnovato nella forma ma immutabile nello spirito. Quanto al Vicino
Oriente, è naturale che la Palestina e l’Iraq cercassero nell’Italia un
appoggio contro i loro sfruttatori (si pensi al sostegno italiano
fornito alla prima grande insurrezione palestinese del 1936-38, oppure
alla tentata rivoluzione in Iraq, nella primavera del 1941), per cui il
documentario rappresenta anche una sobria e documentata risposta ai
vaneggiamenti di chi cerca una fortuna editoriale a buon mercato
agitando lo spauracchio del “fascismo islamico”, fondato sul nulla, o
meglio sull’eterno e mistificante equivoco dell’antifascismo diffuso
dagli anglo-americani, per cui la semplice definizione di “fascista”
squalificherebbe di per se stessa chi ne viene colpito.
Il dopoguerra, pur nella tragica situazione creatasi per l’Italia,
tradita, distrutta ed occupata, non vede dilapidare completamente gli
insegnamenti della precedente “politica islamica” (così come non era
stato possibile eliminare tutto lo “Stato sociale”…), grazie a statisti
assennati quali Moro e Craxi. Sembra incredibile, ma solo vent’anni fa,
in Parlamento, un Presidente del Consiglio, sotto lo sguardo costernato
dei più ferrei referenti del “partito americano”, con le bave alla bocca
per quanto avvenuto nella “notte di Sigonella”, sfoderava con notevole
arte oratoria paragoni tra ‘Arafat e Mazzini… Vedere per credere.
Ma il documentario parla anche di Enrico Mattei e della sua lungimirante
politica energetica (quindi politica tout court: le guerre, oggi, si
fanno per quello, non per i burqa‘ e i “diritti umani”), schiantatasi
simbolicamente e di fatto quando una provvidenziale manina pensò bene di
manomettere l’aereo che lo riportava al Nord dopo un comizio in Sicilia…
(si veda anche il bellissimo film di F. Rosi, “Il caso Mattei” (1972),
con l’ex partigiano bianco - sul quale oggi la stampa ufficiale spruzza
il solito ‘zolfo’ “fascista” per far credere che il controllo dei
settori strategici dell’economia da parte dello Stato sia una cosa
negativa - impersonato dal grande Gian Maria Volonté).
Purtroppo, la seconda parte del dvd (dal 1945 a oggi) risente di
un’eccessiva compressione degli eventi, che non riescono a stare nei
limiti di tempo imposti dalla produzione. Ma quel che contava,
evidentemente, era la prima parte, quella sul Fascismo, davvero
istruttiva, mentre per il resto, una volta stabilito che con la
sconfitta, ormai, i margini di manovra erano risicati, giustamente sono
stati messi in risalto i passaggi-chiave e le figure più significative.
Emerge così che dopo “Tangentopoli”, e il killeraggio progressivo di
politici col senso dello Stato e della funzione geopolitica dell’Italia,
la vocazione mediterranea del nostro Paese è andata sempre più tradita…
Il finale del dvd rischia poi di rovinare il tutto, con il superfluo e
stucchevole siparietto sui piloti italiani prigionieri in Iraq nel 1991,
l’immancabile richiamo all’11 settembre (come se tutti i problemi del
mondo cominciassero da lì) e la “strage di Nassiriyya”, con la presenza
militare italiana in Iraq (che oggi prosegue, nell’ombra, coi “contractors”)
affiancata idealmente alla missione in Libano del 1982 soprattutto per
far passare il messaggio che gli italiani sanno comunque “distinguersi”
e farsi voler bene.
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DVD
Italia e Islam. Dalla conquista della Libia a Nassirya Italia, 2005
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Libri
Enrico Galoppini, Il Fascismo e l'Islam, con un'Introduzione di Franco Cardini, pp. 160,
Sui rapporti tra il regime fascista e il mondo islamico è calato il buio della storia. Eppure Mussolini ricevette persino la "Spada dell'Islam" nella primavera del 1937. Interessante quindi il libro di Enrico Galoppini, ricco di documenti e approfondimenti su uno dei capitoli più intriganti del XX secolo. Cosa spinse Mussolini a guardare con simpatia al mondo islamico, lui che era capo di un governo fermamente ancorato ai valori del cattolicesimo? Una pura questione di interesse strategico e geopolitico in funzione preminentemente antiinglese? Oppure c'era dell'altro? ("La Padania", 9 agosto 2001 ) |
16/12/2007