|
|
STORIA 2007
8 Settembre 1943: NON FU ARMISTIZIO, FU TRADIMENTO
Il 1943 fu l’anno delle illusioni. Si illusero i congiurati del Gran
Consiglio di salvare il fascismo sacrificando Mussolini; si illusero il Re e
Badoglio di tradire l’alleato senza pagare dazio; si illusero i ragazzi di
Salò di difendere l’onore d’Italia ma finirono col combattere i propri
fratelli; infine i partigiani che si illusero di sostituire la dittatura
fascista con quella del proletariato e si ritrovarono a sostenere la
monarchia.
Tutto ebbe inizio il 25 luglio. Caduta l’ultima illusione di vincere la
guerra, arrestato Mussolini, dissolto il regime, allo sbando l’esercito, il
timone tornò nelle mani del Re il quale, con l’assenso dei partiti
democratici in via di riorganizzazione e l’apporto dei vecchi notabili nel
frattempo riesumati, affidò al Maresciallo Badoglio le sorti del nostro
Paese.
Il nuovo governo si affrettò a rassicurare l’alleato tedesco circa la
fedeltà dell’Italia e nel contempo avviò segreti contatti con gli
angloamericani per passare armi e bagagli dalla parte del nemico, nella
patetica illusione di uscire indenni da una guerra che volgeva al peggio.
L’8 settembre con i tedeschi in casa e senza preoccuparsi della sorte che
sarebbe toccata ai nostri soldati, fino a quel momento impegnati a fianco
dei tedeschi su tutti i fronti di guerra e su cui si sarebbe abbattuta l’ira
di Hitler, arrivò l’annuncio di Badoglio che chiamò armistizio quello che in
realtà fu tradimento: nel volgere di 24 ore i camerati divennero nemici e
gli invasori alleati.
Questo atto scellerato non mutò le sorti del conflitto, non servì a lenire
le sofferenze della popolazione civile che invece continuò a lungo a morire
sotto i bombardamenti terroristici dell’aviazione angloamericana: servì solo
a scatenare la furia vendicativa di Hitler, in quel momento padrone assoluto
del nostro Paese, e a creare le premesse di quella guerra nella guerra le
cui ferite ancora oggi stentano a rimarginarsi.
Solo la nascita della Repubblica Sociale Italiana e la ricostituzione di un
esercito lealista cui aderirono, secondo uno studio di Silvio Bertoldi
(“Soldati a Salò” ed. Rizzoli, Milano 1995) in seicentomila, frenò i
propositi di Hitler che aveva previsto il totale smantellamento e
trasferimento in Germania del nostro apparato industriale, la deportazione
nei campi di lavoro e nelle fabbriche tedesche di tutti gli uomini che
avrebbero rifiutato l’arruolamento nella Wehrmacht e chissà cos’altro.
Le motivazione che spinsero tanti giovani ad arruolarsi nel neo costituito
esercito fascista repubblicano furono diverse e non sempre nobili (come
spesso accade in questi casi): il rischio di fucilazione per i renitenti
alla leva, l’intento di molti militari deportati nei campi di concentramento
in Germania di tornare in Italia per poi disertare, la paga e la voglia di
protagonismo. Vi aderirono anche fior di criminali, ma la stragrande
maggioranza di essi lo fece per riscattare l’onore perduto e per sottrarre
l’Italia dalla vendetta hitleriana.
Purtroppo tra i due eserciti, quello tedesco affiancato dalle divisioni
della Repubblica Sociale al nord, e quello anglo americano con le truppe di
Badoglio al sud, si frapposero i partigiani. E fu guerra civile.
Gianfredo Ruggiero, Presidente del Circolo culturale Excalibur
17/09/2007