STORIA 2007

 

Le ultime formali guerre d’indipendenza

 

La fine dell’impero coloniale portoghese

 

Fino al 1975, il Portogallo poteva vantare vasti possedimenti d’oltremare che andavano da Capo Verde a Timor.

Il governo lusitano cercò in tutte le maniere di mantenere  le sue colonie fino al colpo di stato del 1974, quando salì al potere una giunta militare con poteri ad interim che concesse l’indipendenza alle colonie, abbandonando in fretta e furia i neonati stati.

Lasciandoli in balia di carestie, corruzione e guerre civili alla completa merce del nuovo imperialismo economico.

 

Angola

 

Scoperta dai portoghesi nel 1482 assunse notevole importanza nel 1576, quando gli europei fondarono il tristemente famoso emporio di Luanda adibito alla tratta degli schiavi, diretti nei possedimenti americani. La colonizzazione dell’interno si sviluppò nel corso del XIX secolo quando i lusitani attuarono una feroce guerra di conquista a danno delle popolazioni locali.

La nuova struttura coloniale feudale era amministrata da un governo centrale tramite un governatore, mentre la popolazione civile originaria era suddivisa in due categorie, gli assimilados, cittadini che ottenevano la cittadinanza portoghese, dopo aver intrapreso la strada della civilizzazione portoghese, non essere analfabeti essere cattolici e aver abbandonato ogni traccia di cultura e lingua africana. Gli effetti principali di tale atto, furono la formazione di una nuova classe sociale, ma anche una lacerazione sociale tra gli africani che si trovavano uno contro gli altri. Gli indigeni, oltre ad dovere avere sempre con sé una carta di identificazione, dovevano versare una tassa fissa, e se non avevano il denaro per pagarla, erano obbligati a lavorare senza paga per il governo sei mesi l’anno.

Tra il 1955/60 il governo di Lisbona favorì l’immigrazione di cittadini lusitani in Angola, passando dagli 80.000 del 1950 ai 350.000 del 1974.

Alla vigila dell’indipendenza l’Angola aveva un assetto economico fragile, caratterizzato da profondi squilibri interni dove la principale attività l’agricoltura era monopolizzata dai circa 7.000 coloni portoghesi che detenevano oltre il 50% delle terre coltivabili.

Nel 1956 nacquero i primi movimenti di liberazione  MPLA e UNPA, il primo movimento risulta composto da persone della piccola borghesia, di ispirazione marxista e coinvolge politicamente le richieste del proletario urbano prevalentemente di lingua kimundo.

L’altro movimento l’UNPA, si formò grazie all’importante contributo offerto dagli espatriati angolani in Zaire, il retroterra sociale consisteva principalmente nella popolazione bakongo situata lungo la frontiera zairese angolana.

Il FNLA risulta dalla fusione di gruppi religiosi messianici coi monarchici tradizionalisti dello Ngwizaho, fautori della restaurazione di un regno del Kongo cattolico e in aperta rivalità con gli esponenti del MPLA.

Nel dicembre 1959, la polizia anticoloniale arrestò 57 persone a Luanda perché sospettate di partecipare ad attività politiche antigovernative.

Dopo questo incidente , l’esercito portoghese in Angola rinforzò le sue posizioni militari, particolarmente nelle province del Nord Ovest.

Questa misura servì a poco, nel dicembre 1960 l’UPA poi trasformatosi in FNLA, aveva scatenato la rivolta attaccando le fattorie isolate dei coloni portoghese e uccidendone a centinaia.

A seguito di questi fatti l’esercito lusitano fece confluire in Angola oltre 70.000 soldati.

Il 4 febbraio 1961 un gruppo di militanti del MPLA, prese d’assalto le prigioni e i punti strategici di Luanda, causando una feroce repressione da parte portoghese e la leadership del movimento fu costretta a rifugiarsi in Congo e Zambia.

Nel 1966 una scissione interna al FNLA portò la nascita di un nuovo gruppo, l’ UNITA, guidato da Jonas Savimbi, che poteva contare sull’appoggio dell’etnia degli Ovimbundo circa 1/3 della popolazione. Negli anni seguenti l’esercito portoghese arrivò a riconquistare tutta l’Angola, ma un’insurrezione armata guidata dal Movimento delle Forze Armate, rovesciò il governo di Marcelo Caetano. I nuovi dirigenti attuarono subito una nuova politica di conciliazione volta a concedere la completa indipendenza alle colonie. Il 15 gennaio 1975 i tre movimenti sottoscrissero gli accordi di Alvor, i cui punti salienti erano l’unità e l’indivisibilità dell’ Angola, e sulla costituzione di un governo di transizione. Tuttavia quest’accordo evidenziò l’impossibilità della coesistenza dei tre movimenti, che invece di arrivare alle elezioni i 3 gruppi iniziarono una lotta fratricida, con l’appoggio di potenze estere ( USA, URSS, Sudafrica, Zaire e Cuba ).

L’11 novembre 1975, fu proclamata l’indipendenza, 300.000 coloni portoghesi abbandonarono la colonia, in preda ad una nuova guerra civile.

 

Guinea Bissau

 

Affacciata sull’Oceano Atlantico fra Senegal e Guinea fu esplorata per la prima volta dai portoghesi nel 1446, i quali agli inizi del XVII iniziarono a colonizzare la regione. Nel 1951 la colonia portoghese divenne provincia d’oltremare amministrata da un governatore assisto da un consiglio locale. Nel 1963, come in Angola e Mozambico iniziò la lotta anticoloniale capeggiata dal partito PAIGC fondato da Amilcar Cabral di ispirazione marxista. Nel gennaio dello stesso anno dopo falliti tentativi di mediazione per raggiungere un indipendenza pacifica iniziarono i primi scontri contro l’esercito portoghese attaccando stazioni di polizia e impianti elettrici nei pressi delle cittadine di Buba, Tite e Falcalumb. A seguito di questi attacchi i militari lusitani decisero di rafforzare la propria posizione inviando nuove truppe e iniziando una nuova offensiva contro i villaggi che ospitavano i ribelli.

A metà del 1964, i guerriglieri occuparono le importanti isole di Cono, i portoghesi che persero la loro posizione strategica decisero di contrattaccare nella tristemente famosa operazione Tridente. La battaglia che seguì fu molta violenta e sanguinosa e durò circa 71 giorni.

Alla fine i ribelli furono sconfitti, ma la vittoria per i lusitani fu vana, dato che dopo 2 mesi i membri del PAIG rioccuparono alcune posizioni sulle isole Cono e conquistarono gli importanti luoghi di Countohonez e la penisola di Quinthofine dove era sottoassedio un numeroso contingente coloniale.

Alla fine del 1967 oltre i 2/3 della Guinea erano liberi dal giogo portoghese. Il PAIG entrò a far parte dell’ Unione Africana, ricevendo da essi un consistente appoggio bellico. La reazione lusitana fu immediata, lanciando una nuova campagna volta a migliorare i rapporti con i guineani ( costruzione di nuove strade scuole e ospedali ) e militare con l’appoggio aereo ( dal 1971 l’aviazione portoghese utilizzò impunemente bombe al napalm e deforestanti simili all’ Orange utilizzato nello stesso periodo dagli yankees in Vietnam ).

Nel settembre del 1973, il PAIGC proclamò l’indipendenza, ma il Portogallo rifiutò tale situazione. La rivoluzione dei garofani ,portò un netto sconvolgimento alla politica estera lusitana, che accettò il fatto compiuto e concedesse la “libertà” il 10 dicembre 1974.

 

Mozambico

 

Situato nell’Africa Australe e affacciato sull’ Oceano Indiano, fu scoperto dai portoghesi nel 1498 durante la spedizione di Vasco da Gama. I lusitani si limitarono ad assicurarsi alcune basi marittime per la loro rete commerciale senza avviare una vera e propria colonizzazione. Lo stato africano viveva in condizioni poverissime e l’unico commercio fiorente era la tratta degli schiavi monopolizzata da mulatti portoghesi.

Fino al 1935, il Mozambico fu amministrato da tre compagnie commerciali la Nyassa Company che controllava circa 200.000 km quadrati quasi ¼ del Mozambico, la Zambezia circa 140.000 kmq e la Mozambico Company circa 100.000, tutte e tre erano finanziate da capitali britannici.

Nel 1955, il Mozambico divenne provincia d’oltremare portoghese, la popolazione viveva nella più completa miseria ed era vittima del lavoro coatto a servizio dei proprietari terrieri mentre l’integrazione razziale riguardava solo 1 per 1.000 dei cittadini africani i cosiddetti assimilados. ( nel 1961 la cittadinanza lusitana fu estesa a tutti i cittadini ).

Nel 1962 un gruppo di esuli mozambicani residenti nella confinante Tanzania fondarono il Fremlino di ispirazione marxista leninista. Tre anni dopo iniziò la lotta armata, che poté contare sull’appoggio sugli aiuti militari provenienti dai paesi del blocco sovietico e dalle nazioni confinanti ( Malawi e Tanzania ).

I ribelli del Fremlino applicarono subito un efficace guerriglia contro i presidi militari nel Nord del paese. ( nel frattempo le truppe lusitane raggiunsero le 70.000 unità. )

Nel 1967 i guerriglieri occuparono le due province del Nord Capo Delgado e Nassa e aprirono un secondo fronte nella città di Tete.

Nel 1974 i lusitani mantenevano solamente il Sud del Mozambico e la citta di Nocala situata a Nord. Nello stesso anno fu rovesciato il governo portoghese che cambiò atteggiamento verso le colonie. Il 25 giugno fu proclamata l’indipendenza e S.Machel leader del Fremlino dalla morte di Modhane, divenne capo di stato.

 

 

Saverio Borgheresi

 

17/09/2007


storia

home page

archivio 2006

archivio 2005

archivio 2004

archivio 2003