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STORIA 2007
RETROSCENA DELLA RESA DI
PANTELLERIA
Di Francesco Fatica
(ISSES, Istituto di Studi Storici Economici e Sociali, Napoli)
Vorrei aggiungere qualche particolare poco noto all’interessante e
documentato articolo di Orazio Ferrara, che ci ha dimostrato come lo
sbarco di Pantelleria non fu quell’operazione assolutamente priva di
reazione e di resistenza che ci è stata gabellata per vera dai vincitori
ed avallata conformisticamente perfino dagli storici della vulgata
ufficiale di questa repubblica. Mi propongo anche di tracciare il
disegno generale in cui va vista la resa di Pantelleria, una delle
azioni più scandalose in cui si cominciò ad intravedere l’azione occulta
della Massoneria Universale per provocare la sconfitta dell’Italia
fascista.
Come ha dimostrato Ferrara nel suo articolo: “La caduta di Pantelleria
in un documento riservato inglese. Operazione Corkscrew: lo sbarco”,
pubblicato nel n. 44 di questa Rivista, ci furono batterie italiane che
aprirono il fuoco per contrastare l’attacco e l’invasione. E ancora fu
ostacolato lo sbarco dai fanti inglesi nel porto “dal fuoco di armi
leggere, per la verità subito zittito per l’intervento di ufficiali
italiani”.
Come tutti sappiamo si arrese e ordinò la resa senza combattere
l’ammiraglio Pavesi, comandante in capo della Piazza di Pantelleria, e
consegnò vergognosamente al nemico intatti le aviorimesse in caverna ed
i depositi di carburanti e di acqua potabile stivati in bunker che
nessuna delle 20 mila tonnellate di bombe lanciate sull’isola era
riuscito neppure ad intaccare.
Consegnò i serbatoi citati, i depositi di viveri e munizioni e le
aviorimesse in caverna intatti al nemico, secondo un concorde copione
che poi si è ripetuto con impressionante e coordinata regolarità ad
Augusta, nel porto di Palermo, a Siracusa ed in altre località minori,
dove furono protagonisti ignominiosamente altra alti ufficiali della
Regia Marina.
A proposito di questo primo inganno, che vide al vertice un ammiraglio,
invito il lettore a riflettere su particolari non trascurabili: si disse
falsamente che era finita l’acqua, non mancavano neanche i carburanti
che erano stivati in inattaccabili bunker scavati nella roccia,
inattaccabili pure le aviorimesse. Scandalosamente non furono fatti
saltare né gli uni, né le altre e nemmeno le piste aeroportuali,
contravvenendo con ignominia, agli ordini superiori.
Si può ragionevolmente ipotizzare quindi che fossero ritenuti validi
soltanto gli ordini della Massoneria.
Furono fatte saltare, invece, sorprendentemente, tre giorni dopo lo
sbarco, il 14 giugno 1943, le case del centro del paese di Pantelleria,
che erano state risparmiate da 140 incursioni aeree (che avevano invece
distrutto tutto intorno al porto ed all’aeroporto) case che si erano
salvate anche dai bombardamenti navali.
Perché? Perché si doveva riprendere tracotantemente su pellicola
cinematografica l’effetto dirompente dei bombardamenti dell’aviazione
americana. Iniziavano così varie pittoresche “ricostruzioni” –
fabbricate con cinematografica maestria ed apparenza di verosimiglianza
– di quella serie di pellicole, che si dissero “documentarie”, ma che
erano smaccatamente propagandistiche, intitolata “Combat Film”.
Secondo alcuni testimoni tuttora viventi, fu previsto un finto attacco
aereo di B17 e B24, che sganciavano sacchi di sabbia, mentre gli
artificieri americani facevano saltare le case, con effetti meglio
mirati di quel che avrebbero fatto le bombe vere. Si salvò il castello
medievale, ma soltanto perché un artificiere sbagliò qualcosa; si ebbe
così il secondo caduto americano; il primo sarebbe stato ucciso dal
calcio di un leggendario asino dantesco, che, evidentemente, non aveva
voluto obbedire agli ordini dell’ammiraglio.
In un sussulto di resipiscenza umanitaria, ma non abbastanza per voler
lasciare un tetto ai civili, avevano fatto sgombrare il paese da tutti
gli abitanti, che però assistettero allo scempio dalle colline
circostanti, da dove pure si facevano le riprese cinematografiche. Ma
l’errore delle riprese da terra dimostra da solo che la scena è stata
ripresa dopo lo sbarco, in quanto l’operatore ed i suoi assistenti mai
avrebbero potuto trovarsi sul posto prima dell’invasione dal mare (1).
Per riparare all’errore lo speaker racconta oggi di una ritorsione
tedesca a forza di Stukas e Messerschmitt sull’isola appena “liberata”,
ma i molti testimoni non hanno visto nessun caratteristico bombardiere
in picchiata, come erano gli Stukas, assolutamente non confondibili con
le sagome enormi dei B17 e B24.
Pertanto, in seguito alla trasmissione su Rai Uno della scena di cui
abbiamo trattato, la “Pro Loco” scrisse a Clinton, allora presidente in
carica: “Come ritiene il presidente degli Stati Uniti di rimediare
all’ignobile misfatto compiuto dal comandante delle forze alleate
durante l’ultima guerra?”. Non risulta agli atti alcuna risposta, non
sembra che se ne sia interessato il ministero degli esteri, né oggi, né
allora, tanto che il presidente della “Pro Loco” si disse pronto a
ricorrere all’Alta Corte dell’Aja. Ma possiamo ben immaginare come
potrebbero andare queste cose.
Era soltanto il primo atto della sconfitta. Una sconfitta che si attuava
secondo una impressionante previsione fatta da Badoglio. Guido
Cassinelli (l’avvocato di Badoglio) ha scritto:
“Di fronte alle impazienze di taluni ambienti (…) chiesi al Maresciallo
se poteva precisare il momento, sia pure soltanto indicativo per agire.
Mi rispose: “O dopo la perdita della Tunisia o dopo lo sbarco in
Italia”. Sarà il Badoglio più preciso nel determinare il momento quando
nel novembre del 1942, davanti ad una carta geografica, ad esponenti del
partito d’Azione guidati da La Malfa e del partito Comunista guidati da
Amendola sentenzia: “Prevedo la caduta di Tripoli, poì sarà la volta
della Tunisia, quindi le città italiane subiranno tremendi
bombardamenti; infine ci sarà un’azione aero-navale e lo sbarco
terrestre” (2).
Stelvio Dal Piaz, nel libro citato, commenta: “Arte divinatoria
dell’anziano Maresciallo? No, si tratta del piano della Massoneria
Universale concordato con i fratelli italiani”.
Sarebbe troppo lungo riportare le vicende che portarono alla scoperta
documentata delle direttive segrete emanate dal grande Oriente della
Massoneria Universale per il Gran Maestro del Grande Oriente Italiano.
Basti per ora accennare che il colonnello Peter Arden del Servizio
spionaggio militare del Secret Service di Londra, arrestato in Rsi, il
14 ottobre 1944, mentre tentava di attraversare le linee, fu trovato in
possesso di documenti che aveva nascosti in un casolare vicino.
Riportato dal libro citato di Stelvio Dal Piaz, prezioso per le
informazioni che ci dà, un solo documento:
“”Londra 28 luglio 1943 (tenere bene a mente questa data! N.d.r.). Al
Dilettissimo e Potentissimo Fratello Venerabile Gran maestro del Grande
Oriente Italiano di Rito Scozzese ed Accettato e della Grande Loggia di
Rito Simbolico e affinché ne renda edotti tutti i Potentissimi Fratelli
di tutti gli Orienti, riuniti nel Supremo Grande Oriente Universale, Vi
esprimiamo – per mezzo del Venerabile Gran Maestro della Gran Loggia di
Francia – il loro più vivo compiacimento per il gravissimo colpo inferto
al satanico capo del fascismo ed al suo partito, elogiandoVi altresì per
l’intensa azione svolta, ed in particolar modo per il prossimo
armistizio, alla cui conclusione tanto teneva questo supremo Grande
Oriente del Grande Oriente Universale. Considerato lo stato attuale
della situazione internazionale ed in modo particolare quella italiana,
considerata la posizione personale di Mussolini la cui cessione nelle
mani degli Alleati sarà per nostra volontà contemplata nelle clausole di
armistizio, il Supremo Gran Consiglio del Grande Oriente Universale Vi
precisa, Potentissimo Gran Maestro, i compiti che dovete assolvere sino
a quando da questo Grande Oriente del Grande Oriente Universale non Vi
verranno impartite successive direttive. Pertanto i compiti alla cui
realizzazione – Dilettissimo Gran maestro – dovrete immediatamente
dedicarVi, mediante la collaborazione di tutti quei Potentissimi e
Potenti Fratelli dell’Oriente Italiano che Voi accuratamente
designerete, sono i seguenti: 1) creare caos morale e materiale in tutto
il popolo italiano, le cui imperialistiche aspirazioni…(bla bla bla) 2)
prendere sempre più stretto contatto con il servizio di spionaggio
militare del Secret Service di Londra…(…).
Riteniamo superfluo rammentarVi, Venerabile Gran Maestro, che la Vostra
azione e quella dei Potentissimi e Potenti Fratelli del Vostro oriente
dovrà essere improntata alla massima decisione ed energia nei confronti
di una collettività privata ormai dell’unico uomo che potesse garantire
i suoi reali interessi…(…)”.
Il documento continua per un’altra pagina di ordini conditi dalla solita
enunciazione di farraginosi orpelli rituali massonici.
Un altro documento è la fotografia della lettera credenziale del
colonnello Arden presso il generale Carboni, capo del S.I.M. (Servizio
Informazioni Militari), mittente James Mulrade, capo del Secret Service.
In essa si fa riferimento ad accordi verbali presi in precedenza a
Napoli con lo stesso generale Carboni e con il generale Ambrosio.
Altro documento è la lettera di Badoglio sconsideratamente abbandonata
nella furia della fuga e recuperata dal colonnello Arden.
Badoglio scrisse:
“Roma, 8 settembre 1943
Il precipitare della situazione – provocato dalla improvvisa
comunicazione ufficiale dell’avvenuto armistizio – impedisce la riunione
da noi progettata. In ogni modo, nel caso che i tedeschi estendano in
Italia la loro occupazione militare, resta fissata la realizzazione
delle ultime direttive impartiteci dal Grande Oriente di Londra.
Provvederò io stesso a stabilire i contatti con tutti i fratelli che
verranno smistati nei rispettivi posti. F.to Badoglio” (3).
L’esposizione di Dal Piaz continua per molte pagine, io mi limito a
segnalare che da esse risulta che oltre a Badoglio, a Carboni e ad
Ambrosio, anche il figlio Mario di Badoglio, i generali Roatta ed
Armellini, nonché Acquarone, Favagrossa, Orlando, rivestivano un alto
grado nelle gerarchie massoniche. Concludo con un’ultima informazione:
la Massoneria Universale nel dare disposizioni di tenere sempre più
stretti contatti con “il Sovrano” rammenta “che egli, da Principe
ereditario, è stato nostro simpatizzante, accolto da noi quale gradito
visitatore” (4).
Ma è lo stesso “Sovrano” che non si vergogno di confessare quando,
firmata la resa senza condizioni (chiamata truffaldinamente
“armistizio”, anche per farla più facilmente accettare da tutti i
combattenti), scriveva al duca Acquarone: “Fin dal gennaio 1943 io
concretai definitivamente la decisione di porre fine al Fascismo e
revocare il Capo del Governo. L’attuazione di questo, provvedimento,
resa più difficile dallo stato di guerra, doveva essere minuziosamente
preparata e condotta nel più assoluto segreto, mantenuto anche con le
poche persone che vennero a parlarmi del malcontento del paese (5). Lei,
caro duca, è stato al corrente delle mie decisioni e delle mie personali
direttive; e lei sa che soltanto quelle del gennaio 1943 portarono al 25
luglio successivo” (6).
Pantelleria, dicevo, è stato soltanto il prologo dell’ultimo atto della
titanica lotta “del sangue contro l’oro”, una lotta che continua con
sanguinosa evidenza nel mondo. Mentre in Italia ancora oggi traspare,
abbastanza per chi vi pone attenzione, l’attività occulta della
Massoneria Universale e dell’imperio finanziario sionista al centro di
ogni intrigo. Ma mi accorgo di aver ecceduto in considerazioni, sia pure
molto interessanti e degne di essere conosciute dai molti che non ne
sono stati informati, considerazioni che però ci hanno portato fuori
tema.
Tornando alle vicende dell’11 giugno in Pantelleria, a conferma della
cocente ripulsa ad arrendersi in quel modo ignominioso, da parte di
ufficiali, soldati e marinai, mi piace raccontare un episodio
significativo, che mette in risalto le virtù dei combattenti italiani
anche quando l’avversa fortuna sembra non lasciare alcuna via di scampo.
Una cinquantina di difensori dell’isola, tenaci soldati e marinai che
non vollero arrendersi neanche dopo lo sbarco, quando le truppe inglesi
ormai stavano per raggiungere le zone più lontane dal porto, avendo
tentato una impossibile guerriglia, decisero di abbandonare Pantelleria;
partirono con otto barche di pescatori per un’epica traversata a vela
verso la Sicilia. Ma furono intercettati e mitragliati da un
cavalleresco aereo inglese. Sette barche gravemente danneggiate si
capovolsero e molti naufraghi persero la vita; soltanto una piccola
barca, comandata dal guardia Marina Luigi Montanari, riuscì a sfuggire
al feroce mitragliamento dell’aereo inglese e ad allontanarsi col favore
delle tenebre frattanto sopraggiunte.
Mantenendo la rotta a nord, si dileguarono protetti dalla notte, ma dopo
qualche ora, mentre erano tesi ad ascoltare ogni più piccolo indizio del
nemico in caccia, avvertirono il ronzio lontano di un motore in rapido
avvicinamento. In prima ipotesi si pensò ad un mas inglese, e si ammainò
la vela per passare inosservati, ma poi il tipico, inconfondibile rumore
dei motori Isotta-Fraschini dei mas italiani dette la certezza di aver
incontrato dei camerati; allora accesero dei fiammiferi. Furono visti ed
immediatamente accostati dal battello amico, rifocillati
cameratescamente e poi rimorchiati in Sicilia (7).
www.isses.it
Note:
1) Roberto Alajmo, Ciak, si bombarda, su “L’Ultima Crociata”, anno LIII
– N. 5 – giugno 2003
2) Guido Cassinelli, Appunti sul 25 luglio 1943. Documenti di Azione,
Ediz. Sapri, Roma, 1944, ripresi in Stelvio Dal iaz, La sconfitta
necessaria dell’Italia nella seconda guerra mondiale. Il ruolo della
massoneria nell’azione di sabotaggio ai combattenti italiani, La
Biblioteca di Babele Edizioni, Modica (RG), 2004.
3) Stelvio Dal Piaz, op. cit., pag 46.
4) Piero Barone, La capitolazione di un grande esercito, in “Storia
Verità”, Roma, settembre-ottobre 2000, citato da Stelvio Dal Piaz, op.
cit., p. 35.
5) Erano massoni che manovravano subdolamente secondo le direttive avute
dalla loggia di londra.
6) Riportato integralmente da Mino Caudana e Arturo Assante, Dal regno
del Sud al vento del Nord, C.E.N., Roma, III edizione 1963, p. 8.
7) Tullio Marcon, I muli del mare, Edizioni Storia Militare, Parma,
1998, Alberelli srl edizioni speciali 3^ edizione, pp. 138-139.
Articolo tratto STORIA DEL NOVECENTO, Anno V numero 52 luglio 2005
pagine 42-43,44
27/12/2007