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VERONA NOTIZIE 2007
In questa pagina:
- L'Arena di Verona, 8 dic 07: Ammazzato sui binari per un posto letto
- L'Arena di Verona, 8 dic 07: Stranieri aumentati dopo gli sgomberi
- L'Arena di Verona, 8 dic 07: Occorre una sterzata al piano sicurezza
- L'Arena di Verona, 8 dic 07: È un luogo privo di controlli
- Comunicato UGL
GUERRA TRA POVERI.
Il cadavere, con una profonda ferita alla testa, è stato trovato a
fianco di un vagone ferroviario che era stato trasformato in un
giaciglio d’emergenza.
Ammazzato sui binari per un posto letto.
Notte più glaciale che mai ieri a Verona.
A renderla così rigida, l’omicidio di un uomo ancora senza nome
dell’apparente età di 40 anni, forse nordafricano.
Non ha ancora identità anche chi gli ha sferrato il colpo con un oggetto
di ferro sulla testa.
Una sola «bastonata» di una violenza inaudita per porre fine ad una vita
vissuta in mezzo al degrado.
L’uomo è deceduto a causa di un’emorragia interna, provocata dalla
sprangata sulla nuca proprio mentre i sanitari di Verona emergenza hanno
raccolto i suoi ultimi rantoli di vita.
A parere degli inquirenti, è stato ucciso nell’ambito di una contesa per
un posto letto non certo da hotel a cinque stelle: un giaciglio in un
vagone letto maleodorante, su un binario morto dello scalo merci di
viale Piave.
Ha perso la vita per un maledetto posto letto al freddo, su materassi
sporchi con alcune coperte raccolte chissà dove e rifiuti ammassati in
un angolo in quel rifugio da terzo mondo.
C’era ancora la chiazza rossa di sangue su un pezzo di cellophane ieri
mattina sul luogo dell’omicidio in quel posto dimenticato dagli stessi
addetti ai lavori.
Così come era abbandonato il vagone merci di quel treno che non viaggerà
mai più.
Così come è cancellata la vita di questi migranti, approdati in riva
all’Adige per inseguire il sogno di una vita migliore.
La telefonata al 113 è arrivata ieri notte verso le quattro.
La voce di uno sconosciuto, forse un amico della vittima, parlava di una
persona che aveva bisogno di cure.
Ha indicato il luogo dove trovarlo con uno spiccato accento straniero.
Poi ha interrotto la comunicazione.
Sul posto, si sono recati subito due agenti della Polizia ferroviaria
che hanno fatto la macabra scoperta.
È arrivata anche l’ambulanza di Verona emergenza ma i disperati
tentativi di rianimare l’uomo sono stati inutili: è morto mentre i
sanitari stavano preparandosi per trasportarlo in ospedale.
Subito dopo, è stato un susseguirsi di lampeggianti e sirene mentre
sullo sfondo di quell’immensa area di treni e rotaie, si profilava
l’alba.
L’omicidio è avvenuto sotto il vagone la «stanza da letto» di un gruppo
di marocchini.
Intorno al vagone, bottiglie di plastica, cartoni e altri rifiuti di
tutti i tipi.
Il corpo è stato trovato con la faccia rivolta verso terra.
È scattata le caccia all’uomo ma di stranieri, a quell’ora, non c’era
neppure l’ombra tra la stazione, borgo Roma e Santa Lucia.
Chi ha chiamato il 113, si era evidentemente già messo al sicuro per
sottrarsi all’arresto.
L’arma del delitto non è stata trovata ma, spiegano gli inquirenti,
intorno a quel vagone c’è il deposito di parecchio materiale ferroso.
Gli agenti della scientifica sono rimasti sul luogo dell’omicidio a
svolgere rilievi fino alle dieci di ieri mattina.
Hanno preso le impronte della vittima, hanno rilevato la ferita mortale,
hanno raccolto oggetti utili alle indagini.
Hanno trovato altri elementi sul vagone dove c’erano i vestiti ammassati
uno sopra l’altro forse dei due contendenti.
Gli agenti si sono mossi nel labirinto di questa tragedia, cercando fin
da subito la via d’uscita utile per dare un nome al responsabile della
tragedia in una notte infernale di freddo e disperazione.
Sarà l’ultima?
Giampaolo Chavan
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Le reazioni.
«Stranieri aumentati dopo gli sgomberi».
«C’è molto più movimento di prima da quando i carabinieri hanno fatto i
blitz alle ex cartiere un paio di settimane fa».
L’autista di un tir parcheggiato nello scalo merci spiega così la nuova
emergenza per la sicurezza, venutasi a creare nello scalo merci di viale
Piave.
Appena gli chiedi il nome, però, smette di parlare e continua a
sistemare il rimorchio del suo camion come se vicino a lui non ci fosse
più nessuno.
Ma le sue parole vengono subito confermate anche da chi tra impiegati e
tecnici in tuta blu delle Ferrovie ieri mattina lavorava a poche decine
di metri dalla tragedia.
I MIGRANTI.
I migranti senza documenti, veri e propri fantasmi, sono costretti a
vivere nascosti da un rifugio all’altro dopo i numerosi sgomberi di
queste ultime settimane, operati dalle forze dell’ordine.
E così lo scalo merci diventa la nuova meta di questi disperati,
costretti a cercarsi nuovi posti dove dormire.
IL CONNAZIONALE.
«Il mio capo», spiega il marocchino Mohamed Z., 37 anni, residente a San
Bonifacio, «pochi giorni fa ha chiamato la polizia perchè aveva visto un
nordafricano fare i propri bisogni vicino al posto dove stavamo
lavorando».
E di Volanti se ne vedono parecchie: «Si», conferma Mohamed, «vedo
spesso gli agenti fare controlli in questa area».
Il marocchino, però, mostra una certa solidarietà ai suoi connazionali,
costretti a vivere in condizioni da terzo mondo.
«La loro non è vita: come si fa a dormire all’aperto con questo
freddo?», si chiede.
E guarda questi «fantasmi» con un certo rammarico: «Sa, ho un mutuo di
mille euro da pagare tutti i mesi e devo pensare solo a lavorare e alla
mia famiglia, non posso occuparmi come vorrei di chi è più sfortunato di
me.
Anche se è un mio connazionale».
GLI IMPIEGATI.
Anche gli impiegati di una società di logistica, presente nello scalo
merci di Porta Nuova, segnalano «un certo movimento di stranieri davanti
ai nostri uffici.
Sono aumentati in questo ultimo periodo?
Direi di sì» afferma un’impiegata.
Poi, però, non aggiungono molto di più.
Sembra quasi che la paura di questi nuovi arrivati rimbalzi,
inesorabile, da un ufficio all’altro dello scalo merci.
GP.CH.
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I sindacati.
«Occorre una sterzata al piano sicurezza».
Organici di polizia inadeguati, malripartiti e aumento dei carichi di
lavoro del personale.
È lo stato in cui si trova a operare, secondo la Federazione Sindacale
di Polizia (Fsp) la Polfer di Verona nello scalo merci della stazione
scaligera.
L’omicidio del nordafricano proprio all’interno dell’area merci, per il
sindacato «è giunto a nemmeno dieci mesi dall’ultima denuncia sindacale
sulla situazione precaria in cui è costretto ad operare il personale
della polizia ferroviaria, per poter mantenere uno standard di sicurezza
adeguato».
Il segretario generale provinciale Fsp, Angelo Calvario e il segretario
aggiunto Massimiliano Colognato ricordano che «sono state incrementate
le scorte sui treni viaggiatori, a scapito della sicurezza della
stazione e dello scalo merci e le modalità dei costanti interventi
dall’attuale dirigente risultano poco convenzionali».
Il sindacato ricorda che «il personale della polizia ferroviaria deve
vigilare, oltre agli impianti destinati ai viaggiatori, anche i punti di
transito degli stessi, l’incarrozzamento dei passeggeri, i convogli in
sosta, le varie attività commerciali presenti all’interno della stazione
nonchè lo scalo merci.
Riteniamo - concludono i due sindacalisti - che sia giunto il momento di
dare una netta sterzata sul piano della sicurezza nell’impianto
ferroviario e nello scalo merci, passati indenni da gravi fatti
criminali, solo grazie alla professionalità ed all’impegno degli uomini
della polizia ferroviaria».
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PROTESTA.
Il presidente della quinta circoscrizione contesta il ruolo che è stato
assegnato alla polizia ferroviaria, tante segnalazioni a Simone che
guida la «quarta».
«È un luogo privo di controlli».
Un nuovo fatto di sangue allo scalo merci ferroviario riapre la polemica
sulla mancanza di personale all’ingresso della vasta area che, da viale
Piave, si dipana per 500mila metri quadrati.
Zona un tempo custodita dalle Ferrovie dello Stato che è stata via via
trasformata in una terra di nessuno, senza controlli.
A denunciare la situazione ci avevano già pensato i presidenti della
quinta e quarta circoscrizione, Fabio Venturi e Giuseppe Simone,
all’indomani dell’incidente che il 23 novembre scorso costò la vita ad
Angelo Di Girolamo, direttore dell’Ufficio del lavoro di Verona che
stava rientrando a piedi verso casa, quando fu investito da un
automobilista ubriaco.
Di Girolamo, come molti altri abitanti di Tombetta e Santa Lucia,
percorreva il passaggio pedonale all’interno dello scalo ferroviario
come scorciatoia per raggiungere la stazione di Porta Nuova.
Infatti, proprio dall’undicesimo binario, vi è un secondo ingresso un
tempo riservato solo agli addetti ai lavori.
Proprio il presidente Venturi, subito dopo la tragedia che aveva colpito
Di Girolamo, aveva denunciato la pericolosità di un luogo così grande
lasciato, di fatto, senza controlli e si era meravigliato che altri
episodi analoghi, legati invece alla criminalità, non fossero già
accaduti.
Una affermazione profetica visto che, passate due settimane, all’interno
dello scalo è stato ritrovato il corpo esanime di un uomo, un
nordafricano, morto dopo una violenta aggressione.
«Temevo che sarebbe successo e anzi ero meravigliato che non fosse già
accaduto, ma non occorre essere un veggente per indovinare», sostiene
Venturi, «purtroppo è il triste destino di tutti i grandi contenitori
lasciati senza controllo».
Per il presidente della circoscrizione che governa Borgo Roma, «va
rivisto completamente il ruolo della polizia ferroviaria che di fatto è
polizia di Stato, ma che si trova a fare tutt’altro».
E aggiunge: «Le ferrovie sfruttano la Polfer per fare vigilanza privata,
mentre dovrebbero assoldare delle guardie per custodire e chiudere ai
non autorizzati l’accesso allo scalo merci».
Venturi, figlio di un ex ferroviere, dice di conoscere bene la zona ed è
preoccupato per i molteplici utilizzi criminali cui l’area può prestarsi
se non è adeguatamente vigilata.
«Prima di questi due tragici fatti non era successo nulla, ma per come
stanno le cose, visto che essendo area privata le forze dell’ordine non
possono entrare, lì potrebbe davvero accadere di tutto.
Gli stessi Tir che vi entrano potrebbero essere carichi di droga o armi,
e chi li controlla?
Nessuno e, a pensarci bene, viene il dubbio che tutta la droga delle ex
cartiere arrivi proprio da lì».
E conclude: «Un altro aspetto inquietante è quello della sicurezza dei
treni, uno scalo merci privo di controlli potrebbe essere un luogo
adatto per portare a termine un atto terroristico sulla linea
ferroviaria».
Più sorpreso invece dell’accaduto è il presidente della Quarta
circoscrizione, Giuseppe Simone che dice: «Ho avuto segnalazioni di
persone che attraversavano i binari per il Brennero, ma mai avrei potuto
pensare che lì qualcuno ci potesse bivaccare.
In fondo a tutte le ore in quella zona c'è gente che ci lavora».
A richiedere seri provvedimenti ci penseranno i due presidenti, insieme
all’assessore al decentramento, Marco Padovani, che ha annunciato che
lunedì farà partire una missiva indirizzata alle Ferrovie con cui si
chiederà di ripristinare una sorveglianza degli ingressi.
Giorgia Cozzolino
COMUNICATO UGL
DENUNCIA APERTA
Questa Organizzazione Sindacale – Federazione Sindacale di Polizia –
Unione Generale del Lavoro – Rinnovamento Sindacale per l’U.G.L., sul
tema della sicurezza, ha constatato un’assoluta sordità e un muro di
dinieghi da parte del dott. Martino NARDI, attuale Dirigente del
Compartimento Polizia Ferroviaria “per Verona ed il Trentino Alto
Adige”.
Per parte del Segretario Generale Provinciale Angelo CALVARIO e del
Segretario Generale Provinciale Aggiunto Massimiliano COLOGNATO, fin dal
primo momento, è stato indicato e, successivamente, più volte ribadito
con assoluta coerenza i punti sui quali erano necessari e indispensabili
significativi passi avanti.
Purtroppo, quotidianamente assistiamo ai costanti interventi
dell’attuale Dirigente, che a parere di questa Organizzazione Sindacale,
evidenziano modalità che risultano poco convenzionali.
Sono stati incrementati i servizi di scorta ai treni viaggiatori,
utilizzando il personale in servizio presso il Settore Operativo Polizia
Ferroviaria di Verona Porta Nuova, nonostante che al Compartimento
Polizia Ferroviaria “per Verona ed il Trentino Alto Adige” esistesse già
un Settore Scorte con del personale preposto esclusivamente a quella
tipologia di servizi.
L’incremento dei servizi di scorta ai treni viaggiatori, utilizzando il
personale in servizio presso il Settore Operativo Polizia Ferroviaria di
Verona Porta Nuova, è andato a discapito della sicurezza dell’impianto
destinato al servizio viaggiatori e di quello destinato al servizio
merci.
L’impianto destinato al servizio viaggiatori è costituito dal fabbricato
viaggiatori che comprende i locali per il pubblico e gli uffici, i
marciapiedi, le pensiline, i sottopassaggi, i padiglioni di ricovero
disposti sui marciapiedi, i binari adibiti al deposito, alla
composizione ed alla pulizia del materiale rotabile.
Il fabbricato viaggiatori costituisce l’impianto più importante per il
servizio viaggiatori, nel quale sono raggruppati sia i locali per il
pubblico (sala d’aspetto, biglietteria, deposito bagagli, gli uffici
informazione, gli esercizi pubblici), sia i locali per il servizio
(uffici destinati al personale delle Ferrovie dello Stato S.p.A.).
Dall’impianto destinato al servizio viaggiatori, occorre distinguere
l’impianto destinato al servizio merci, in cui vanno compresi i
magazzini merci, i piani caricatori, i binari di carico e scarico, i
binari di deposito e manovra, le gru per la movimentazione delle casse
mobili.
Secondo l’insindacabile parere dell’attuale Dirigente, la vigilanza dei
citati impianti può essere svolta anche da una sola pattuglia, composta
da due operatori in uniforme, che devono in ogni caso assicurare
un’efficace azione di prevenzione a tutela degli obiettivi in ambito
ferroviario.
Siamo fortemente convinti, e lo è anche il personale in servizio presso
il Settore Operativo Polizia Ferroviaria di Verona Porta Nuova, che in
relazione alle dimensioni dei citati impianti si debbano comandare più
pattuglie, competenti ciascuna a vigilare una determinata area o zona.
La vigilanza che deve essere particolarmente assidua nei punti
maggiormente affollati dell’impianto destinato ai servizi viaggiatori
durante le fasce orarie maggiormente interessate al transito (pendolari,
comitive, ecc.), nonché durante le operazioni d’incarrozzamento dei
viaggiatori, momento di maggiore confusione, nel corso del quale un
eventuale borseggiatore potrebbe approfittarne per commettere un furto,
non può essere svolta da una sola pattuglia.
Lo stesso personale oltre a vigilare l’interno del fabbricato
viaggiatori, deve vigilare gli ingressi dove, sovente, gravitano
elementi indesiderabili di vario genere (tossicodipendenti, disadattati,
mendicanti, ecc.) che attendono il momento propizio per colpire i
viaggiatori, soprattutto nelle vicinanze della fermata degli autobus e
del varco taxi.
La lotta alla criminalità riguarda tutti, e per questo motivo le
Ferrovie dello Stato S.p.A. hanno deciso di collaborare con la Polizia
dello Stato, stipulando una convenzione tra le parti, a livello
nazionale.
Una convenzione che è stata stipulata in un momento storico dove la
criminalità sta crescendo a vista d’occhio, in controtendenza rispetto
agli ultimi anni, come risulta non solo dalle statistiche ufficiali, ma
anche dai racconti dei ferrovieri e dei passeggeri.
A Verona, la mancanza di sicurezza non coinvolge di certo solo
l’impianto destinato al servizio viaggiatori e quello destinato al
servizio merci, ma, in queste strutture è certamente in aumento e sta
diventando la norma.
Secondo la nostra opinione, la causa del peggioramento è semplice e
disarmante: le Ferrovie dello Stato S.p.A. hanno completamente snobbato
il problema sicurezza.
Erano anni che attendevamo l’installazione di un nuovo ed efficace
sistema di video sorveglianza e solo quest’anno sono iniziati i lavori,
che chissà per quanto tempo andranno avanti.
Per il momento, ma questa non è una novità, il sistema di video
sorveglianza è totalmente inefficiente, e non esiste alcuna
registrazione di quel poco che riescono a riprendere le telecamere.
Riteniamo opportuno ricordare la quasi totale assenza di sicurezza del
deposito bagagli, nonostante la denuncia presentata da questa
Organizzazione Sindacale dopo gli attentati terroristici di Londra e
Sharm el – Sheikh.
L’alta dirigenza delle Ferrovie dello Stato S.p.A., è convinta che la
salvaguardia della sicurezza dell’impianto destinato al servizio
viaggiatori e di quello destinato al servizio merci, spetti
esclusivamente al personale della Polizia di Stato.
Cosi facendo, dall’oggi al domani, sono stati cancellati tutti i
contratti con gli istituti di vigilanza privata, che fino a qualche
tempo fa concorrevano alla vigilanza di determinate aree o zone.
Da quel momento, tutta la salvaguardia della sicurezza è ricaduta
nuovamente sulle spalle del personale in servizio presso il Settore
Operativo Polizia Ferroviaria di Verona Porta Nuova che, evidentemente,
a causa dell’endemica carenza di personale abbinata alla poco
convenzionale gestione, già illustrata in precedenza, da solo non ce la
fa.
Con un organico di appena trentacinque operatori, suddivisi in cinque
turni giornalieri (19.00/00.00 – 13.00/19.00 – 07.00/13.00 – 00.00/07.00
– RIPOSO), il personale in servizio presso il Settore Operativo Polizia
Ferroviaria di Verona Porta Nuova dovrebbe garantire un elevato standard
di sicurezza dell’impianto destinato al servizio viaggiatori e di quello
destinato al servizio merci, ponendo particolare attenzione alle vetture
ferroviarie in sosta, all’interno delle quali, durante le ore serali e
notturne, si ritrovano tossicodipendenti e disadattati.
Questa Organizzazione Sindacale è fortemente convinta che, tutto questo,
grazie al dirigente del Compartimento Polizia Ferroviaria “per Verona ed
il Trentino Alto Adige” e alle Ferrovie dello Stato S.p.A., risulta
impensabile.
E’ inconcepibile pretendere maggiori controlli a garanzia della
sicurezza dei viaggiatori, se per esempio il personale in servizio
presso il Settore Operativo Polizia Ferroviaria di Verona Porta Nuova
viene utilizzato per la vigilanza delle biglietterie automatiche durante
le attività di svuotamento e caricamento del contante.
Le Ferrovie dello Stato S.p.A. dovrebbero utilizzare il personale degli
istituti di vigilanza privata, altrimenti, diritto sarebbe d’ogni
commerciante, richiedere l’ausilio della Polizia di Stato a protezione
dell’incasso giornaliero.
Da quanto si apprende dagli organi d’informazione, le Ferrovie dello
Stato S.p.A sono alle prese con un bilancio catastrofico, e hanno
tagliato a destra e a manca, spesso quasi alla cieca, eliminando voci
essenziali per il buon funzionamento del servizio e la tranquillità
anche degli stessi ferrovieri come, appunto, la sorveglianza degli
istituti di vigilanza privata.
Non si può pretendere che il personale in servizio presso il Settore
Operativo Polizia Ferroviaria di Verona Porta Nuova riesca a dare un
costante ausilio al personale ferroviario (personale viaggiante), che da
quando è diventato un vero e proprio esattore incaricato di applicare
pesanti contravvenzioni ai senza biglietto, di conseguenza è vittima di
continue aggressioni.
Un semplice intervento per irregolarità di viaggio può trasformarsi in
una vera e propria agonia, soprattutto quando il personale in servizio
presso il Settore Operativo Polizia Ferroviaria di Verona Porta Nuova si
vede costretto a procedere ad un fermo d’identificazione di un cittadino
straniero, per ottenere le esatte generalità da fornire alle Ferrovie
dello Stato S.p.A..
Una quantità industriale di materiale cartaceo e l’obbligo di trattenere
il cittadino straniero da identificare presso la sala d’attesa del
Settore Operativo Polizia Ferroviaria di Verona Porta Nuova, spesso e
volentieri unitamente ad eventuali persone che si recano presso
quell’ufficio per chiedere informazioni o per sporgere una denuncia.
Questo è il risultato di una pessima logistica dei locali adibiti ad
ufficio della Polizia di Stato, dove non esiste un locale dedicato a
trattenere i cittadini stranieri sottoposti a fermo d’identificazione.
La linea adottata dal dirigente del Compartimento Polizia Ferroviaria
“per Verona ed il Trentino Alto Adige” e dalle Ferrovie dello Stato
S.p.A., non garantisce affatto uno standard di sicurezza degno di una
città come Verona.
Non siamo certamente contrari ad incrementare i servizi di scorta ai
treni viaggiatori, ma non utilizzando il personale in servizio in
servizio presso il Settore Operativo Polizia Ferroviaria di Verona Porta
Nuova.
Una razionalizzazione del personale in servizio presso gli uffici
burocratici del Compartimento Polizia Ferroviaria “per Verona ed il
Trentino Alto Adige”, permetterebbe di recuperare un congruo numero
d’operatori da utilizzare per incrementare il tanto famigerato Settore
Scorte.
Sono anni che i vertici del Compartimento Polizia Ferroviaria “per
Verona ed il Trentino Alto Adige” e delle Ferrovie dello Stato S.p.A.
conoscono questa triste realtà, ma a nostro avviso, anche questa volta
saranno pronti a stilare una raffazzonata difesa d’ufficio tesa solo a
salvare la faccia e la poltrona.
Segretario Generale Provinciale
Angelo CALVARIO
Segretario Generale Provinciale Aggiunto
Massimiliano COLOGNATO
12/12/2007