VERONA NOTIZIE 2007

 

PACCHETTO AMATO, A VERONA PROTESTA L’UGL: POLIZIA DISARMATA…E MALE EQUIPAGGIATA… 

Il governo Prodi sull’onda degli ultimi fatti di cronaca legati alla “nuova criminalità” extracomunitaria ed incalzato dalla rabbia popolare, ha varato in tutta fretta un “pacchetto sicurezza”. Nulla di nuovo sotto il sole, perché non saranno certo queste ultime norme , a risolvere il fenomeno criminalità in Italia,( con i romeni che la fanno da padroni con il 15,4% degli stranieri denunciati, dediti ad  omicidi, furti, stupri, rapine ed estorsioni, ma ora anche al traffico di stupefacenti e tratta d’esseri umani) oramai considerata terra di conquista da parte delle organizzazioni malavitose straniere, tanto più che invece di potenziare le forze di polizia, è diminuito lo stanziamento finanziario a loro destinato.  Intanto arrivano gli ultimi dati sulla sicurezza sui treni italiani:secondo il dirigente della Polfer ,Pietro Milone, i furti a bordo dei convogli o in stazione tra gennaio e settembre 2007 sono stati ben 4.999, con oltre 2500 arresti e 7527 denunce fatte, mentre le tariffe ferroviari lievitano  verso l’alto. I dati del dopo indulto, ad un anno di distanza, sono negativi. Essi indicano un  aumento dei reati tra il primo semestre 2006 ed il secondo semestre dello stesso anno, con le rapine ad un  più 15.5% ed i furti a + 6%, in massima parte commessi da stranieri.

E’ così esplosa la protesta degli uomini in divisa in molte città. A Verona il Sindacato FSP- Ugl della Polizia è sceso in campo tramite i sui rappresentanti e la Lega Nord per denunciare questo stato di cose.

Proprio nella città scaligera nel febbraio 2005 due agenti persero la vita in un conflitto a fuoco con un investigatore privato, che poco prima aveva freddato una prostituta. Dalla dinamica dei fatti era subito emerso che l’esito poteva essere diverso se i poliziotti indossavano dei  giubbotti antiproiettile, così come balzava evidente che il munizionamento impiegato,  non avevano consentito un’appropriata risposta al fuoco del malvivente. A ciò si deve aggiungere, come evidenziato dal sindacato di Polizia, il poco addestramento al tiro degli agenti in generale. Una miscela che causa vittime tra le forze dell’ordine e non solo: un minor addestramento significa anche maggiori rischi per i civili, come il recente fatto di cronaca sulla A1 e la morte del tifoso laziale Sandri ha ampiamente dimostrato.

Un gendarme francese spara mediamente 1000 colpi in un mese, un poliziotto italiano non arriva a 50… Un semplice dato,  che può darci l’idea dello stato d’abbandono in cui versa la Polizia italiana…, in Francia e non solo, lo Stato investe in sicurezza ed addestramento, in Italia ci si affida all’improvvisazione…,all’emergenza..Una prassi costante dei governi italiani, dove chi ricopre incarichi delicati come quello di ministro dell’Interno, non ha né la competenza né la preparazione specifica in merito all’utilizzo delle forze di polizia, ne tanto meno conosce le reali esigenze di quest’ultime.Amato non è peggio di Pisanu e dei suoi predecessori, sono tutti incompetenti e circondati da altri incompetenti, con l’aggiunta del solito “buonismo ”di chi si sente al sicuro con la scorta e l’auto blindata.

 Così nulla è cambiato, affermano i dirigenti dell’Ugl Polizia, la Regione Veneto era pronta già nel 2006 a stanziare dei fondi per acquisire nuovi corpetti antiproiettile,di quelli del tipo sottocamicia-grazie , richiesta fatto proprio dall’Ugl e appoggiata dall’allora assessore Flavio Tosi, ora sindaco di Verona-quelli che si possono portare sempre, a differenza degli attuali, pesanti ed ingombranti, che giacciono nei bauli delle volanti, ma una perentoria lettera del Prefetto di Venezia, su disposizione del ministero dell’Interno,bloccò l’iniziativa, perché la cosa era di “competenza “ ministeriale,  poi si sarebbe provveduto in merito... Tutto è invece rimasto lettera morta, c’è chi il giubbotto l’ha comperato di tasca propria, chi invece ha chiesto un fido in banca.

Eppure basterebbe poco per dotare la Polizia di armi adeguate e strumenti di protezione efficienti, iniziando però a mettere a capo del dipartimento che cura gli approvvigionamenti persone competenti e capaci, che conoscano le reali esigenze tecnico-operative delle forze di polizia.

I giubbotti, attualmente il mercato dei corpetti antiproiettile offre livelli di protezione per ogni esigenza. Sono passati 40 anni dai primi modelli della statunitense Burlington, fatti in nylon balistico, e proprio negli Usa le varie polizie  hanno sempre considerato il giubbetto una dotazione indispensabile. Oggi si va da quelli sottocamicia, leggerissimi, classe NIJ  3A che non superano i 3 kg, fino alla NIJ classe S che offre una resistenza  a cartucce con palla  unica calibro 12/70 tipo  Brenneke Solid Lead Slug che sono utilizzate dai fucili  a pompa a canna liscia.  I materiali impiegati sono diversi, il Kevlar della Dupont De Nemours, e dell’europea Twaron; l’Arraflax, considerato un kevalr di quarta generazione, la fibra svedese DSM-Dynnema, perfettamente idrorepellente ed insensibile alle radiazioni solari, con una resistenza di ben 15 volte quella dell’acciaio ed altre ancora. Visto l’impiego sempre più diffuso da parte della criminalità di armi da guerra, l’utilizzo dei corpetti dovrebbe essere oramai una priorità non più rimandabile.

E vediamo il munizionamento-Il 9x19mmPB che Forze Armate e di Polizia utilizzano, ha palla FMJ (blindata) che tradotto in pratica vuol dire che quando colpisce il bersaglio "scarica" poca energia su di questo (è un calibro "veloce") e tende a passarlo con effetti non prevedibili, in pratica sono i cosiddetti "danni collaterali".
E' sintomatico che quando le forze di polizia hanno sparato ,sia con la pistola Beretta 92 o con la pistola  mitragliatrice M12, contro delle auto che non si sono fermate ai posti di blocco, vi sono state  spesso conseguenze imprevedibili. Il giovane Sandri è stato colpito forse proprio da un rimbalzo (?) di un   proiettile blindato, in ogni caso colpendo un’auto,  la si trapassa tranquillamente e dal baule si può arrivare benissimo agli schienali anteriori, con conseguenze facilmente calcolabili.

Le armi in dotazione alle forze di polizia. dovrebbero invece utilizzare un munizionamento che "scarichi" tutta l'energia (o gran parte di essa) sul bersaglio, proprio per evitare "danni collaterali" non voluti.

E’ del 2006  la decisione presa da alcuni Cantoni della Svizzera orientale, di dotare le proprie forze di polizia, a partire dalla seconda metà del 2007, di proiettili ad espansione controllata, che al contatto con il bersaglio si deformano immediatamente e vi si arrestano dentro, scaricando una notevole forza, che blocca il bersaglio ( non vanno confuse con le famose dumdum, che si frammentano al contatto con il bersaglio) .Danièle Bersier, portavoce dell’Ufficio Federale di Polizia, ha sottolineato come già in Germania le munizioni ad espansione controllata siano in uso da 4 anni con ottimi risultati e dove alcuni Land hanno vietato le pistole mitragliatrici, considerate inefficaci e pericolose nei centri abitati. Il fatto che tale munizionamento sarebbe vietato dalla “ Convenzione di Ginevra-e dalla Dichiarazione dell’Aja del 1899” e poi dallo Statuto di Roma del Tribunale penale internazionale art 8, obiezione sollevata spesso da chi è contrario a questo munizionamento considerato “non umanitario” ,è priva di fondamento, in quanto che tali trattati si riferiscono solo ai belligeranti impegnati in conflitti armati e non riguarda le forze di polizia, quindi il divieto d’uso a livello nazionale è nullo.

Email: claudiotop@libero.it

-Inoltre non è vero che il 9 Parabellum è standard per le forze di Polizia, (lo è per le forze armate di mezzo mondo date le sue caratteristiche balistiche),  perché come già scritto, già altre forze di polizia stanno  adottando munizionamento diverso, come ad esempio il cal. 9mm para soft-point, che riduce notevolmente il pericolo di "passare" il bersaglio ostile.
Un problema che non si pone in guerra, ma che va evitato in un impiego di polizia, quando si opera  in un contesto urbano di bersaglio ostile.
L’uso del 9mm parabellum per le forze dell'ordine è regolato, erroneamente, dall'interpretazione di un articolo della convenzione di Ginevra esposto dalla direttiva CEE 91/477, il quale “vieta al militare” di utilizzare proiettili esplosivi, espansivi, etc. Si persevera quindi nell’applicare norme che nulla hanno a che vedere con le forze di Polizia.

E’ da notare che per anni le forze di Polizia europee, ad eccezione della Gran Bretagna, sono state dotate di armamento uguale alla forze Armate, non tenendo contro del differente impiego operativo. Quindi oltre al già citato 9mm FMJ, anche le pericolose pistole mitragliatrici, che usate nel contesto urbano, fatto di muri in cemento, auto, pali in acciaio, possono innescare una serie di colpi di rimbalzo letali .
In USA la Polizia è solitamente equipaggiata con un'arma semiautomatica, i famosi revolver sono stati quasi del tutto abbandonati, ed un fucile a pompa cal. 12, quest’ultimo molto utile quando si vuole fermare un’auto in fuga e creare poco danno a chi vi sta sopra, solo i Reparti Speciali (SWAT) hanno armi automatiche tipo il nostro PM12 Beretta, per l’esattezza la serie Heckler & Koch MP5

Le Forze di Polizia devono  preservare la vita "anche del delinquente” e quindi   hanno “necessità ben diverse dalle Forze Armate”e l’impiego di munizionamento ed armi non consone al compito, non fa altro che creare problemi.

Un discorso a parte meriterebbero le uniformi in dotazione, che sono il frutto di una logica che privilegia l’apparenza e non la sostanza: a che serve girare in giacca e cravatta tutto il giorno su di una volante o a bordo dei convogli ferroviari? Divise comode e funzionali, sia in estate che in inverno, reclama l’Ugl, fatte con materiale di qualità e dotate di tutti gli accessori per permettere a chi opera di avere la massima libertà di movimento e comodità, anche in situazioni operative e climatiche critiche.

E per l’addestramento al tiro, sottolinea il sindacato, si potrebbero benissimo adottare i poligoni di tiro elettronici, già in uso all’estero e per le forze militari,che basandosi sulla tecnologia laser,darebbero agli agenti la possibilità di addestrarsi in condizioni “reali” nel tiro istintivo ed in quello di precisione in qualsiasi periodo dell’anno, senza aspettare che si liberi qualche poligono , consentendo contemporaneamente un notevole risparmio in termini economici ed in primis di “vite umane”. Se l’agente che ha sparato al tifoso laziale sulla A1, ammesso che ce ne fosse stata la necessità,  avesse avuto un addestrato adeguato all’uso della pistola d’ordinanza, con ogni probabilità ora Sandri sarebbe ancora in vita.

La regola basilare “buon addestramento uguale una vita salvata”, fondamentale in campo militare , può e deve essere adottata quanto prima anche per la Polizia di Stato. Le medaglie alla memoria servono oramai solo a nascondere responsabilità ed inefficienza.

Federico Dal Cortivo, Verona

(clicca per vedere il filmato)

 

 

 

 

22/11/2007


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